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5月13日

I misteri delle piramidi

Le piramidi d'Egitto, i monumenti più misteriosi della Terra, vennero edificate (almeno secondo la maggior parte degli storici, perché come al solito, esistono teorie contrastanti) in un lasso di tempo relativamente breve, cioè dal 2800 al 2500 a.C. Delle trentacinque piramidi principali disseminate in Egitto la maggioranza si trova ai margini del deserto, a ovest del Nilo. Sorgono generalmente a gruppi; il più famoso è quello di Gizah, non lontano dal Cairo, costituito dalle tre immense costruzioni geometriche osservate dall'altrettanto enigmatica Sfinge. (bladexperience.com)


La loro imponenza e bellezza (ciò è valido soprattutto per quelle della piana egizia di Giza) rendono questi antichi monumenti uno dei luoghi più insoliti di tutto il pianeta. Alcuni dati relativi alla grande piramide di Cheope avvalorano quest'affermazione. Essa era costituita in origine da quasi due milioni e mezzo di blocchi di pietra. Il peso medio di ogni blocco è di circa due tonnellate e mezzo. I suoi lati sono perfettamente allineati in direzione nord-sud e est-ovest (l'errore dell'allineamento è di solo 3' e 6"). Il piano di appoggio è perfettamente orizzontale: l'angolo sud orientale è appena dodici millimetri più alto di quello nord occidentale. Se a questi dati si unisce il fatto che essa fu costruita verso il 2500 a.C. non si può che rimanere pieni di meraviglia.
Alcuni studiosi sono stati vittime di questa meraviglia che li ha indotti a formulare fantasiose teorie. Uno di essi, l'astronomo scozzese dell'Ottocento Charles Piazzi Smyth effettuò accurate misure sulla grande piramide e credette di aver trovato incredibili correlazioni numeriche tra le sue dimensioni. Egli arrivò alla conclusione che la piramide racchiudeva in sé una conoscenza superiore dell'universo. Dalle sue misure e dai suoi calcoli, egli dedusse che dall'architettura della piramide si potevano ricavare importanti grandezze astronomiche e addirittura alcune date significative per la storia dell'umanità, quali quella dell'esodo degli ebrei e quella della nascita di Cristo. In realtà il metodo adottato da Smyth consentirebbe di ottenere risultati analoghi anche se applicato a un qualsiasi edificio. In pratica, elaborando opportunamente le misure di un qualsiasi oggetto si può ottenere quel che si vuole. Ciò nonostante molti altri studiosi hanno seguito le orme di Smyth, commettendo errori analoghi.
La fantasia di alcuni autori si è anche sbizzarrita per cercare di spiegare in che modo le piramidi furono costruite. Per molti di essi sarebbe assolutamente impossibile che gli egizi abbiano compiuto una simile opera. Alcuni hanno ipotizzato quindi l'esistenza di una civiltà superiore, poi estintasi, identificata talvolta con la leggendaria civiltà di
Atlantide. Altri ancora hanno parlato di alieni che sarebbero, a loro dire, i veri costruttori delle piramidi .

LE PIRAMIDI DI GIZA

Le piramidi della piana di Giza sono divenute da tempo il simbolo dell'antico Egitto. Si levano massicce sullo sfondo del deserto inanimato, con la loro struttura apparentemente semplice eppure ambigua, sconcertante, misteriosa.

Osservata in un disegno o in un modello, la piramide appare semplice, ma basta avvicinarsi ad una di esse ed alzare lo sguardo alla sua sommità perchè tutto divenga diverso, basta penetrare all' interno perchè i passaggi stretti e bui diano strane sensazioni. E le piramidi custodiscono i loro segreti. Possiamo solo cercare di immaginare perchè gli Egizi le abbiano innalzate ed imbastire ipotesi sulle tecniche di costruzione di cui si servirono. E' fuor di dubbio che molte piramidi furono costruite come tombe, ma ve ne sono alcune, e fra esse le più importanti, dal nostro punto di vista, in cui non fu rinvenuto alcun sarcofago; pare quindi ovvio ipotizzare che la costruzione di questi enormi monumenti avesse qualche altra motivazione.

Secondo le antiche fonti, infatti , le piramidi erano costruite per custodire e tramandare, impresso nella pietra, in termini di proporzioni e dimensioni, tutto il bagaglio di conoscenze astronomiche, matematiche e geografiche che erano in possesso dell' antico popolo egizio. Scriveva J.P. Laner nella sua opera "Le problème des pyramides d' Egipte): " Dal punto di vista astronomico è indubbia... la grande cura nell' orientamento... Dal punto di vista matematico lo studio delle piramidi, e specialmente della Grande Piramide, mostra proprietà geometriche notevoli oltre a rapporti numerici che meritano attenzione".

Dal punto di vista storico pare che la prima piramide egizia sia stata quella fatta costruire dal faraone Zoser (2780 a.C.), che differisce però completamente dalle grandi piramidi che ci interessano in questa sede per la problematica che sollevano. La piramide di Zoser ha base rettangolare (è l' unica) ed è formata da una sepoltura di base (mastaba) che penetra in parte nel terrreno ed in parte ne fuoriesce, sulla quale furono costruiti in seguito altri piani così da darle infine l 'aspetto di una piramide a gradini. I successori di Zoser abbandonarono, incompiute, altre tre piramidi a gradini, prima di dedicarsi al tentativo di erigerne una a facce lisce, innalzata a Maidum, a circa 45 chilometri dal Cairo. Maidum è oggi una rovina con il nucleo centrale che si eleva per circa 75 metri sopra un ammasso di macerie: era originariamente una piramide a gradini, ma fu rivestita in seguito per renderla appunto a facce lisce. Purtroppo, l' ampia base non poggiava sula roccia ma sulla sabbia, e la piramide crollò, forse ancor prima di essere completata.

L'esperienza insegnò tuttavia qualcosa ai costruttori. Il sovrano successivo, Snefru, primo faraone della Quarta Dinastia (che durò all' incirca dal 2700 al 2500 a.C.), edificò due solide piramidi a Dashur, poco più a sud di Saqqara. Vennero poi le tre grandi piramidi di Giza.

La grande piramide attribuita a Cheope è unica per il fatto che ha corridoi e stanze nella parte superiore della struttura, mentre tutte le altre hanno in pratica solo un passaggio che conduce ad una camera al livello del suolo o nella roccia sottostante. In origine era alta 148 metri (e forse non per caso il Sole dista dalla Terra 149 milioni di chilometri) e la base misurava 320 metri di lato, ma col tempo le pietre lisce che la rivestivano furono asportate per essere utilizzate nelle costruzioni medievali del Cairo: oggi misura in altezza circa 137 metri.

Dopo Giza, i faraoni della Quinta e Sesta Dinastia fecero innalzare piramidi a Saqqara e nella vicina Abu-Sir, ma le loro pietre erano lavorate in maniera rozza e quando le generazioni successive asportarrono a poco a poco il rivestimento di calcare, il nucleo centrale crollò.

Al termine del regno della Sesta Dinastia, intorno all' anno 2180 a.C., l' Egitto era ormai diviso in una moltitudine di province e le grandi costruzioni vennero trascurate. L' undicesima e la Dodicesima dinastia videro l 'Egitto ancora riunito e in un periodo che andò dal 2000 al 1750 a.C., i sovrani fecero innalzare nuove piramidi: erano alte meno della metà della Grande Piramide e spesso costruite senza alcuna precisione. In alcuni casi il nucleo centrale era costituito prevalentemente da mattoni di fango retti da muri di sostegno

Furono le ultime piramidi.

I sovrani successivi eressero grandi templi per dimostrare la loro potenza in vita e tombe nascoste per mantenersi al sicuro nell' aldilà. Questo decadimento dell' uso della piramide dopo una progressiva riduzione delle sue proporzioni potrebbe significare che con il tempo è andata perduta la conoscenza dei simboli che la piramide assommava in sè, nonchè la tecnologia indispensabile alla costruzione degli antichi colossi.
(fonte "web.genie.it")

L'orientamento delle Piramidi

Per quanto riguarda l’orientamento delle piramidi ci troviamo davanti ad un’altra inquietante coincidenza o a una perizia dei costruttori che anche oggi è difficile imitare.
Le quattro facce della Grande piramide guardano esattamente verso il nord, il sud, l’est e l’ovest del mondo. Secondo recenti calcoli la differenza con il polo nord magnetico è di appena tre minuti di grado, uno scarto davvero insignificante (0,015 %). Come è stato possibile ottenere tanta precisione quando il più riuscito tentativo moderno di orientare un edificio (l’Osservatorio astronomico di Parigi) registra una distanza dal nord magnetico di ben sei minuti?  (ndonio.it)

La scoperta che l'allineamento delle tre piramidi di Giza riproduce esattamente quello che presentavano nel cielo d'Egitto le tre stelle della Cintura d'Orione diecimila anni fa, ha rafforzato di recente le idee di quei tanti divulgatori di una "archeologia eretica" i quali da tempo vanno sostenendo una tesi finora rigettata dalla cultura "accademica": quella cioè che, anteriormente alle civiltà storicamente accertate, le cui prime testimonianze risalgono al quarto millennio a.C., sulla Terra vi sia stata una civiltà scomparsa, in grado di realizzare monumenti di grande imponenza e in possesso di una cultura molto evoluta. Questa civiltà si sarebbe estinta in seguito ad eventi che non conosciamo, probabilmente un mutamento climatico, ma alcune sue grandi testimonianze ancora rimangono, e - soprattutto - tracce della sua cultura sono individuabili nel sapere delle società evolutesi nei millenni successivi, quelle su cui non mancano documenti archeologici e storici.  (bladexperience.com)
 

5月8日

Abduction

Abduction, nel senso stretto del termine inglese, vuol dire "rapimento". Nello studio degli UFO, il termine negli ultimi anni è andato ad indicare il rapimento di esseri umani da parte degli alieni.

Molte persone si rivolgono ad uno psicologo per via di "uno strano sogno ricorrente", o di una fobia riguardo, ad esempio, un certo animale e solo in un secondo tempo, spesso con l’ausilio dell’ipnosi regressiva, si avvicinano alla definizione della loro situazione di "addotti". Se si escludono i casi più eclatanti, infatti - in cui alcune persone vengono destate nel cuore della notte e prelevate a forza, o anche in presenza di testimoni oculari (si pensi al caso Travis Walton) - spesso i soggetti vivono la propria esperienza ignorandola completamente, o intuendola solo alla lontana. Nel corso di una abduction, infatti, di norma una persona non viene "svegliata", ma più semplicemente viene spostato il suo livello di consapevolezza dal sonno ad una veglia semi-onirica. È un po’ come ipnotizzare una persona addormentata, indurla a fare un giro e poi riportarla a letto. Inoltre, secondo molte testimonianze, i rapimenti avverrebbero in uno status in cui si può levitare e attraversare le pareti, accrescendo così la sensazione di "sognare".
"Missing Time" (Tempo mancante, o vuoto temporale), amnesie, specialmente di un’ora o più. Il periodo di "missing time" di solito si verifica dopo un avvistamento UFO ed in genere, sotto regressione ipnotica, affiorano ricordi di entità che prelevano il soggetto e lo esaminano fisicamente, cancellando poi il ricordo dell’accaduto dalla sua mente. Non è raro che al ricordo originale venga sostituito un ricordo-schermo ("screen memory"), fatto di immagini realistiche e che costituiscono un evento fittizio e banale a copertura di un certo lasso di tempo mancante, mentre altre volte nella mente del soggetto viene lasciata memoria del vuoto temporale. Fra i "patterns" di "località", le persone in questione vengono prese dall’abitacolo della loro auto (per lo più in posti isolati), dal proprio letto, o finanche in bicicletta o a passeggio. Ne consegue che l’abduction può avvenire ovunque e che non c’è immunità geografica.


ELEMENTI CARATTERISTICI

Paralisi: il soggetto prova la sensazione di essere paralizzato e di giacere su una superficie dura, senza potersi muovere. A volte nell’ambiente si manifestano luci brillanti e si avverte la presenza di altri esseri.

Essere spiati: il soggetto sente di essere osservato, da qualcosa di indefinibile.

Sogni lucidi: il soggetto vive sogni lucidi, particolarmente intensi e riferisce di essere stato capace di volare e attraversare superfici solide, come le mura di casa.

Luci blu: durante il recupero dei ricordi originali, sotto ipnosi, ricorre l’immagine di una diffusa luce blu.

Simboli: a volte il soggetto menziona strani simboli, lettere o disegni incomprensibili, che in contatti successivi vengono illustrati dai presunti ET.

Esseri non Umani: il soggetto spesso sogna esseri le cui fattezze variano dallo stereotipo del Grigio (alto circa un metro e venti, macrocefalo e grandi occhi ovali neri), a spettrali figure alte e incappucciate, al tipo Nordico, biondo con penetranti occhi azzurri.

Insonnia: in particolare concomitanza con le ore centrali della notte, verso le 3.00, è comune l’insonnia. Il soggetto entra in uno stato di tensione, perché nel cedere al sonno teme il ripetersi dell’esperienza. Non di rado appaiono sfere di luce o lampi di luce blu al di là di una finestra o verso il soffitto.

Suoni e Ronzii: manifestazioni acustiche di origine ignota, simili ad impulsi, ticchettii o frequenze acutissime, talvolta meccaniche.

Richiami: alcuni addotti sentono di doversi recare in luoghi a loro sconosciuti, e spesso ben specifici.

Luoghi: il soggetto sogna grandi città di cristallo o di acciaio con edifici di foggia strana, cieli dal colore innaturale, o l’interno di sale dalle pareti metalliche dotate di apparecchiature futuristiche. Frequentemente il soggetto riferisce di essersi trovati di fronte allo schermo di un video o di un computer, in cui "qualcuno proietta" immagini di avvenimenti.

Visioni: chiudendo gli occhi nel desiderio di addormentarsi, di colpo si manifestano immagini di alieni di vario genere accanto al letto, o di UFO, che svaniscono riaprendo gli occhi.


EFFETTI FISICI
RISULTANTI DALLE ABDUCTIONS


Cicatrici o segni: si evidenziano soprattutto nella zona della bocca, del naso, dietro o nelle orecchie, sui genitali o sotto il ginocchio e nelle mani.

Bruciature inspiegabili: idem.

Dolori: frequenti quelli alla schiena o al collo, o ai genitali.

Per le donne: gravidanze apparenti (isteriche, secondo la medicina) e sparizione del feto prima del parto. Le fenomenologie sono talvolta accompagnate da sogni vividi in cui la donna viene fatta partorire anzitempo da qualcuno, spesso esseri non umani.

Sinusiti croniche: il blocco, o la sensazione di occlusione nasale, sono frequenti, talvolta in associazione ad epistassi (perdite di sangue).

Fobie: in particolare nei confronti degli occhi neri o di creature (anche animali) con occhi neri e grandi, come gufi e foche. Si palesano fobie nei confronti degli ambienti ospedalieri e delle procedure mediche. Tipiche quelle verso gli insetti e alcuni rumori meccanici, nonché disagio di fronte a film o altre rappresentazioni di tipo apocalittico.

Emorragie: tipiche quelle nasali e dalle orecchie, e per le donne talvolta in aree genitali.

Mal di testa: è un altro sintomo piuttosto frequente, talvolta accompagnato da perdita dell’equilibrio e malumore.

Corpi estranei: si manifestano sottocute. Di norma sono duri e sferoidali, e non superano il mezzo centimetro. Ad una analisi medica superficiale possono apparire come inusuali depositi calcarei o comunque litici, mentre una volta estratti rivelano una composizione minerale anomala. Forse si tratta di impianti di origine aliena.

Abduction

 


CONSEGUENZE POST-ABDUCTIONS

• Potenziamento di facoltà psichiche quali telepatia, preveggenza e l’evidenziarsi della capacità di emettere energia curativa (pranoterapia).
• Improvvisa tendenza alla protezione ambientale, al vegetarianesimo e al rispetto della natura in genere. Spesso ci si associa a cause comunitarie, ispirazioni, credo e tendenze New Age, sviluppando un profondo senso civile.
La sensazione di avere un compito da portare a termine risulta parte integrante del post-incontro.
• Intenso interesse negli UFO e fenomeni associati, nonché il desiderio di apprendere argomenti inerenti la scienza, l’astronomia e la magia.
• Frequentazione di corsi di Yoga, di meditazione o di arti marziali, quasi a cercare una disciplina mediante la quale "allineare" e riequilibrare mente, corpo e spirito.
• Irresistibile necessità di scoprire di più su se stessi e sul cosmo.
• Sensazione dell’imminenza di un disastro di dimensioni bibliche, coincidente con la fine del mondo conosciuto e con l’inizio di un mondo nuovo.
• Problemi nella sfera sessuale, forse derivanti da alcune procedure riproduttive o ispezioni dell’area genitale.
• Interazione con gli apparecchi elettrici ed elettronici (computers): interferire in qualche modo con le trasmissioni televisive, dare o prendere la scossa, apparecchi elettrici che si spengono o si accendono da soli in presenza del soggetto.
• Sensazione di essere in parte alieno, o comunque il sentirsi diversi dalla gente comune, con gusti e abitudini inusuali.
• Forte tendenza antisociale che, unita all’insorgere della passione per la natura, può portare a vivere in campagna o in montagna.

(fonte www.setiufo.org)

4月22日

La grande illusione

 

 

Vi nvito a leggere questo articolo con molta attenzione e con mente aperta,

abbandonando,

 almeno per qualche minuto, convinzioni e preconcetti che

vi sono stati inculcati fin dalla nascita e che ora ritenete essere "normalità"

 e "verità". Esistono altre verità oltre l'illusione di questa vita che crediamo

essere l'unica vita reale. Viviamo davvero una realtà virtuale

 ed esiste un unico messo per fuggire da essa: la consapevolezza.

Soraya.

http://www.oasidelpensiero.it/misteri/index.htm

Tracce di un'altra genesi


Creazione o evoluzione? Entrambe non hanno prove e presumono

 l'impotenza dell'uomo.

 Educare i bambini ad alternative false è il modo per conservare il potere,

 basato sulla divisione tra credenti
ed una conoscenza scientifica che ignora ben il 95% del tutto

E così la partita "dio-scimmia" è tornata in parità,

 grazie alle decine di migliaia di intellettuali, che hanno firmato

l'appello affinché la teoria dell'evoluzione fosse re-introdotta

come materia di studio nella scuola media.

 E' bello vedere una schiera così folta, in genere divisa su tutto,

 ma così compatta nel credersi erede delle scimmie..

C'era una volta l'Eden... Dell'età dell’oro

sono impregnate tutte le culture di ogni parte del mondo

 e non solo la Bibbia. Miti e leggende dell’antica Grecia e di Roma,

civiltà precolombiane, indiani di America, Maori in Nuova Zelanda

narrano tutti di un stato di benessere e prosperità

in cui l’uomo viveva felice, senza bisogno di lavorare.

La memoria di questa mitica età è stata cancellata

 sia dalle religioni che dalle scienze. Le tre religioni monoteiste

 si fondano tutte e tre sulla Bibbia, su un "dio" tanto "buono"

 che condanna l'uomo a "lavorare con il sudore della fronte"

 e la donna a "partorire con dolore". La tesi dell'evoluzione

biologica viene attribuita a C. Darwin, ma l'ipotesi che

 gli uomini discendano da un comune progenitore

che comprende anche le scimmie è una derivazione

che non ha mai trovato alcuna prova.

Il famoso "anello mancante" tra primati e umani manca,

 malgrado tutti gli sforzi compiuti finora per trovarlo

 e le schiere di paleontologi sguinzagliati alla ricerca

di ominidi dalla postura eretta, presunti “progenitori” dell’umanità... scimmiesca.

Porre l'essere umano e, soprattutto, il bambino di fronte

 a due alternative, altrettanto assurde ed

in apparente contrasto è il gioco consueto:

 quello che di farlo credere "libero"

di votare per l'una o per l'altra tesi,

 ma non di esercitare le proprie funzioni intellettive

 per comprendere che esistono altre vie, più intelligenti

e, soprattutto, capaci di rispetto per l'essere umano.

 I due paradigmi, creazionista ed evoluzionista,

 sono entrambi senza prove ed entrambi hanno

un comune denominatore: l'impotenza dell'uomo.

Gli stessi firmatari dell'appello ammettono che

 la teoria dell'evoluzione non regge, ma ritengono

 utile citarla ai bambini delle scuole medie,

 per "mantenere una continuità con il passato".

Dalle loro stesse parole emerge il vero movente:

 la convinzione falsa che esista,

un tempo unico, quindi un solo passato ed un solo futuro.

La causa è un atto di fede cieca verso il "dio tempo",

 il Saturno impietoso che divora le sue creature

 tanto meglio quanto più queste perdono tempo, appunto,

 a schierarsi ed a combattersi a vicenda. Ci sono ormai molteplici tracce

he esistono tempi diversi, infiniti universi invisibili, ma reali,

 i quali hanno, ciascuno un proprio tempo. L'idea è antica, espressa

da molti saggi tra i quali Giordano Bruno;

rispetto alle due tesi, creazione/evoluzione,

 è la terza via che viene sempre e sistematicamente nascosta.

Eppure l'idea che l'Universo sia un Essere Eterno ed Intelligente

 che comprende infiniti universi ha oggi molte conferme... (vedi Origini dell'uomo )

La scoperta vincente del 2003 ha dimostrato

in modo definitivo che la scienza può osservare solo il 5% del tutto

e quindi ignora il restante 95%. E' una scoperta riconosciuta all'unanimità,

ma poco diffusa; è troppo travolgente

 per chi è abituato a credere, o meglio, a far credere...

Il Ministro ha subito accettato l'appello rivolto da premi Nobel,

 illustri scienziati e, tra questi, anche astrofisici.

Questi ultimi dovrebbero conoscere le loro stesse scoperte,

il fatto che il 70% è energia oscura che può essere dovunque,

 anche all'interno dei nostri corpi e della stessa terra.

 Alla "misteriosa" e massiccia energia oscura può contribuire

 una forza che però misteriosa non è affatto,

ma che tutti gli "esperti" ignorano: è la forza "debole"

che opera all'interno di ogni nucleo atomico,

 ha quindi effetti su flora, fauna, umanità e tutto il pianeta Terra,

 nonché tutto l'universo che di nuclei atomici sono composti.

 Biologi, genetisti, neuroscienziati, medici e persino gli astrofisici,

alla ricerca della "misteriosa" energia oscura,

la "ignorano"... E questa sarebbe la "conoscenza" scientifica!

L'Antica Arte della Memoria era nota

 anche come arte combinatoria.

 Gli antichi scienziati avevano compreso ciò che oggi è evidente ad ogni genetista:

 le tante possibili combinazioni delle quattro basi del DNA

generano le diverse sequenze dei geni e

quindi le peculiari caratteristiche di ogni individuo.

Tali sequenze non sono "casuali", ma rivelano una lingua coerente

 ed una logica precisa che il costosissimo Progetto Genoma non ha saputo spiegare.

Il Progetto Genoma si è limitato a studiare solo il 3-4% dei geni,

perché gli stessi premi Nobel, oggi firmatari dell'appello,

avevano definito "spazzatura" tutto il resto, cioè ben il 96-97% dei geni...

Ciò malgrado tutti i giornali hanno riportato la "conclusione" del Progetto

 e cioè che il 98% dei geni umani sono come quelli dello scimpanzé.

 Ho cercato su Internet e ho scoperto che, a tutt'oggi,

 non si sa ancora quanti sono i geni umani;

chi dice 30.000 chi 100.000 o anche 120.000.

 Rispetto a cosa allora hanno calcolato la percentuale del 98%?

Analoga percentuale di ignoranza

ricorre nelle neuroscienze. Il 95% del cervello umano

 opera in modo inconscio e subconscio.

 L'inconscio è con tutta probabilità collettivo (vedi K. Jung)

e quindi presume un'umanità capace di armonia. Il subconscio

 è invece creato dalla così detta "educazione" nella prima infanzia e nell'adolescenza.

 Scuola famiglia e società "educano" il plastico cervello del bambino

a credere, non a cercare la verità...

Viviamo in un gigantesco inganno: una "conoscenza" che non è affatto tale...

L'inganno però è un auto inganno. Qualunque cosa l'uomo crede diventa reale.

Perciò "educare" a credere è il modo per conservare

il potere che si erge sulla divisione tra credenti...

La via di uscita c'è ed è quella di credere in se stessi,

utilizzare le proprie risorse, potenzialità e creatività

per diventare protagonisti di una nuova realtà,

 giusta e sana, cioè capace di verifica

 e non di alimentare credi senza senso

che avviliscono l'uomo e la società. Possiamo farlo

perché siamo agli albori di un nuovo mondo...

- Articolo di Giuliana Conforto del 30 Aprile 2004 -
(tratto da Universo Organico)

 

                                                                                                                                                                                                                      

4月20日

Misteri di Milano 2

 
IL MISTERO DEI RE MAGI

        Sempre all’interno della chiesa di Sant'Eustorgio, troviamo ripetutamente incisa sulle pareti la stella a otto punte, simbolo con il quale viene identificata la misteriosa stella che guidò i re Magi, sapienti venuti dall’oriente, fino alla capanna di Gesù.

I vangeli non precisano il numero dei Magi, ma considerando il fatto che portavano tre doni, la tradizione volle che anche loro fossero tre. Sant’Eustorgio è direttamente collegata a questa tradizione e, addirittura, custodirebbe parte dei resti dei tre sapienti. Questi resti sarebbero rimasti per 700 anni a Costantinopoli. Nel 325 Eustorgio, vescovo di Milano, li ricevette in dono dall’imperatore Costantino. Dal IV al XII secolo rimasero nella chiesa di Sant’Eustorgio. Nel 1165, Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero,  li trafugò e li portò a Colonia. Soltanto nel 1904 i Milanesi ebbero la restituzione di alcuni frammenti ossei. I “tre” re Magi, coi loro “tre” doni sono parte del simbolismo mistico-esoterico che avvolge la città e spesso sono stati identificati come allegoria del Trimundio, cioè i tre regni o mondi aristotelici: fisico, parafisico e metafisico. Ma chi erano in realtà questi Magi sapienti provenienti dall’oriente? Quali conoscenze portavano? Che relazione avevano con il Cristo? Furono loro ad istruire in oriente il giovane Gesù?

        In effetti nel racconto della vita del Messia

 tramandataci dai vangeli, troviamo un vuoto di diversi anni relativo alla sua infanzia. Nessun vangelo ci riporta l’adolescenza di Gesù. Lo ritroviamo già adulto

e preparato nella predicazione. Dove sparì realmente in quest’arco di tempo? Perché questa parte

 della sua vita non ci fu tramandata?

Cosa si voleva nascondere ai posteri?

Studi recenti, ci portano a pensare

che i magi fossero una sorta di profeti,

 stregoni venuti dall’oriente. Questi,

dediti all’astrologia ed alle scienze

più occulte, dovettero seguire il passaggio

di una cometa, forse quella di Halley,

fino a Betlemme. Lì trovarono una

 capanna ed un bambino appena

 nato e, probabilmente,

 in base a degli scritti profetici,

lo scelsero per divenire il messia.

Ad una certa età lo condussero in Oriente

, si pensa fino in Tibet. Lì, Gesù avrebbe appreso i rudimenti della loro scienza, una nuova arte di curare i mali, l’arte di compiere i cosiddetti miracoli e di praticare la magia. Ciò spiegherebbe molte cose.

   CACCIA ALLE STREGHE

          Piazza Sant’Eustorgio. Qui, nel medioevo bruciavano le streghe. Nel 1390 vi arsero vive Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, accusate di aver partecipato a dei sabba, assemblee di streghe e demoni che si tenevano nella zona milanese di Porta Romana. 

La tradizione vuole che in via Laghetto, al numero 2, abitasse una fattucchiera che comandava le altre streghe del Verziere.

Lacrime e sangue hanno macchiato piazza Vetra, così come San Lorenzo, altra piazza milanese davanti all’omonima Basilica (a destra), luogo dei delitti dell’inquisizione. Luoghi maledetti dove, si dice, di notte gironzoli il diavolo in persona.

Piazza Vetra: qui normalmente si bruciavano le streghe. Qui, fu arsa sul rogo Caterina de’ Medici, accusata di stregoneria nel 1617. In realtà non era una strega, ma la vittima di un complotto organizzato dal capitano Vaccallo, indispettito contro la donna, che un tempo aveva rifiutato le sue lusinghe.

Questi sono solo alcuni dei molti luoghi di Milano connessi coi misfatti dell'Inquisizione. Milano naturalmente non è l'unico caso. In Italia, per quanto riguarda i processi per stregoneria, è doveroso ricordare Triora (a 30 km da Sanremo), la città delle streghe, e Benevento, dove tra l'altro, ancora nel medioevo, sopravvivevano culti pagani, di derivazione longobarda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sopra, la Basilica di S.Lorenzo

 

 FANTASMI E ALIENI DI MILANO

         In certe notti, per chi si aggirasse nei sentieri del parco Sempione, alle spalle del Castello Sforzesco (nella foto), ci sarebbe la possibilità di incontrare un vero e proprio spettro. Si tratta del fantasma della “Dama Bianca”.

Ma, dal 1975, si è mostrata meno frequentemente. Chissà perché! Che sia intimorita dai tipi loschi che ormai frequentano il parco?

Un’altra entità è stata addirittura ripresa dalle telecamere a circuito chiuso della Pinacoteca di Brera. La notte di S. Giovanni di qualche anno fa, qualcosa fece scattare l’allarme del museo. Ma non si trattava di ladri, bensì di un fantasma. Esaminando le videocassette, gli addetti della vigilanza videro chiaramente la figura di una donna senza abiti uscire da un dipinto del XV secolo, attribuito al pittore Bernardino Luini, la “Ninfa dei Boschi”. La figura, avvolta da strani bagliori luminescenti, si voltò per indicare il quadro dal quale era uscita, poi tutto tornò come prima. 

Sottoposto a restauri, tempo dopo, il dipinto

si scoprì essere stato eseguito sopra un lavoro precedente. Infatti, un tempo le tele erano molto costose,

 ed era uso degli artisti riciclarle ridipingendoci sopra.

 Esposto a raggi X, si è scoperto che il quadro

 più antico risaliva al XII secolo, ma la cosa

che di più sorprese i restauratori fu ben altra:

 il soggetto del dipinto. Un oggetto luminoso discoidale,

 con forma affusolata, adagiato

 in un paesaggio agreste e, al centro di quel paesaggio,

strane creature umanoide

con quattro braccia indaffarate in strane attività. Cosa rappresentava realmente quel dipinto? E perché fu coperto? Quale verità si volle nascondere? Venne forse raffigurato un incontro ravvicinato con alcuni esseri alieni?

Ma il mistero della Pinacoteca di Brera non finisce qui.

Del quadro del Luini, si è persa ogni traccia.

 Non è più esposto in galleria e

i responsabili affermano di non saperne più niente.

 Dove sia ora il dipinto, nessuno lo sa?

 Dove si trova ora il dipinto “La Ninfa dei Boschi”?

 Chi l’ha fatto sparire? E, soprattutto, perché?

 

 IL DUOMO E LO ZODIACO

           Costruito a partire dal 1386 sotto Gian Galeazzo Visconti sul luogo dove sorgeva il battistero di San Giovanni, dove Sant’Ambrogio aveva battezzato Sant’Agostino. Si tratta di una tarda espressione dell’arte gotica, una simmetria di ispirazione germanica comune anche alle altre cattedrali europee. Infatti, particolari numeri e figure geometriche come il triangolo e il quadrato fanno parte del segreto dei costruttori di questa grande opera architettonica. Maestoso e imponente, vero rompicapo anche per gli architetti contemporanei, il Duomo ha una lunghezza esterna di 157 m e un’area interna di 11.700 metri quadri. La guglia, con la statua dorata della “Madonnina”, è alta 109 metri.

"Si dice che sotto il Duomo ci sia un laghetto, il quale era adorato dai Celti; infatti, il popolo Celta credeva nella Dea Belisama, che viene ricordata dalla Madonnina sulla punta del Duomo (questa Dea aveva una duplice funzionalita`,quella lunare, che ricordava la femminilita`, la madre col bambino, e quella solare, che ricordava il territorio, un tempo ricco di boschi) la quale era considerata Dea dell'acqua, cioè Dea della vita (infatti l'acqua era sinonimo di ricchezza vitale). Questa Dea, tra l'altro, a Milano veniva raffigurata (e chiamata con un nome specifico) come una scrofa pelosa (la scrofa semi lanuta di via Mercanti). Da qui cominciò tutto, i Celti edificarono un tempio o "cromlech", cioè grandi cerchi formati dai menhir (pietre erette verticalmente) e dai dolmen (camere megalitiche); dopo questi tempi Pagani, arrivarono altri templi costruiti dai Romani e, successivamente, diverse chiese Cristiane che, una sull'altra, diedero vita (dopo molti anni) al duomo di Milano." [Sofia M.]

Entriamo all’interno. La luce che penetra dalle vetrate gotiche produce un’atmosfera di mistica solennità. Parallela alla facciata rivolta a Ovest, notiamo sul pavimento una sottile linea d’ottone estesa per tutta la larghezza dell’edificio. A nord, la linea sale lungo la parete, in verticale, e termina con un riquadro nel quale è raffigurato il segno zodiacale del Capricorno. Altri riquadri minori seguono la linea sul pavimento e nell’ultimo, a sud, è raffigurato il segno del Cancro. Ogni giorno, a mezzogiorno, un raggio di luce penetra dal soffitto e va a colpire la linea meridiana, indicando il periodo dell’anno in cui ci si trova. Il maggior risalto dato al segno zodiacale sulla parete a nord è attribuibile alla sua sovrapposizione con il Natale Cristiano. Ma non possiamo dimenticare che il Capricorno è anche l’animale col quale viene raffigurato il diavolo. I costruttori del Duomo volevano comunicarci qualcosa? Quali segreti nasconde questa simbologia?

In ogni cattedrale gotica sono presenti elementi architettonici e simboli d’origine templare ed orientale, ed è risaputo che l’idolo adorato dai templari era il Bafometto, una sorta di demone cornuto. C’è una similitudine tra il Bafometto ed il capricorno del Duomo? Qual è il significato di tale simbolismo? 

Sulla facciata del secondo portale d'ingresso di sinistra, spicca una formella tra le tante, raffigurante un albero, precisamente una quercia, che i Druidi veneravano essendo tutt'oggi simbolo di forza, coraggio, vigore e rinascita. La quercia incarnava il Dio Celtico Dagda (per i romani impersonava Giove). La quercia è presente anche nel portone principale, infatti in mezzo all'apertura del portone vi è un albero che si dirama dando origine a formelle raffiguranti sull'ala destra del portone la nascita di Gesù e, sull'ala sinistra, la sua morte (con tutta la Passione). Si notano benissimo sul fondo del portone le radici dell'albero, questa presunta quercia allunga i suoi rami fin tutta l'altezza del portone sorreggendo la Madonna, Gesù, la Trinità e tutta una schiera d'angeli. Tale albero potrebbe essere anche la simbologia dell'albero della vita (il famoso albero proibito dal quale mangiarono Adamo ed Eva).

All'interno del Duomo, oltretutto, si ha l'impressione di essere di fronte ad un'antica foresta di querce (le colonne gotiche); infatti, i Maestri Comancini che contribuirono alla realizzazione del progetto, ben conoscevano il valore che la tradizione Celtica attribuiva a tali piante. Sempre sulla facciata del Duomo, possiamo notare varie figure di draghi e serpenti, presenti in Italia soltanto su questa cattedrale (queste figure emblematiche rappresentano simbolicamente l'energia che ci trasmette la terra sulla quale viviamo ed il potere di trasformazione). [Sofia M.]

  IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI

        Una simbologia simile la ritroviamo nell’opera di Leonardo da Vinci, il “Cenacolo”, custodito nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’opera, dipinta tra il 1496 e il 1498, è famosa in tutto il mondo. È di grandi dimensioni, misura 4,2 per 9,1 metri, e rappresenta il drammatico momento in cui Cristo annuncia agli apostoli che verrà tradito. Il dipinto ruota attorno alla figura di Gesù, nel centro, racchiuso in un immaginario triangolo. L’occhio destro è al centro dell’opera e tutte le linee prospettiche convergono in esso. Particolare significato simbolico rivestono anche gli apostoli, immagine dell’unione tra il divino e l’umano. Dodici, ma divisi in quattro gruppi, come gli elementi, l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco. Cristo è il sole, grande e radioso, mentre ogni apostolo rappresenta un segno zodiacale. Ricorre quindi la simbologia astrologica, come l’abbiamo vista riprodotta all’interno del Duomo. Una curiosità?  Taddeo, il penultimo apostolo a destra, è un autoritratto dello stesso Leonardo. A Taddeo corrisponde il segno zodiacale del Toro, lo stesso sotto cui era nato il pittore. Ma l’opera racchiude in sé ancora molti segreti. In essa, ogni linea ed ogni punto concorre a formare l’immagine dell’universo. Forse, quando riusciremo a comprendere completamente il messaggio impresso nella tela, saremo veramente in grado di cogliere il significato della vita e dell’ordine che Dio volle imporre al creato. 

 IL TESORO DEI TEMPLARI   

          Ma ritorniamo in piazza Duomo. Un problema che ha assillato gli archeologi e gli storici per molti anni è stato quello di capire dove i cittadini della Milano medievale abbiano preso i soldi sufficienti per la costruzione di questa imponente opera architettonica. Per un simile progetto, e questo vale per ogni cattedrale europea, ci sarebbe voluto molto più denaro di quanto effettivamente ne possedeva il comune. Eppure, eccolo qui, davanti a noi, con tutte e 135 le sue guglie e le sue 2245 statue. Per niente un opera del caso, ma di una profonda meditazione filosofica e scientifica.

Forse, il segreto delle cattedrali si cela dietro l’immagine di un famoso ordine di cavalieri già ricordato prima, i Templari.

Costituiti nel 1118 per difendere il santo sepolcro, la “Militia Christi”, ovvero i cavalieri di Cristo, potrebbero aver appreso, nell’Oriente delle crociate, segreti, nozioni tecniche/architettoniche e formule alchemiche, prima sconosciute agli occidentali. 

Non dobbiamo infatti dimenticare che l’Oriente dell’epoca delle crociate era molto più evoluto dell’Occidente.

Già da secoli, ad esempio, in Cina si conosceva la polvere da sparo e, in Arabia, la matematica e le scienze filosofiche e fisiche avevano già compiuto passi da gigante. Ma c’è di più. I Templari potrebbero aver trovato molto più di quanto andavano cercando. Cosa scoprirono nei sotterranei della moschea di Omar, a Gerusalemme? Con che cosa arricchirono il patrimonio di San Pietro al loro ritorno in Italia? E per cosa Filippo il Bello, re di Francia, li processò, li privò dei loro averi e li condannò tutti a morte, dal primo all’ultimo? E ancora, quale fu la vera causa di questo eccidio? Le cattedrali furono erette grazie al mitico tesoro dei templari? E perché furono erette? 

 

 LA MISTERIOSA GRATA DI PALAZZO CASTANI

        Forse proprio con le tecniche importate da questo ordine cavalleresco fu possibile realizzare anche la misteriosa grata del Palazzo Castani, per una strana coincidenza, in piazza del Santo Sepolcro, dove sorge l’omonima chiesa. Il Palazzo, situato proprio di fronte al santuario, fu costruito nel Quattordicesimo secolo sui resti di un edificio pagano. Attualmente è sede del comando della Polizia di Stato. A destra del portale, di stile Bramantesco, notiamo una vecchia grata. Essa è un vero mistero:

non presenta traccia di saldature ed è simile a una impenetrabile maglia di ferro. Come venne ideata?

Milano, probabilmente, ci riserva ancora molte sorprese. Tanti misteri rimangono irrisolti, e con l’avvento dell’epoca moderna molto si è perso di tutte le antiche conoscenze, oscurate anche da chi, per interesse o per paura, ha preferito nasconderle, riducendole a semplici leggende.  

 OSSARIO DI S.BERNARDINO

          La chiesa di San Bernardino ha una storia centenaria, e sul sito ci sono informazioni più dettagliate sulla storia di questa Chiesa ossario, la chiesa è interamente Ricoperta!! di ossa e teschi umani, creando motivi anche piuttosto complessi come croci alle pareti e lettere "M" (che simboleggiano il nome di Maria, chiesa alla quale è dedicata). Lo spettacolo e piuttosto macabro e ancor più misteriosa è la leggenda che si narra sull'altare della chiesa, anche l'altare come il resto è decorato con ossa umane appartenenti ai malati di peste. Una leggenda narra che sulla sinistra dell'altare, dove ci sono altre ossa, ci sia lo scheletro di una bambina, e che durante la notte della commemorazione dei defunti la fanciulla esca dalla sua tomba e porti con sé tutti gli altri scheletri della chiesa che si sono ricomposti. Così, insieme iniziano una danza in mezzo alla cappella. Si dice che il suono delle ossa degli scheletri danzanti siano udibili anche al fuori dalla cappella.

A destra:
L'ingresso.

*

A sinistra:
Una croce fatta
con teschi umani.
Ai lati, sulle semicolonne,
altre decorazioni
eseguite con ossa umane.

Link utili: http://www.corriere.it/vivimilano/arte_e_cultura/articoli/2003/01_Gennaio/23/ossario.shtml

 

 

3月7日

Silbury Hill

 
 

Silbury Hill

 

La Silbury Hill è senza dubbio il monumento preistorico più enigmatico del territorio britannico. Da sempre per la sua imponenza e particolarità ha suscitato l'interesse di archeologi e appassionati. Si erge tra Devizes e Marlborough a circa un miglio a Sud di Avebury, nella storica contea del Wiltshire e i suoi 39.5 metri di altezza ne fanno la più grande costruzione preistorica dell'Europa. Realizzata in quattro diverse fasi costruttive, presenta una forma tronco conica e una pendenza nei punti più scoscesi del 50%, corrispondente ad un'inclinazione di 30°, valore che ne ha garantito la stabilità per circa 4500 anni. 

Le quattro diverse fasi costruttive furono conseguenti tra loro e si susseguirono in un'età compresa tra il 2725+/-110 A.C. e il 2145 +/-95 A.C.. Sfruttando come basamento iniziale la struttura di uno sperone naturale di calcare, l'opera, al termine delle prime due fasi, raggiunge le dimensioni di 17 metri in altezza e 110 metri di larghezza alla base, in tutto un volume di 28.325 metri cubi.
Dall'analisi effettuata sulla tipologia degli insetti sepolti negli strati più antichi della costruzione si è potuto dedurre che questa fu iniziata tra la seconda metà del mese di Luglio e la prima metà di Agosto.

La terza fase costruttiva fu la più importante e significativa in seguito alla quale la Silbury Hill assunse la forma di un cono a gradini ancora oggi parzialmente osservabili. 

I progettisti della terza fase avevano sicuramente ottime cognizioni della statica e della meccanica delle terre in quanto riuscirono a dare una grande stabilità alla costruzione mediante la realizzazione di una serie di muri interni in blocchi di pietra a secco le cui intercapedini vennero riempite con pietrame di diversa natura. 

Nella quarta e ultima fase, il fossato principale fu esteso verso Ovest e il materiale di scavo venne probabilmente usato per il livellamento dei gradini.

Attualmente la Silbury Hill raggiunge un'altezza di 39.5 metri ,una larghezza alla base di circa 150 metri e ricopre una superficie pari a circa 2.2 ettari: la sua costruzione comportò l'utilizzo di 350.000 metri cubi di calcare grossolanamente lavorato e di 250.000 metri cubi di terra, pietrame, ossa, legno, rifiuti e altro materiale di riempimento; la mole di lavoro necessaria per compiere tale costruzione, calcolata considerando gli strumenti dell'epoca, è stata valutata pari a 18 milioni di ore lavorative.

A questo punto va precisato che la Silbury Hill non è un tumulo, infatti al suo interno non è stata ritrovata alcuna sepoltura, ma una costruzione artificiale i cui scopi principali sono ancora ignoti, mancano anche gli allineamenti di carattere astronomico che caratterizzano i monumenti preistorici neolitici eneolitici e dell'età del bronzo posti nelle immediate vicinanze tra cui: West Kennet, Est Kennet, Windmillhill, Horslip.

Alcune esplorazioni minerarie effettuate durante la metà del diciottesimo secolo hanno compromesso in parte la stabilità della Silbury Hill, infatti nel Maggio del 2000 a causa di un cedimento strutturale si è aperta una voragine sulla sommità e il sito archeologico è stato chiuso al pubblico.

Nell'Agosto 2001 sono iniziati i lavori di restauro da parte dell'English Heritage.

2月25日

I misteri di MIlano

MISTERI DI MILANO

      Milano. Anch’essa nasconde molti segreti. Segreti antichi, di cui si è persa memoria. Storie di fantasmi, mostri e diavoli. 
Misteri entrati ormai nella dimensione del leggendario, del mito, ma che nascondono un fondo di realtà storica. 
Una verità cancellata dai ricordi delle persone, ma che rimane presente, come un ombra… di cui si teme la presenza. 
Questo perché da sempre, l’umanità teme ciò che non conosce, mentre invece, solo facendo luce questi misteri potrà sconfiggere questa arcana paura. Questo è il nostro scopo, la ricerca della verità, della conoscenza.

1 - I MISTERI DELLA SUA FONDAZIONE

         Augusta Flavia Mediolanum, ovvero Milano. 

La città del Duomo, della Madonnina, crocevia di un mercato internazionale molto attivo, metropoli multietnica e culla di molti misteri. Misteri molto antichi, avvolti nelle nebbie del passato, legati a leggende, luoghi e tradizioni locali.

Ad esempio, secondo una leggenda tramandataci da Tito Livio, la fondazione di Milano verrebbe attribuita al re gallico Ambigato, che, seguendo insieme ai suoi figli il volo di uno stormo d’uccelli, raggiunse la Pianura Padana e vi costruì una città, Mediolanium. Tale nome fu scelto perché nello stesso luogo venne ritrovata una scrofa col manto per metà ricoperto di lana intenta ad allattare i suoi cuccioli. Da qui, il nome Mediulanum, cioè, Medio-lanae: mezza-lana.

Una raffigurazione della scrofa si trova su una facciata del Palazzo della Loggia in Piazza Mercanti, a pochi passi dal Duomo (a destra).

           Ma vi è un’altra leggenda, riguardante l’origine della città. Questa, vede come fondatori, nel 600 avanti Cristo, i Celti di Belloveso, i quali diedero al loro nuovo insediamento il nome di Mediolanum, “luogo di mezzo”, per via della sua centralità. Infatti, Milano, in tempi antichi, era un centro di passaggio dal quale si poteva accedere all’Italia così come all’Europa d’oltralpe o alle terre d’oriente. Città dal tragico destino, Milano subì sempre le angherie di invasori che ne volevano la sottomissione e le innumerevoli ricchezze. Il Barbarossa (a destra) la rase al suolo nel 1066. Da allora, fu ricostruita, assediata e ridistrutta diverse volte, specialmente da chi era fedele al Sacro Romano Impero. Questi vedevano nella potenza del Comune, una minaccia per l’impero, così come, era una minaccia il continuo accrescersi del potere del popolo, che nel XII secolo poté finalmente identificarsi nel Comune, simbolo d’indipendenza, contrapposto al potere dell’imperatore.

L’ENIGMATICA SCACCHIERA DI SANT’AMBROGIO

    Ma accanto alla storia narrata nei libri, vi è una storia di Milano più velata, di cui a volte si è cercato di dimenticare l’esistenza; come ad esempio la storia dei misteri della Basilica di Sant’Ambrogio. Fondata nel 386, la basilica è l’edificio sacro più rilevante della Milano medievale. Al piano superiore su una facciata delimitata da due archi, vi è incastonata una scacchiera di sette caselle per sette, posta in diagonale. Sotto di essa compare una triplice sottolineatura. Qual è il suo significato? E’ solo un adornamento, oppure tale disegno nasconde un qualche significato simbolico esoterico a noi sconosciuto? Sta di fatto che la scacchiera ricalca la pianta radiocentrica della città che ha per centro il Duomo circondato da tre evidenti anelli di vie principali, traccia delle grandi cerchie di mura che un tempo delimitavano la città. Cosa voleva comunicarci il costruttore? Quale messaggio nasconde la scacchiera di Sant’Ambrogio? 

"La predilezione di Ambrogio per questa basilica che lui stesso fece costruire presso l'area cimiteriale cristiana dove desiderò essere sepolto è ampiamente intuibile da un passo della lettera che indirizzò alla sorella Marcellina dove afferma che era sua abitudine recarsi quotidianamente al cimitero dei martiri passando accanto al Palazzo Imperiale. Il cimitero si trovava fuori le mura della città, vicino all'attuale via san Vittore. Nei primi secoli questo cimitero era di uso pagano, ma dal IV secolo, dopo l'editto di Costantino , la situazione mutò e fu possibile anche ai cristiani seppellire i loro morti con riti pubblici. Era un luogo frequentato abitualmente tanto che ben presto si arricchì di edicole e di piccoli edifici. Ambrogio aveva fatto seppellire nel 378 il fratello Satiro. Questo edificio un secolo dopo sarà abbellito con mosaici così splendidi e ammirevoli da venir chiamato San Vittore in Ciel d'Oro (più tardi sarà incorporato nella basilica, dedicata a tutti i martiri)." [Sofia M.]

Sopra: la Scacchiera di S.Ambrogio e una parte della Basilica.

Sopra: la statua di S.Ambrogio in P.zza dei Mercanti

..continua.....

2月17日

Blue Hope: il diamante maledetto

 

                                                                                                                                     

IL DIAMANTE MALEDETTO BLUE HOPE

Il diamante e' sicuramente una pietra di per se piena di fascino a cui vengono attribuiti svariati significati, legati anche alla sua durezza, famose le espressioni punta di diamante, nozze di diamante, ecc...
E' costituito da carbonio purissimo cristallizzato e si forma a grandi profondita'.
Ha una grande capacita' di riflettere la luce, dote questa che lo rende straordinariamente luminoso.
Gli antichi indicavano i diamanti come le lacrime degli dei o i frammenti di stelle cadute sulla terra, frasi appropriate per descriverne a pieno il fascino, la purezza e la lucentezza e il fascino.
I primi diamanti furono estratti piu' di 4.000 anni in India ed e' proprio qui, in questa terra anch'essa meravigliosa e allo stesso tempo misteriosa, culla anche della magia, che inizia la storia del diamante blu Hope, famoso perche' ritenuto tanto bello quanto portatore di sventura a chi ebbe modo di possederlo.
Si racconta che in origine il diamante, di grandi dimensioni, forse 112 carati (un carato corrisponde a 200 milligrammi) come riportano alcune cronache, fosse incastonato in un idolo indiano e qui venne estratto e trafugato per iniziare il suo viaggio alla volta della Francia dove venne acquistato da Luigi XIV che lo fece tagliare a forma di cuore riducendolo a 67,5 carati. Il diamante fu portato in varie occasioni da Luigi XIV e da Luigi XV sino a che non fu montato assieme ad altre pietre preziose e divenne proprieta' di Maria Antonietta.
Non staremo qui a raccontare i fatti che caratterizzarono la storia di questi personaggi famosi, basti pensare che l'ultima, Maria Antoniette, non ebbe una vita felice e mori' altrettanto tristemente per mano del boia, ghigliottinata.
Il suo corpo fu gettato a riposare nella fossa comune del cimitero della Madeleine sino a che i suoi resti non furono recuperati e deposti nella sua ultima e attuale dimora, piu' consona ad una figura regale, buona o cattiva che fosse, amata o meno che fosse dai suoi sudditi, nella cripta dell'abazia di Saint Denis dove e' possibile visitare la tomba dedicata a lei e a Luigi XVI.
Ma torniamo al diamante Hope.
Questo ed altri gioielli della corona, vennero rubati e per qualche motivo esso approdo' in terra di Londra dove fu di nuovo tagliato.
Molto probabilmente, il diamante che comparve in un'asta londinese, era proprio il diamante di Maria Antonietta ed ora appariva nella sua ultima stupenda forma di 44.5 carati.
E' a quell'asta che il banchiere Hope, a cui si deve il nome del diamante, ne venne in possesso pagandolo una ingente somma di danaro.
Il diamante, prima di quel momento, era gia' passato di mano in mano, venduto e trafugato, tagliato e mutato nell'aspetto, senza pero' cessare di emanare i suoi influssi nefasti a coloro che lo avevano posseduto.
Nel 1830, riportano le cronache, il gioiello fu rubato e, il giopielliere che lo aveva tagliato, mori' di crepacuore quando seppe che era stato suo figlio l'artefice del furto. Lo stesso figlio si tolse poi la vita alla notizia della morte del padre per causa sua.
Chi trovo' il diamante tra gli averi del giovane fu colpito egli stesso da una morte improvvisa.
Dopo questi luttuosi fatti il diamante ricomparve al collo di una ballerina delle Folie Bergere, che fu uccisa proprio la prima sera che lo indossava.
Il diamante godeva quindi gia' di una reputazione negativa ma gli Hope lo tennero sino a che non fu venduto al gioielliere Pier Cartier che a sua volta lo vendette al magnate americano della stampa Mc Lean, proprietario del Washington Post, che lo regalò alla moglie la Signora Evelyn Walsh.
La signora lo sfoggiava con grande orgoglio e sembrava che su di lei la maledizione non avesse alcun effetto.

Fu la sua famiglia e le persone che vivevano attorno a lei a subire gravi disgrazie.
Per primo mori' il fratello della signora, poi il figlio, ancora in giovane eta' e la figlia. L'attivita' del marito subi' un tracollo improvviso e furono costretti a vendere il Washington Post. Caddero in disgrazia e gli anni di sfarzosa ricchezza e prosperita' sembravano essere finiti.
Anche la salute di Mc Lean sembrava essere minata.

Nel 1949 il diamante blu maledetto fu venduto al gioielliere Hanry Winston per risollevare le finanze e questi, dopo alcuni anni, se ne disfece donandolo alla Smithsonian Institution di Washington, che lo possiede ancora oggi.

 

 

 

 

 

 

2月7日

L'incredibile gnomo del Wyoming

                                                                 L'INCREDIBILE GNOMO DEL WYOMING                                                                      

La mummia

 

Numerose tribù indiane, negli stati Uniti e nel Canada occidentali, narrano storie di piccoli uomini che si recherebbero in particolari laghi e fiumi per procurarsi l'acqua. Gli irlandesi ci hanno sempre parlato di nanetti con abiti aderenti, verdi o marroni, che frequentano laghi e fiumi in prossimità di determinati luoghi. Al di là delle credenze su gnomi, folletti e fate, esiste un numero impressionante di libri e raccolte di documenti che riferiscono sulle molteplici apparizioni di questi minuscoli ed inafferrabili esseri che, secondo le leggende, vivrebbero sottoterra. Potrebbe trattarsi di una "Seconda Razza" di umani che in tempi remoti, mentre noi ci sviluppavamo e progredivamo in superficie, si ritirarono nell'isolamento delle cavità terrestri naturali, per poi divenire, con le loro apparizioni, oggetto di miti e leggende? La storia ci ricorda che alcuni individui preistorici di piccole dimensioni hanno abitato l'Europa prima dell'arrivo dal nord dei Celti. Si trattava di una razza mongoloide dedita alla lavorazione della selce che conobbe un periodo fiorente durante l'età della pietra levigata. Questi popoli, Turanidi, Picti e Mediterranei, furono distrutti o ridotti in schiavitù dai Celti all'inizio dell'età del Bronzo. Stessa sorte toccò poi ai Celti per mano delle tribù teutoniche. E fin da allora iniziano a circolare racconti secondo cui non tutte le piccole creature erano state sterminate. Alcune si sarebbero nascoste nelle caverne dalle quali sarebbero uscite soltanto di notte per rubare viveri e compiere rappresaglie contro i loro aguzzini, impadronendosi dei loro piccoli animali e persino dei loro bambini immersi nel sonno. Sono solo racconti oppure possiamo accettare l'idea che lo sterminio di questi "nanetti" ad opera dei Celti non fu totale? Una delle scoperte più affascinanti sui piccoli esseri avvenne nel 1932, nello stato del Wyoming (USA.

Mentre due cercatori d'oro stavano lavorando in un burrone, alla base delle montagne Pedro, credendo di aver individuato una vena d'oro su di una parete, la fecero saltare con la dinamite. Ben presto si accorsero di aver messo allo scoperto una caverna alta e larga 1,2 mt e profonda 4,5 mt. Scrutando all'interno i due cercatori rimasero stupefatti nello scorgere su una sporgenza, una minuscola figura mummificata di un uomo seduto, con le braccia e le gambe incrociate. La mummia era di colore bronzo scuro, molto raggrinzita e non più alta (stima da viva) di 35 cm. Gli scienziati che la esaminarono rimasero increduli, sottoponendola ai raggi X stabilirono che la creatura in vita pesava circa 5,5 Kg, che era di sesso maschile, che aveva una dentatura completa e che al momento della morte la sua età doveva essere di circa 65 anni.

 

Il peso della mummia era di soli 350 gr, la sua fronte bassissima, il naso schiacciato con narici ampie e dilatate, la bocca larghissima e munita di labbra sottili. La scienza ufficiale aggiunse che "il piccolo cadavere era appartenuto ad un'epoca estremamente remota e la sua statura, tipo e origine, ci erano del tutto sconosciute". La mummia, infatti, era molto più piccola di ogni tipo umano finora conosciuto. 

Alcuni abitanti del posto suggerirono agli studiosi che l'uomo era soltanto un membro di una razza di piccoli esseri che un tempo aveva popolato la regione. 

Superate le prime perplessità iniziarono altre ricerche e furono consultati antichi documenti. Gli indiani Arapaho e Shoshoni nelle loro leggende asseriscono che quando giunsero in quei luoghi vi trovarono dei piccoli esseri che vivevano in canyon nascosti e che guerreggiarono contro di loro. Sulle pareti del Dinwoody Canyon sono stati rinvenuti dei petroglifi (disegni incisi) che non risultano appartenere alla tradizione indiana e apparentemente non trovano giustificazione. 

Allora migliaia e migliaia di anni fa, e forse anche in epoche più recenti, non esistevano solo dei giganti sulla Terra, ma anche dei pigmei, non appartenenti al genere che già conosciamo. 

Abitarono, come sembra, l'intero pianeta? Esistono tutt'oggi? Sono domande che non hanno ancora risposta.

Oltre alla mummia, anche la caverna del ritrovamento fu oggetto di accurate indagini, ma gli scienziati non vi trovarono nè prove di residenza umana, nè strumenti lavorati, graffiti o altra traccia di scrittura, null'altro all'infuori della piccola sporgenza rocciosa su cui la piccola creatura era rimasta seduta per millenni. 

Un solo altro gnomo mummificato giunse a nostra conoscenza dagli Stati Uniti, all'incirca nel 1925. Si tratta di un'altra piccola creatura, dai capelli rossi, trovata anch'essa su di una sporgenza rocciosa all'interno della Mammouth Cave, nello stato del Kentucky. 

In questo caso l'omino era alto da vivo 99 cm e, alle indagini condotte dagli scienziati, risultò essere morto non più di sei o sette secoli prima. Come fecero i due "nanetti" ad entrare nelle loro tombe rimane un mistero. 

Come un mistero rimane la mummia rinvenuta nel 1921 dall'inglese Mike Mitchell-Edges, nell'isola di San Blas a largo di Panama.

 

La mummietta era gelosamente custodita dagli indigeni Chucumaque come feticcio a cui attribuivano poteri sovrannaturali. 

La scienza disse che il piccolo cadavere macrocefalo era di un feto rimosso dall'utero materno a 5 o 6 mesi di gravidanza.

 Il suo stato di conservazione è ottimo, con la pelle ancora intatta. 

Questo feto presenta una forma cranica del tutto sconosciuta e non è stato sottoposto ad alcun trattamento di fumigazione, con alcool o di essiccamento al sole.

 

La conservazione di quest'embrione dimostra una conoscenza scientifica di alto livello in netto contrasto con le condizioni di vita dei primitivi Chucumaque. 

Alcuni ricercatori hanno avanzato l'ipotesi che in tutti e tre i casi citati si possa far riferimento a creature provenienti da altri mondi. 

Al momento l'unica certezza è che non appartengono nè alla specie Homo Sapiens, nè ad altre forme umane conosciute.

 

 

 

1月28日

Il castello di corallo

 
 

Il castello di corallo

Dal 1920 al 1940, lavorando per lo più di notte, nell’aria umida della Florida,

per erigere un monumento ad un amore che non sarebbe mai stato corrisposto,

il minuscolo lettone Edward Leedskalnin

(era alto solamente un metro e cinquantadue centimetri e pesava quarantacinque chili scarsi)

utilizzò enormi massi corallini che pesavano fino a trenta tonnellate, usando tecniche che solo lui

conosceva. Il risultato finale, che fa pensare più a metallo fuso in uno stampo o colato piuttosto che a

pietra scolpita, continua a sbalordire architetti e ingegneri, nonché i diecimila turisti che vi affluiscono

ogni anno.

L’amore e l’opera di Leedskalnin si rivolgevano a una giovanissima sposa a cui egli si riferì sempre

come alla “Dolce Sedicenne”. Respinto proprio il giorno prima del matrimonio,

Edward lasciò la Lettonia per stabilirsi in Florida. Servendosi di blocchi utilizzati nell’edilizia locale,

Leedskalkin cominiciò a costruire il suo Castello di Corallo su quattro ettari di terra,

presumibilmente nella speranza di attirare il suo riluttante amore negli Stati Uniti.

Essa non venne mai, ma il piccolo lettone continuò ostinatamente a lavorare, sollevando

un’impenetrabile aura di mistero e di maestosità intorno al suo solitario progetto. Nessuna si capacitava

di come riuscisse da solo a sollevare da terra i giganteschi blocchi corallini e a caricarli sul suo camion,

nè come facesse a squadrarli e a collocarli, sistemando in certi casi lastre di nove tonnellate con un tale

senso dell’equilibrio e una tale delicatezza che bastava sfiorarle con un dito per farle ruotare.

Se venivano a trovarlo dei visitatori, Leedskalkin interrompeva il lavoro, per riprenderlo dopo che se

n’erano andati. Quando morì, nel 1951, si portò nella tomba i suoi segreti, anche se lasciò intendere che

fossero simili alle stesse tecniche con cui gli egizi avevano costruito la Grande Piramide di Cheope.

Tutto quello che è certo è che disse di essere riuscito a vincere le leggi naturali della gravità e

dell’equilibrio. Oggi i visitatori si entusiasmano davanti a meraviglie come un modello di Saturno di 18

tonnellate, collocato in cima a mura spesse novanta centimetri.

A breve distanza, immobilizzato nella sua orbita, c’è Marte, anch’esso rappresentato da un globo

di corallo dello stesso peso. Quest’opera, costruita per amore, ci ricorda il Taj Mahal di Agra, in India,

una tomba che è considerata il più splendido palazzo del mondo, fatto edificare dall’Imperatore Mogul

Shan Jehan per la sua moglie favorita.

Ma il Taj Mahal fu eretto da centinaia di abili operai, aiutati dai montacarichi e argani speciali,

nonché da fondi illimitati, da un esercito di fornitori e da lunghe file di buoi per il traino dei materiali,

mentre il Castello di Corallo fu costruito di notte e da un solo uomo.


1月17日

La fontana della Giovinezza

 

                                                                                                                                             

 

 

 

 

 

FONTE DELLA GIOVINEZZA

Seconda opportunità. C'era qualcosa,

nel REGNO DI PRETE GIANNI,

 che valeva più di tutte le sue

 ricchezze messe insieme:

 la Fonte della Giovinezza,

le cui acque ridonavano gioventù e vigore.

 La fonte era a disposizione di tutti,

 e lo stesso Prete Gianni vi si sarebbe immerso più volte raggiungendo la rispettabile

 età di cinquecentosessantadue anni.

Sir John Maundeville, autore nel XIV secolo

 di un popolare resoconto

dei suoi incredibili viaggi (mai compiuti),

 la “scoprì” in Asia e vi si tuffò entusiasticamente.

 In effetti la leggendaria sorgente

è citata anche in numerose leggende cinesi.

Dovrebbe trovarsi in Cina,

 presso le montagne K'un Lun

nella misteriosa isola di Ying Chou,

oppure da qualche parte in Corea:

 

 in una fiaba popolare di quel paese

 essa viene scoperta causualmente

da due poveri contadini,

 che bevono un sorso della sua

 acqua e ritornano imme

diatamente giovani.

 Venuto a conoscenza dell'accaduto,

un prepotente signorotto

costringe i due a rivelare l'ubicazione della fonte;

ma è tale la sua avidità che esagera

nel bere e ritorna bambino.

 Il finale è indicativo della filosofia

 di molte religioni orientali,

 che non precludono una "seconda opportunità":

 il piccolo viene adottato dai contadini,

 cresce insieme a loro,

 e - questa volta - diventa un uomo saggio e stimato.

Il sogno di un Leone.

Il primo esploratore che si occupò

della fonte nella realtà fu Don Juan Ponce De Leon,

 

il quale però non andò a cercarla

 in Asia, bensì nel Nuovo Mondo

appena scoperto. Ponce De Leon e

ra stato accanto a Cristoforo

 Colombo nel 1493,

 

 

 

e aveva raggiunto con lui

l'isola di Hispaniola, l'attuale Haiti.

 Qui era venuto a sapere

dagli indiani che in un'isola

 chiamata Bimini (nelle attuali Bahamas)

si trovava una fontana miracolosa

in grado di ridonare la gio

ventù.
A dir la verità la sua collocazione

non era troppo sicura:

a seconda della tribù si trovava

 a Bimini, ad Haiti, a Cuba,

 

sulla costa settentrionale del Sud America,

 

in Florida; comunque Ponce De Leon

 

 partì fiducioso alla sua ricerca.

Tra il 1512 e 1513 si spostò

da Portorico alla costa est

 della Florida, la circumnavigò

quasi completamente, si spinse a sud

 e raggiunse Cuba, quindi a est

verso le Bahamas per poi tornare,

sconfitto ma non domo, a Portorico.
Ci ritentò nel 1521, ma, sulla costa

della Florida, venne ferito

da una tribù di indiani ostili.

Quel colpo di freccia gli costò la vita:

 Ponce De Leon morì d'infezione

 a Cuba poche settimane dopo.

 Molti cronisti dell'epoca (tra cui Oviedo e Fontaneda) presentarono Ponce De Leon

 con il sarcasmo riservato agli ingenui.

 In realtà questo coraggioso esploratore,

 anche se non trovò la Fonte della Giovinezza,

 scoprì il Canale di Bahama

(passaggio obbbligato tra Cuba e la Spagna per i futuri navigatori) e diede un notevole contributo

 alla conoscenza delle tribù indigene.

 

Sulla sua tomba a Portorico c'è scritto :
“ Qui giacciono le ossa di un leone

(“Leon”) le cui gesta furono

 più grandi del suo nome".

 

 

 

 

 

1月10日

I golem

 

     

 

                                                                                                                                       

 

GOLEM

..Golem ("Materia informe"), [robot] .. fabbricato con il fango da un altro uomo, e come tale privo dal soffio divino. Dall’XI secolo.. alcuni Rabbini particolarmente esperti nelle difficili arti della Qabbalah sarebbero stati in grado di fabbricare Golem: le rozze statue di fango sarebbero state animate tracciando sulla loro fronte i caratteri alif, mem e thaw, cabalisticamente analoghi a quelli che compongono il nome "Adamo". I Golem avrebbero svolto umili mansioni di servitori .. fino a quando non diventavano troppo grossi, e, di conseguenza, ingovernabili: una peculiarità di alcuni di essi era infatti quella di crescere a dismisura giorno dopo giorno. In tal caso il Rabbino doveva indurre con un trucco il Golem a inginocchiarsi, per potergli cancellare la alif dalla fronte: le lettere restanti, infatti, si leggono meth, "Morte", e una volta che esse rimanevano sole, il Golem si abbatteva rovinosamente al suolo, travolgendo a volte il suo stesso creatore. .. possono avere un aspetto umano, possedere intuito, intelligenza e compassione .. e alcuni possono essere simili in tutto e per tutto a uomini morti o viventi. Questi ultimi - spesso in grado di mutare il loro aspetto a piacimento - vengono fabbricati quando occorre possedere il perfetto duplicato di una persona.

Il Golem di Praga

..il 20 Adar del 5340 dell'Era Ebraica (Marzo 1580 dell'era cristiana), Jehuda Liva Ben Becalem.. ("Maestro Loew") si incontrò .. con i suoi due più fedeli discepoli. Ognuno degli intervenuti rappresentava un elemento: il Marahal era il simbolo dell’aria; suo cognato, il Rabbino Yitzchak Hacohen, rappresentava il fuoco; il Rabbino Sosson rappresentava l’acqua. Il quarto elemento, la terra, era già pronto sull’impiantito della Sinagoga. .. il Marahal cominciò a plasmare il mucchio di fango, e i suoi assistenti lo aiutarono a dargli un aspetto umano. Quando la figura fu completa, il Rabbino Loew cominciò a recitare il primo capitolo della Genesi, insieme ad alcuni brani del Talmud; poi accese una torcia, la porse al Rabbino Sasson, e, con un bastone, tracciò un cerchio sul pavimento. Quindi il Marahal diede ai suoi discepoli precise istruzioni: Yitzchak avrebbe dovuto camminare intorno al cerchio per sette volte, pronunciando i nomi cabalistici della divinità; poi sarebbe stata la volta di Sasson, quindi quella dello stesso Loew. Quando il rito fu compiuto, la torcia si spense. "Respira" - disse il Marahal, e la creatura respirò. "Apri gli occhi", e l’uomo d’argilla aprì gli occhi. "Il tuo nome sarà Yossel" - continuò il Marahal - "e la tua missione sulla Terra sarà quella di proteggere il popolo di Israele dai suoi nemici. Nessuno sarà più forte di te, vincerai il fuoco e la morte, sarai indistruttibile e immortale". .. Il Golem eseguì fedelmente ciò che gli era stata ordinato, e, dieci anni dopo, il trentatreesimo giorno dell’Omer del 5350 (1590), tornò in polvere. Fu lo stesso Marahal a eseguire, malinconicamente, il rito finale: "Hai compiuto il tuo destino. Che il tuo sonno sia dolce, Yossel, nessuno ti disturberà".

 

 

                                                                                                               http://www.the1phoenix.net/x-files/mystere.htm#invenzioni                                                                               

 

 

 

 

12月17日

Il mistero della nascita di Gesù

 

                                                                                                                                       

 

Il mistero del Natale nel tempo
   

Domande di sempre: che cosa è accaduto a Betlemme? Perché da due millenni il mondo sembra fermarsi in questa Notte Santa? E ancora: si vede qualche conseguenza della venuta di Dio in mezzo a noi? – La risposta è nei fatti della storia dell’umanità.

Se nel giorno di Natale io mi trovassi solo in chiesa, mi toglierei le scarpe e, avanzando scalzo, attraverserei lentamente tutta la chiesa ricordando il lungo cammino che parte da Betlemme. E poi mi inginocchierei davanti a Gesù Bambino e gli consegnerei due lacrime! Sì, due lacrime di pentimento per non aver ascoltato la voce buona di Betlemme, per non aver capito la meravigliosa lezione di Betlemme.

Poniamoci ancora una volta la domanda: che cosa è accaduto a Betlemme? Perché da due millenni il mondo sembra fermarsi in questa notte e in questo giorno? Mi trema la voce e mi batte il cuore nel ricordare il fatto incredibile: duemila anni fa, Dio ha fatto un passo decisivo e irreversibile verso di noi; Dio ha lasciato che il suo Figlio in qualche modo uscisse dall’abbraccio divino ed entrasse nella nostra storia pericolosa, infida, inospitale: sì, inospitale soprattutto per Dio. Eppure è accaduto!

Miracolose ‘conseguenze’ della venuta di Gesù fra noi

E le conseguenze? Si vede qualche conseguenza della venuta di Dio in mezzo a noi? Sì, certamente: basta aprire gli occhi.

Gesù è un potenziale d’amore divino che si è inserito nel tronco inaridito dell’umanità. Basta allora che un persecutore, davanti a Lui, cada dal cavallo dell’orgoglio… ed ecco il miracolo: il persecutore si alza innamorato di Cristo, fino a girare il mondo per Lui e a morire per Lui: è la storia meravigliosa di Paolo di Tarso.

Natale naïf.
Natale naïf – Grande quadro realizzato da Giovanni Galli 
per la Chiesa parrocchiale dell’Annunciazione ad Affori (Milano)

Basta che un lussurioso inquieto si nasconda nel silenzio e nella preghiera per ascoltare Cristo… e nasce un gigante di santità che ancora oggi fa venire le vertigini: è la vicenda incantevole di Aurelio Agostino di Ippona.

Basta che un giovane gaudente e malaticcio ascolti la voce del Crocifisso… e nasce Francesco d’Assisi: un gigante della poesia, un gigante della libertà interiore, un gigante della pace, un gigante del dialogo e della comunicazione… perché era un gigante della santità, cioè un uomo che si è offerto a Dio come un’umile culla.

Basta che una donna analfabeta si inginocchi davanti a Gesù e si consegni a Lui… e nasce Caterina da Siena: una donna che è stata capace di dare una svolta decisiva alla storia del suo tempo, ricordando il Vangelo al primo responsabile dell’annuncio del Vangelo, il Papa!

Questi sono fatti! E possiamo continuare quanto vogliamo.

Basta che in pieno secolo ventesimo un povero fraticello, discepolo di Francesco d’Assisi, si metta in sincero ascolto di Cristo… e nasce Padre Pio da Pietrelcina: un uomo che, vivendo in pochi metri quadrati di Convento, attira intorno a sé una folla strabocchevole proveniente da tutti gli angoli della terra.

Basta che una fragile donna dei nostri giorni senta la voce di Gesù che le dice: "ho sete!" … e nasce il miracolo d’amore di Madre Teresa di Calcutta: una donna che, pregando, è diventata un incendio di carità e un contagioso esempio di misericordia, che ha stupito il mondo intero.

Tutto questo nasce da Gesù: tutto questo parte da Betlemme!

E poi milioni e milioni di persone che, nel silenzio della casa o della fabbrica o degli ospedali o dei lebbrosari o di mille altre frontiere d’amore, hanno scritto pagine meravigliose di bontà, sempre e soltanto per Lui: per Gesù!

Questo è il Natale: accorgerci di Gesù, accoglierlo nella vita e lasciar continuare in noi la novità della santità sbocciata come un inatteso miracolo nella povera mangiatoia di Betlemme. Ognuno di noi ripeta oggi questo miracolo.

Buon Natale!

 

Mons. Angelo Comastri

 

 

 

 

 

 

 

11月17日

Akakor:un mondo sotterraneo in Amazzonia

AKAKOR
Un Mondo Sotterraneo in Amazzonia


foto tratte dal libro di
Karl Brugger, "La cronaca di Akakor
–mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia"

Edizioni Mediterranee, 1996

Sotto la foresta amazzonica esisterebbe una fitta rete di gallerie inesplorate e di difficile accesso.
Questa è la conclusione alla quale giunse il giornalista Karl Brugger, autore del libro
“La cronaca di Akakor – mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia”.
La sua è una storia fantastica, inverosimile, ma reale.

AKAKOR, IL MONDO SOTTERRANEO
(di Giorgio Pastore)

        Fu un grande appassionato della cultura e delle antiche tradizioni degli Indios che, come quelle di tanti altri popoli, si sarebbero rivelate ricche di dettagli interessanti. Anche gli Indios narrano di antiche leggende di dei venuti dalle stelle che un giorno ritorneranno. Troviamo storie simili più a nord, nel Centro America, ad esempio. I Maya ci parlano di Kukulcan, un uomo dalla pelle bianca, con barba e capelli rossi, alto di statura che, in un passato remoto, giunse in quelle terre su una barca priva di remi, proveniente dall’Oceano Atlantico. Tale figura diverrà il “Serpente Piumato”, il Quetzalcoatl (Quetzal = è una particolare varietà di uccello dotato di un manto dai colori verdi brillanti, adottato per simboleggiare “l’aria”, il “divino”; e Coatl = è il serpente, simbolo della “terra”, del “materiale”), unione tra la terra ed il cielo, anche presso gli Aztechi. Una figura simile, la ritroviamo anche presso gli Incas del Perù, che lo nominarono Viracocha, anch’egli proveniente dal mare. Kukulcan/Quetzalcoatl/Viracocha insegnò a questi popoli del Mesoamerica l’astronomia, la matematica, l’agricoltura ed altre scienze. Poi, improvvisamente, se ne andò ma promettendo che, un giorno, sarebbe ritornato. Infatti, agli inizi del XVI secolo, giunsero dal mare i Conquistatores spagnoli Cortèz e Pizarro che, inevitabilmente, vennero scambiati per queste antiche divinità, ma questa è un’altra storia.

Il giornalista Karl Brugger conobbe, in uno dei suoi viaggi in Amazzonia, nel 1972, l’Indios Tatunca Nara, uno degli ultimi capi della tribù degli “alleati eletti” e custode di un importante tradizione, conservatasi nei secoli per mezzo di alcuni libri Sacri, scritti in una lingua sconosciuta ai più ma leggibile solo per alcuni, appunto, “eletti”. Questi sono i libri del Giaguaro, della Formica, dell’Aquila e dell’Acqua. Tatunca Nara ne è il custode e permette a Brugger di vederli e fotografarli. In questi libri sono conservate le vicende epiche degli dei che fondarono Akakor. <O:P></O:P>

Si narra che 13.000 anni fa, giunsero dal cielo delle navi dorate con a bordo degli stranieri dalla pelle bianca. Qui, inevitabilmente, viene spontaneo pensare a Kukulcan/Quetzalcoatl/Viracocha. Questi dei avrebbero anche avuto sei dita alle mani ed ai piedi. Un dettaglio curioso che ci riporta con la memoria a Pacal, sovrano di Palenque. Si dice che uno dei suoi figli avesse avuto sei dita alle mani. Una coincidenza? Presso i Maya, fin dai tempi di Teotihuacan, i sovrani erano soliti unirsi con le loro sorelle, che divenivano principesse, così come avveniva in Egitto, dove il faraone e la sua regina e sorella erano le immagini di Osiride e Iside, anch’essa sua moglie e sorella. Poi, questa pratica venne gradualmente abbandonata. Si pensa che i primi Ahauob, sovrani Maya, fossero stati semidei, figli di dei e umani. Se ciò fosse vero, avrebbero potuto conservare nel loro DNA tratti genetici “alieni”, come questa particolarità delle sei dita che poi, col tempo, avrebbero perso.

Gli dei di Tatunca Nara scesero sulla Terra e istruirono quegli Indios primitivi, spiegando loro di provenire dalle stelle, dalla costellazione di Schwerta, e si unirono ai terrestri, generando semidei. In effetti, abbiamo alcune testimonianze autorevoli di incontri, nella foresta Amazzonica, tra il Brasile ed il Perù, di Indios dalla pelle bianca. Ad esempio, il professor Marcel Homet, archeologo, paleontologo, antropologo ed etnologo francese, incontrò due Indios dalla pelle bianca che la sua guida definì della tribù di Waika. Si tratterebbe di pericolosi guerrieri con l’abitudine di rapire donne dalla pelle chiara per preservare il colore della loro pelle. Ma per quale ragione? Forse, in onore al colore dei loro dei? Anche il cercatore d’oro Francisco Raposo si imbattè nel 1743 in una tribù di Indios dalla pelle chiara. E anche vero che, comunque molti secoli dopo, le Americhe vennero raggiunte anche da altri popoli euro-asiatici, come i Vichinghi e forse i Cartaginesi di Tartesso. Ma rimangono molti dubbi. Molte spedizioni partirono alla ricerca sia di queste tribù, sia di altri luoghi mitici, come il favoloso Eldorado, ma nessuna ebbe successo. Molte spedizioni non fecero mai più ritorno, di altre, ritornarono a casa solo pochi uomini. Anche Hitler mandò delle spedizioni in Amazzonia, interessato a scoprire la mitica Akakor ma nessuna ebbe successo.

I sacri libri custoditi da Tatunca Nara narrano di come questi dei provenienti dalle stelle realizzarono un grande regno sotterraneo scavando lunghe gallerie sotto la foresta Amazzonica, collegando tra loro numerose città, di cui Akakor era la capitale. Inevitabilmente, non può non venirci alla mente un’altra leggenda analoga, quella di Agharti. Anch’esso un mitico sistema di gallerie sotterranee che avrebbero come centro la grandiosa Shamballah, situata in un luogo sconosciuto sotto il deserto del Gobi, in Asia.

Questi dei crearono Akakor ad immagine e somiglianza della costellazione dalla quale erano giunti, Schwerta. Non è di certo la prima volta che ritroviamo un fatto del genere. Più a nord, Teotihuacan è stata costruita tenendo conto delle dimensioni del Sole, della Luna, della Terra e dello stesso Sistema Solare. La piramide del Sole ha una base di 230 metri circa, similmente a quella di Cheope in Egitto. La circonferenza della Cittadella, dove sorge il tempio di Quetzalcoatl, è in rapporto alla circonferenza terrestre in scala 100.000:1. Il viale dei Morti, lungo il quale troviamo la piramide della Luna, del Sole e la Cittadella, è inclinato rispetto all’asse nord-sud di 14 gradi ad est. Ciò significa che, lungo la perpendicolare all’orizzonte, è possibile veder sorgere le Pleiadi, due volte all’anno, in maniera assolutamente precisa. I Maya erano grandi astronomi. Questi, sono solo alcuni pochi esempi. Ma da chi appresero tali conoscenze?

Gli dei di Akakor, possedevano una tecnologia molto progredita e misteriosa per gli Indios. Erano capaci di vedere attraverso “pietre” in ogni parte del mondo, eseguire delicatissime operazioni chirurgiche senza porre mano sui pazienti, lanciare fulmini e tagliare la pietra con un raggio luminoso che ora potremmo sospettare fosse una sorta di laser. Potremmo ritrovare un’analogia tra questi dei e gli strani esseri “tecnologici” raffigurati sulle misteriose pietre di Ica, ritrovate nel deserto di Ocucaje, vicino all’omonima città nel 1960 e, secondo gli studiosi, risalenti al Mesozoico. Su alcune di esse, vi sono immortalati uomini mentre scrutano il cielo con anacronistici cannocchiali e mentre operano a cuore aperto. Sempre secondo questi libri sacri, gli stessi dei avrebbero creato molti importanti centri in Bolivia, in Venezuela ed in Perù, come Tiahuanaco. La rete di gallerie di Akakor potrebbe in realtà essere collegata a quella di Agharti. In tal senso, gli stessi dei degli Incas, potrebbero essere stati gli stessi dei per gli Orientali dell’Asia antica. Un’analogia interessante la ritroviamo in Cambogia, dove ritroviamo il regno di Angkor (nome simile a quello di Akakor). Qui, sorgono ancora grandiosi templi ormai avvolti da una fitta vegetazione ma che, un tempo, si specchiavano nelle acque di immense risaie e ospitavano migliaia di persone. Anche in questo caso, Angkor venne creata dagli dei. O meglio, da Pisnovka, figlio di una “danzatrice celeste” e di un essere umano, il quale ebbe il privilegio di vedere “i templi degli dei” e di crearne di simili anche sulla Terra. Su di una stele ritrovata nel palazzo reale è incisa una frase enigmatica e molto interessante: "La terra di Kambu (Cambogia) è simile al cielo"<O:P> </O:P>

In effetti, i monumenti, le piramidi, i palazzi disposti su quest’area di 300 km quadrati sulle quali sono disposte Angkor Wat ed Angkor Thom, rappresentano anch’essi una costellazione; quella del drago, il serpente del cielo. Che sia la stessa costellazione degli dei extraterrestri di Akakor, Schwerta? Un’altra curiosità in più: la costellazione così rappresentata però corrisponde alla posizione che le stelle avevano intorno al 10.500 a.C.! A quanto pare, lo stesso periodo in cui fu creata la Sfinge in Egitto, se teniamo conto degli studi di Robert Bouval. Possiamo affermare quasi con certezza assoluta che tutti i templi, le piramidi, i palazzi costruiti nell’antichità della Terra, siano stati creati e disposti tenendo conto del moto degli astri nel cielo e della loro posizione. Creati per poter osservare il moto del Sole durante i Solstizi, gli Equinozi, della Luna, delle stelle, delle costellazioni, prevedere le eclissi e perfino il moto di Venere.

Difficile pensare che questi popoli antichi potessero avere tali conoscenze. Che siano stati davvero istruiti dai loro dei, provenienti dalle stelle?

Così come in Amazzonia, anche in Egitto ci sono storie che narrano di lunghissimi tunnel inesplorati, ramificati sotto le sabbie del deserto. Un ingresso a questa rete sotterranea si troverebbe proprio sotto la Sfinge, custode immortale di questo segreto.

Vi sono alcune testimonianze di esploratori, ricercatori, archeologi, i quali si avventurarono alla ricerca di queste gallerie. In certi casi, si raggiunsero dei successi parziali. Sono stati descritti misteriosi lunghi tunnel, spesso trovati “crollati” ad un certo tratto della discesa, o troppo lunghi per essere esplorati. Alcuni hanno raccontato di essere giunti fino ad un certo punto, ove si incominciava a vedere una strana luce verdastra. Questi, per paura, ritornarono subito indietro e, successivamente, non riuscirono più a ritrovare l’ingresso del cunicolo.

Alcuni tunnel sono tutt’ora visitabili, come quello sotto la piramide mixteca di Cholula, lungo circa 8 Km (solo 1 Km però è visitabile, il resto è stato precluso dalle autorità misteriosamente). Esiste un breve tratto di tunnel anche sotto la piramide del Sole a Teotihuacan. Molti altri tunnel, in Europa, vennero riutilizzati dai Romani e durante il Medioevo, fino ai giorni nostri.

Probabilmente, fu proprio in alcuni di questi tunnel che gli Incas nascosero i loro immensi tesori per non darli in mano agli spagnoli di Pizarro. Da qui, le varie leggende che narrano dell’Eldorado, una città fatta interamente d’oro. Cercata invano per secoli e mai ritrovata.

Gli dei di Akakor regnarono sulla Terra per circa 3000 anni. Poi, se ne andarono, ritornando alle stelle, dalle quali erano giunti, forse coscienti del cataclisma che stava per abbattersi sul globo, forse lo stesso che distrusse Atlantide e Lemuria. Successivamente vi fu anche un grande diluvio. Incredibile il fatto che, sia questi Indios, sia i Sumeri, sia gli Ebrei ci parlano di un gigantesco diluvio che interessò tutto il pianeta. Una strana coincidenza. I libri Sacri narrano anche di come un sovrano di Akakor, dopo questi cataclismi, partì per creare una colonia in Egitto, proprio nello stesso periodo in cui, secondo gli archeologi, venne creata una prima dinastia, intorno al 3150 a.C.

Sopra: Tatunca Nara scrive nella "scrittura degli dei".

Periodo, guardacaso, in cui i Maya fanno cominciare la loro quarta età, la quale dovrà finire nel 2012 d.C. Sembra proprio che esistano dei collegamenti culturali tra diversi popoli dell’antichità sparsi per tutto il mondo. George Hunt Williamson rinvenne nel 1957 sulle Ande una roccia con geroglifici molto simili a quelli egizi. Ciò potrebbe avvalorare le leggende dei libri Sacri custoditi da Tatunca Nara. Questi, raccontò a Karl Brugger di aver visto coi suoi occhi alcuni oggetti e luoghi appartenuti a questi dei, sottoterra. Affermò anche di aver visto quattro di questi esseri divini, con sei dita alle mani e ai piedi, in animazione sospesa, all’interno di misteriose vasche di cristallo piene di uno strano liquido, in una di queste caverne. All’interno del Tempio del Sole di Akakor, sorvegliato da guardie armate, sarebbero custodite molte meraviglie appartenenti a questi dei, come armi fantastiche, mappe stellari etc. Il ricercatore Antonio Filangeri, negli anni ’50 del XX secolo, partì per l’Amazzonia e verificò di persona molte delle informazioni avute da Brugger.

Nel 1984 Karl Brugger venne ucciso misteriosamente da un colpo di pistola. Tutta la sua documentazione inerente Akakor, trafugata, scomparsa nel nulla.

Tatunca Nara, per mettere in salvo i suoi libri Sacri, li affidò al vescovo M. Grotti, il quale li spedì al Vaticano, poco tempo prima di morire in un incidente aereo. Da allora, di Akakor non si seppe più nulla.

Giorgio Pastore

Bibliografia:
- Brugger, Karl La cronaca di Akakor – mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia – Edizioni Mediterranee, 1996

http://www.croponline.org/agharti.htm

11月14日

Il mistero del Diluvio Universale

                                                                                                                                       

Il diluvio universale

Michelangelo Buonarroti: Diluvio universale

http://www.infotdgeova.it/diluvio.htm

 

Cosa c'è di provato storicamente nel racconto biblico? Noè, l'unico giusto scelto da Dio per salvarsi, è una figura leggendaria o è veramente esistito?
Alcuni anni fa l'oceanografo Robert Ballard raccontò di aver ritrovato le tracce del Diluvio Universale in un'antica linea costiera, situata tra il Mar Mediterraneo ed il Mar Morto, che scomparve, in seguito ad un’immane inondazione, circa 8000 anni fa.
Secondo Ballard quel ritrovamento dimostrava in pieno la veridicità del racconto biblico.
Anche prima di questa scoperta, però, molti studiosi si erano convinti che dietro la storia mitica di Noè si nascondesse il ricordo di uno sconvolgimento globale che aveva interessato la terra migliaia di anni fa.
Infatti, la leggenda del diluvio universale - o di una catastrofe simile - non si ritrova solo nella tradizione giudaico-cristiana. Anzi, si può ritenere con una certa sicurezza che la storia di Noè sia la versione rielaborata dal popolo ebraico di antichi miti sumeri.
Nel mito di Gilgamesh, l'eroe sumero semidivino, si racconta, infatti, di Utnapishtim, un vecchio che, per volere del dio Ea, era sopravvissuto al diluvio voluto dagli dei per punire l'umanità corrotta. Lo stesso dio Ea aveva dato a Utnapishtim le misure di un'imbarcazione da costruire per salvare se stesso e tutte le creature viventi. Ma il racconto degli uomini malvagi puniti con il diluvio ricorre in innumerevoli tradizioni, non solo nell'area eurasiatica. In alcuni la casi la figura accostabile a Noè ha un nome molto simile: c'è l'hawaiano Nu-u, il cinese Nuwah, l'amazzonico Noa...
Tutto ciò ha portato gli studiosi a pensare che una catastrofe naturale abbia veramente decimato, migliaia di anni fa, la popolazione mondiale. Ma cosa potrebbe essere stato realmente il diluvio?
Sembra molto difficile che la matrice del cataclisma possa essere stata solo piovosa: è più verosimile l'ipotesi per cui altri eventi naturali abbiano provocato inondazioni in varie parti del nostro pianeta poste in zone relativamente basse rispetto al livello del mare.
In effetti, un evento di tale portata si è realmente verificato in un arco di tempo che varia fra i 10.000 e i 13.000 anni fa: a quel periodo risale, infatti, l'ultimo spostamento accertato dagli scienziati dei poli magnetici della Terra.
Lo spostamento dei poli potrebbe essere stato causato dall'impatto della Terra con un asteroide o un altro oggetto proveniente dallo spazio. Tra l'altro, una leggenda diffusa tra vari popoli cita l'esistenza in passato di tre lune nel nostro sistema solare, e la caduta di due di esse sul nostro pianeta.
Al di là di come siano andate le cose, quello del Diluvio Universale rimane un racconto che affascina e inquieta ancora oggi, forse proprio perché poggia su un mistero antico e irrisolto

Peter Paul Rubens, La Donna dell’Apocalisse [1577-1640]

 

 

 

 

 

 

 

 



 

Un oceanografo, Robert Ballard, ha affermato, qualche tempo fa, di aver ritrovato le tracce del Diluvio Universale (vedi "Hera" n°1), in un' antica linea costiera, situata tra il MarvMediterraneo ed il Mar Morto, che scomparve, in seguito ad un immane inondazione, circa 8000 anni fa. Lo stesso Ballard afferma di aver dimostrato così la veridicità del racconto biblico. Ma, a mio personale avviso, non c'era assolutamente bisogno di tali ritrovamenti per appurare l'effettivo avvenimento, in passato, di uno sconvolgimento globale, il cui ricordo sarebbe rimasto nei miti di tutti i popoli mondiali. Infatti, differentemente a quanto si potrebbe credere, la leggenda su un Diluvio Universale, o comunque su una catastrofe di varia natura, che avrebbe colpito la Terra, non è caratteristica peculiare della tradizione giudaico-cristiana, anzi sì buon ben affermare che essa stessa sia un retaggio di miti sumerici, di cui gli Ebrei, le cui prime antichissime sedi erano in Mesopotamia, avevano avuto modo di assimilarne il contenuto. Infatti il mito sumero di Gilgamesh, l'eroe sumero per due terzi divino e per un terzo umano, racconta come, costui, dopo la morte del suo amico Enkidu, vaghi disperato alla ricerca del suo antenato Utnapishtim ( in possesso della sapienza per far rivivere l'amico !!!). Una volta trovato il suo antenato, Gilgamesh viene a sapere che lo stesso Utnapishtim, per volere del dio Ea, era l'unico sopravvissuto di un diluvio voluto dagli dei per punire l'umanità corrotta. Lo stesso dio Ea diede a Utnapishtim le misure di un'imbarcazione da costruire per salvare se stesso e condurre seco il " seme di tutte le creature viventi". Dopo giorni e giorni di navigazione in acque agitate dalla furia degli elementi, finalmente la collera degli dei parve placarsi e Utnapishtim liberò prima una colomba e poi una rondine che non trovando dove posarsi fecero ritorno, e fù solo allorché liberò un corvo, che trovando da mangiare in quantità, per il gran numero di carcasse, non tornò più, che si decise a discendere sulla terra libera dalle acque. Similmente a Utnapishtim ed al biblico Noè altri popoli della zona eurasiatica ricordano, nei propri miti, catastrofi simili ed eventuali eletti dagli dei affinché potessero salvarsi e dar nuova linfa al genere umano. Così nella tradizione greca troviamo Deucalione e Pirra, marito e moglie, che si salvarono su un'arca e ripopolarono la terra lanciando sassi alle loro spalle; in Iran è ricordato Yima, mentre in India è citato Baisbasbata. Con una leggenda universale così specifica, persino la durata del diluvio varia poco (dai 40 ai 60 giorni), dando così adito che, più di un mito, deve essere stato qualcosa di assolutamente veritiero che ha lasciato un trauma profondo nell'umanità mondiale. Ho parlato di umanità mondiale poiché se le somiglianze dei vari miti citati può essere giustificata con la relativa vicinanza geografica di tali popoli, tale teoria va a decadere ( e nel contempo a rendere ancora più valida l'ipotesi che non sia solo un mito) allorché gli stessi racconti li possiamo riscontrare nelle tradizioni (antiche di millenni prima dell'arrivo dei conquistadores spagnoli, per cui possiamo rinunciare all'idea di possibili "contaminazioni") dei popoli del centro e Sud America. Citiamo Coxcox, del mito azteco, che si salvò su un enorme cipresso; Tepzi, del mito olmeco; Bochica, del mito Chibcha colombiano, che si salvò dal diluvio aprendo un buco in terra; Tamandere, il Noè Guarany dell'America Meridionale, etc.. In tutti questi casi gli animali salvati rappresentano la fauna locale. Accertato che una catastrofe colpì tutta la Terra e decimò immensamente la popolazione umana, la fauna animale e vegetale, sorgono due dubbi: fù veramente un diluvio? Quando si verificò questa catastrofe? L'impossibilità di una cataclisma di sola matrice piovosa, investente tutta la Terra, fatta eccezione per le vette più alte, è abbastanza discutibile, poiché la quantità di acqua presente sul nostro globo non può subire variazioni così elevate da giustificare un simile evento. Il testo biblico così cita: "e ruppero le sorgenti del grande abisso e le cataratte del cielo sì aprirono": forse per rottura delle sorgenti dell'abisso s'intende l'innalzamento del livello delle acque terrestri, ma anche quest'ipotesi è da scartare a priori in quanto sarebbe difficile da spiegare da dove tutta quell'acqua sarebbe potuta provenire e dove sarebbe defluita. Più sensata e giustificata potrebbe essere invece l'ipotesi di un evento catastrofico,che, accompagnato da altri eventi naturali come terremoti,maremoti, sollevamenti e abbassamenti della crosta terrestre, eruzioni vulcaniche, abbia provocato inondazioni in varie parti del nostro pianeta poste in zone relativamente basse rispetto al livello del mare e che sia tramandato in maniera affine nelle tradizioni prima orali e poi scritte dei vari popoli. Il sommarsi di tutti questi elementi naturali catastrofici sopra citati potrebbe benissimo dare l' idea, allo smarrito spettatore di quei tempi, che sia effettivamente giunta la fine del mondo. Un simile evento è effettivamente successo in un arco di tempo che varia fra i 10000 e i 13000 anni fà : è infatti a quel periodo che secondo gli scienziati di oggi si verificò l' ultimo spostamento accertato dei poli magnetici. Secondo un codice Chimalpopoca, scritto nell' antica lingua degli aztechi, il nahuatl, sarebbero avvenuti quattro spaventosi sconvolgimenti provocati dallo spostamento dell' asse terrestre. Nel mito nordico si narra che allorché il lupo Fenrir spezzò le catene che lo legavano egli "si scrollò e il mondo tremò: Il frassino Yggdrasil (l' asse del mondo) fù scosso dalle radici fino ai rami più alti. Le montagne si spaccavano, la terra perdeva la sua forma, e le stelle cadevano dal cielo". L' asse polare di allora, che addirittura secondo alcuni geologi pare avesse il suo punto nord alle Hawaii, venne divelto e la terra oscillò paurosamente prima di riprendere una nuova posizione, con nuovi poli. Immense nubi di polvere cosmica trattennero la radiazione solare così che quelli che oggi conosciamo come zone ghiacciate ( Antartide, la Siberia), ma che allora godevano di un clima temperato, subirono un subitaneo raffreddamento ( si spiegherebbero così i corpi dei mammut perfettamente conservati, con cibo ancora non digerito nello stomaco, scoperti in Siberia).Altre zone ,come ad esempio il nord-America e la parte settentrionale dell' Europa, allora ghiacciate si liberarono altrettanto repentinamente dei loro ghiacci che, sciogliendosi, contribuirono all' innalzamento del livello del mare. Lo stesso potrebbe essere successo per la calotta polare artica. Ora, coloro che sono più addentro in fatto di nozioni geologiche potrebbero obiettare che ultime stime fatte sulla calotta artica, col sistema di carotaggio in profondità, sembrano datare questi immensi ghiacciai a non meno di 5 milioni di anni fa, per cui ci sarebbe una discrepanza molto evidente con le date da noi citate sino ad ora. Tale discrepanza, di non poco conto, può essere spiegata adducendo che l' attuale calotta del Polo Nord non sia altro che ciò che sia rimasto di una zona polare ben più vasta, scioltasi durante quell' immane disastro. Invece per quanto riguarda l' ipotesi di un' Antartide priva dei ghiacci all' incirca 12000 anni fa abbiamo molti riscontri positivi, sia da analisi geologiche sia da strane mappe che la rappresentano in condizioni di disgelo, le quali non si sono verificate da almeno il 4000 a.C. Un tale profilo del continente Antartico privo di ghiacci è stato rilevato da una spedizione, nell' Anno Geofisico del 1949, usando un sistema sismico a riflessione. Cosa provocò un così immane disastro? L' ipotesi più probabile da considerare è un immane impatto con un asteroide o un meteorite di grandi proporzioni o un susseguirsi di impatti con vari oggetti provenienti dal cosmo. A tal fine è ben ricordare come molte leggende di vari popoli mondiali citano l' esistenza in passato di tre lune nel nostro sistema solare e la conseguente caduta o frantumazione di due di esse sul nostro pianeta, in vari periodi. Secondo uno studioso, Horbiger, le tracce di gigantismo ritrovate in alcuni scheletri umani, nonché della flora e della fauna, potrebbero essere spiegate con la diminuzione della forza di gravità terrestre bilanciata dall' attrazione di un' altra luna, o più, che lui definisce Terziaria, esistente allora, per poi frantumarsi in seguito formando quel serpente di fuoco (cioè un' insieme di frammenti) tanto comune a molti miti. Un' altra ipotesi, appoggiata dal professore Charles Hapgood, il quale per primo studiò queste antiche mappe e in base ad esse arrivò a tali conclusioni, e persino da Albert Einstain, prevede lo "lo scorrimento della croste terrestre" il quale causò forti movimenti eccezionali delle correnti termo-convettive all' interno degli strati più fluidi del mantello, lo strato che si ritrova al di sotto della litosfera o crosta terrestre. Ciò avrebbe dato vita a immensi sconvolgimenti tellurici. Personalmente non credo che questa teoria possa giustificare da sola l' improvviso scioglimento dei ghiacciai e l' altrettanto repentina glaciazione in altre parti; propendo più per un insieme dei due fattori, cioè impatto con meteorite+ scorrimento della crosta terrestre: come a dire causa ed effetto. E' curioso come Platone, nei suoi "Timeo" e "Crizia", ponga la fine del favoloso continente atlantideo a circa 11000 anni fa, quindi una data compresa in quel lasso di tempo che gli scienziati concedono per l' ultimo scorrimento dei poli terrestri (10500-13000 anni fa). I pochi superstiti di questo mitico continente (che non sarebbe mai scomparso ma solo coperto eternamente dai ghiacci: l' Antartide) si sarebbero sparsi per il mondo ( ecco i vari mti dei semi-dei come Osiride, Oannes, Viracocha, Kukulkan, Quetzalcoatl) a spargere il seme delle loro conoscenze ai pochi, primitivi e impauriti sopravvissuti ( così andrebbe spiegato come mai l' agricoltura parve fiorire in tutto il mondo all' unisono circa 9000 anni fà) rifugiatisi sui punti più alti della Terra per sfuggire alle acque, costruendo così le basi per civiltà come quelle mesopotamiche, egizia, centroamericane, fornendo loro il bagaglio di conoscenze astronomiche ( la perfetta conoscenza da parte di Sumeri e Maya del nostro sistema solare è stupefacente se rapportato al fatto che alcuni pianeti li abbiamo scoperti solo in quest' ultimo secolo e con appropriata attrezzatura), ingegneristico (le piramidi, la Sfinge, Tiahuanaco, i blocchi di Baalbek, Teotihuàcàn, Macchu Picchu, Angkor), religioso e cartografico (le mappe di Pirì Reis, Buache, Mercator, Fineo, tutte mappe geografiche copiate da antichi documenti originali che hanno una sola caratteristica comune: le nozioni geografiche in esse rappresentate non erano disponibili, a quanto si crede, prima di ogni umana forma di civiltà a noi storicamente conosciuta). Tracce di una civiltà che poi sarebbe andata perdendosi e cadendo in uno stato d' abbrutimento in seguito ad altri eventi naturali, lotte interne (da ricordare come molti di questi semi-dei fossero costretti a fuggire dall' inasprirsi dei rapporti con le stesse popolazioni che avevano aiutato, o addirittura venissero uccisi- vedi Osiride-), mancanza d' adeguata conservazione di tali conoscenze od altre cause a noi sconosciute. Chiudo con un semplice appunto (dedicato ai tanti sostenitori dell' ipotesi extraterrestre come fattore importante nella genesi umana e a chi crede in tecnologie perdute) riguardanti le frasi sottolineate allorché cito il mito di Gilgamesh (pag.1): si fa riferimento al " seme di tutte le creature" e alla "sapienza di far rivivere l' amico morto": in questo clima, oggi di caccia alle streghe per la clonazione, vi dicono niente? Dopotutto, se oggi vorremmo salvare le specie animali e botaniche da un altro diluvio, sarebbe più facile per noi, e anche meno pericoloso e fastidioso, costruire un' arca (o una navicella spaziale) adibita a contenere provette con campioni di DNA che l' intero campionario di razze. Vero? Ma questa è un' altra storia

Nel papiro di Harris 1300 a.C. è scritto che "una catastrofe di fuoco e acqua provocò il rivoltarsi della terra".

Per il papiro di Ipuwer 1250 a.C. "il mondo prese a girare a rovescio come se fosse una ruota del vasaio e la terra si capovolse".

Secondo il papiro Hermitage del 1700 a.C. "il mondo si capovolse".

Anche in un testo Indù, il "Visuddhi Magga", si legge che "la terra si è scrollata".

Platone nei dialoghi (Il politico) parla dell'inversione del corso del Sole, dell'annientamento dagli uomini, ed Erodoto, il padre della storia, afferma che i sacerdoti egizi, dicevano che numerose Sole era sorto dove ora tramontava e viceversa.

In molti papiri egiziani vi sono riferimenti all'Atlantide.

Manetone, storico egiziano, ha fissato la data approssimativa del mutamento del conteggio degli anni degli egiziani nel periodo in cui Platone colloca l'affondamento di Atlantide 11.500 anni fa.

Il capitolo CLXXV del Libro dei Morti egiziano riporta che Thoth è adirato con l'umanità: "Cancellerò tutto quello che ho creato. Questa terra entrerà nell'abisso acqueo per mezzo di un furioso diluvio e diverrà tranquilla com'era ai primi tempi". A conferma un testo funebre rinvenuto nella tomba di Seti I; un racconto circa un diluvio che distrusse l'umanità. Chiaro collegamento con la Genesi quando Dio, vedendo la corruzione e la violenza degli uomini, ne decretò la fine.
Negli affreschi monumentali di Medinet Habu, Egitto, vi è illustrata l'invasione dei popoli del mare che "venivano da in capo al mondo".
Secondo lo scrittore Charles Berlitz i documenti egiziani perduti nel museo di Pietrogrado, raccontavano di una spedizione egiziana organizzata da un faraone della seconda dinastia al fine di scoprire cosa era successo ad
Atlantide e cosa ne rimaneva. Ciò però contrasta con la teoria che vede l'Egitto sorgere dopo l'immane sconvolgimento: come faceva questa terra a sapere dell'esistenza di Atlantide?
Oggi si ritiene che gli Indiani nelle Americhe siano comparsi circa dodici o tredicimila anni fa.
Nessun indiano ha caratteristiche somatiche dell’asiatico del Nord. Gli spagnoli della conquista parlarono di indiani bianchi e neri e di molte sfumature di carnagione e di amerindi dai capelli chiari ritrovati anche nelle mummie peruviane.
Numerose mummie bionde, dalla capigliatura come "la seta color della paglia", sono state trovate dall'archeologo Horkheimer, a Chancay. Riposavano vicine con altre mummie di colore, dai capelli neri e spessi, di razza indiana.
Rimane il mistero della loro presenza in quel luogo secoli prima della scoperta dell'America.

 

 

 

 

 

 

10月29日

Felice Halloween!


 


Samhain                                                                     

Capodanno delle Streghe", il Sabbath originario da cui derivano tutti gli altri. Alcune Streghe affermano che in questa notte si spalanca la Terra dell Fate e che è possibile entrare in contatto con loro, per il vostro bene o il vostro male.
In questo periodo le barriere tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliano, perciò la voglia della festa è spesso dedicata al ricordo dei nostri cari che sono già passati al di là del velo.
Poiché le streghe credono nella reincarnazione, sappiamo che i nostri cari non hanno cessato di esistere e che i loro spiriti continuano a vivere.
Samhain è quindi anche la festa della continuità della vita. Le Streghe considerano Samhain la terza e ultima celebrazione delle otto feste

Samhain (31 ottobre)

 

Tratto da Giovani Streghe di Silven Raven Wolf, Macro Edizioni, 2000

 

                                                                                              

10月24日

Il mistero della crudeltà: tempo di pellicce

                                                                                                                                    

 

 

 

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10月15日

La leggendaria Torre di Babele

 

                                                                                                                                       

LA LEGGENDARIA TORRE DI BABELE

La splendida città degli antichi Babilonesi era famosa per il tempio che si innalzava proprio al centro. Cos'era la Torre di Babele? Chi la costruì? Qual'era la funzione delle ziqqurat, le torri-tempio? E quale fu la fine di Babilonia?

"Allora tutta la Terra aveva un linguaggio e usava le stesse parole. Ora, avvenne che, emigrando dall'Oriente, trovarono una pianura nella regione del Sennar e vi abitarono... E dissero: Orsù,
edifichiamoci una città e una torre con la cima che guarda verso il cielo...". Così comincia, nel
libro
della Genesi
, la storia della Torre di Babele, costruita dai discendenti di Noè.

"Ma il Signore scese a vedere la città e la torre..." e comprendendo che, finchè avessero parlato tutti lo stesso linguaggio, nulla avrebbe impedito loro di condurre a termine qualsiasi impresa si fossero prefissi, li afflisse con la confusione delle lingue affinché non si intendessero più gli uni con gli altri, e li disperse sulla faccia di tutta la Terra.

Questa curiosa leggenda fonde due miti del tutto separati. Uno narra che il genere umano eresse una torre per raggiungere il cielo e fu punito per la sua presunzione, mentre l'altro spiega la molteplicità delle lingue.

Il secondo fu riallacciato al primo forse solo per la somiglianza tra il nome Babele, dal babilonese

Bab-ili
, che significava 'la porta di Dio', e balal,
un termine ebraico equivalente a 'confusione'.
Ma perché, tra tutte le ziqqurat della Mesopotamia che avrebbero potuto ispirare la storia della torre,
fu scelta proprio quella di Babilonia?
Indubbiamente perché il libro della Genesi prese forma durante la cattività babilonese degli ebrei, che ebbe inizio nel 597 a.C.

Babilonia, sita nei pressi della moderna Hilla, a sud di Baghdad, all'altezza dei tratti navigabili del fiume Eufrate, era già molto antica quando gli ebrei sedevano vicino all'acqua e ricordavano Sion.

Fu il sesto re di questa nuova dinastia semitica, Hammurabi (1792-1750 a.C.) ad erigere la prima ziqqurat di Babilonia. Egli estese il suo potere a tutta la Mesopotamia e sotto di lui la città visse un periodo di grande fiodritura culturale.

A Susa, dove fu trasportata verso il 1600 a. C. dai conquisttori elamiti, venne rinvenuta una stele di diorite. Attualmente  conservata al Louvre, su
di essa è iscritto il Codice di Hammurabi, da lui promulgato agli inizi del suo regno.

Una spedizione tedesca condotta dall'architetto Robert Koldewey compì degli scavi a Babilonia tra il 1899 e il 1917. Per orientarsi fra i cumuli di terra che ne coprivano le rovine, la squadra disponeva delle iscrizioni della leggendaria città lasciate da alcuni autori classici, in particolare quelle dello storico greco Erodoto, che visitò Babilonia verso il 460 a.C.

"Essa supera in splendore qualsiasi città del mondo conosciuto", scrisse Erodoto, mentre per gli autori biblici Babilonia era la quintessenza del lusso e dello scadimento morale. Ma la Babilonia di Erodoto, le cui rovine sono ancora oggi visibili, non era quella di Hammurabi; dopo la morte di questi, avvenuta nel 1750 ca. a.C., la città infatti decadde e languì per un migliaio di anni sotto la morsa di avrie grandi potenze, e in particolare degli Ittiti e degli Assiri.

Poi, nel 604 a.C., fu fondato un nuovo Impero Babilonese, e il suo secondo re, Nabucodonosor, fece di Babilonia la più bella città della terra.

La Babilonia di Nabucodonosor era immensa, secondo i criteri antichi. Sua meraviglia principale, secondo Erodoto, erano le mura, larghe abbastanze per consentire il passaggio a due carri trainati da quattro cavalli. E Koldewey riportò effettivamente alla luce delle mura che corrispondevano a questa descrizione.

L'archeologo disseppellì anche un ampio viale, la Via delle Processioni, largo 19 m e pavimentato con lastre di calcare bianco e breccia rossa. Su ciascun lato della strada vi era un muro ricoperto con ceramiche azzurre e adorno di 60 rilievi di leoni.

La Via delle Processioni passava attraverso la Porta di Ishtar e raggiungeva il tempio ricostruito
da Nabucodonosor e dedicato a Marduk, il dio più importante della città, contenente all'interno una vasta sala interamente rivestita d'oro. Al di là del tempio si innalzava la colossale ziqqurat, rifatta dal re con otto o nove piani - per un'altezza di un centinaio di metri. Erodoto riferì che in cima alla torre vi era un tempio completamente vuoto a eccezione di un grande divano affiancato da un tavolo d'oro.

In alcune versioni della leggenda della Torre di Babele è citata una figura piuttosto singolare. Si narra infatti che Nimrod, un famoso cacciatore al servizio di Dio, dopo aver sconfitto in battaglia gli eserciti dei figli di Jafet e di Sem (ovvero i discendenti di due dei figli di Noé) decidesse di costruire, nella pianura mesopotamica una città che chiamò Sennaar.

Nimrod divenne un sovrano ambizioso e arrogante, cominciò ad adorare idoli di pietra e di legno e si mise in testa di sfidare Dio stesso per vendicare la morte dei suoi avi annegati da Jahvé durante il Diluvio Universale. Decise quindi di costruire la Torre di Babele, una costruzione altissima, superiore in altezza al monte Ararat, da cui condurre un esercito contro Dio. Una volta distrutto Dio, Nimrod si sarebbe curato di mettere al suo posto i suoi nuovi idoli.

Presto la torre divenne altissima. Vi erano sette scale dalla parte orientale, lungo le quali i portatori potevano raggiungere la cima, e sette dal lato occidentale, dalle quali potevano discendere. La costruzione della Torre di Babele si svolse così alacremente da far diventare gli stessi operai cinici e arroganti.

La costruzione non era ancora finita che già l’esercito di Nimrod ebbe l’ordine di scagliare le proprie frecce dalla sommità della torre contro il cielo; gli angeli di Dio raccolsero i dardi uno a uno e per ingannare gli uomini lasciarono cadere delle gocce di sangue. Gli arcieri esultarono all’unisono convinti di aver ucciso tutti gli abitanti del cielo.

Dio allora parlò ai settanta angeli che lo circondavano intorno al suo trono e disse: "Scendiamo tra loro e confondiamo il loro linguaggio, in modo che invece di una sola lingua ne parlino settanta". Così fecero e i costruttori cessarono di capirsi. Gli ordini impartiti non venivano più interpretati correttamente. Vennero così commessi molti omicidi per colpa della confusione che regnava fino a che il lavoro rallentò e si fermò del tutto.

La Torre di Babele fu in seguito inghiottita per un terzo dalla terra, per un altro terzo da un fuoco scagliato dal cielo. La parte restante cadde in rovina lentamente, erosa dal tempo.

Dopo la morte di Nabucodonosor la potenza di Babilonia venne rapidamente meno. Il suo ultimo re, Nabonide (556-539 a.C.), visse nel deserto mentre suo figlio Baldassarre governava come reggente. Nel 539 a.C. Ciro il grande conquistò la città e Babilonia entrò a far parte dell'Impero Persiano. Ciro e is suoi immediati successori si preoccuparono di mantenere in buono stato gli edifici religiosi, ma i re seguenti si sottrassero al compito. Più ancora che dalla distruzione parziale nel 482 a.C., attuata da Serse quale rappresaglia, la città fu danneggiata da decenni di incuria.

All'epoca in cui Alessandro Magno concepì il progetto di fare di Babilonia la sua capitale, la gigantesca ziqquarta non poté più essere ricostruita, nonostante
la volontà del sovrano. E allorché Settimio Severo, imperatore di Roma dal 193 al 211 d.C., si recò a visitare quella che era stata una città leggendaria,
trovò Babilonia ormai deserta.

 

se avete difficoltà a leggere l'articolo basta evidenziare le parole........

 

 

 

 

 

 

 

 

I misteri dei Templari

  I Misteri dei Templari                                                          

 

 

 

 

MISTERI TEMPLARI


Nel corso degli anni si sono venute a creare moltissime leggende intorno ai Templari e quindi dire qual’ è la "linea di confine" tra verità e leggenda risulta un compito difficilissimo.
Iniziamo con alcuni accenni alle cattedrali gotiche alcune delle quali sorsero in Europa mentre era giunto all’apice il potere economico dell’Ordine templare. Le cattedrali gotiche in tutta la Francia sorsero, in brevissimo tempo (tra il 1200 e il 1250), chiese particolari, in uno stile che fino ad allora era sconosciuto: le grandi cattedrali in stile gotico. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. Uno stile incredibile, quello gotico, tutto proteso verso l'alto, con un sistema di spinte e controspinte straordinario, una tecnica costruttiva che a quel tempo era veramente rivoluzionaria. Come avranno fatto i Templari a progettare e costruire queste cattedrali che, nonostante le loro migliaia di tonnellate di peso, sembrano leggerissime e tali da sfidare la legge di gravità?
I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo.
Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine. Curioso no?
Nella parte nord delle cattedrali ci sono molto spesso immagini di demoni e nella cattedrale di Amiens c’è addirittura un Pentalfa, cioè una stella a 5 punte rivolta verso il basso.
Le cattedrali poi sono piene di segni e di messaggi che sono stati lasciati dagli architetti magari su suggerimento di alcuni precettori templari.
Questo è dovuto in parte al fatto che i templari erano di vocazione giovannita, cioè cultori e interpreti del più ermetico dei quattro Vangeli, propensi a una lettura più simbolica che letteraria delle verità della fede.
Quello che avevano da dire lo mettevano negli affreschi, nelle statue, nei bassorilievi e nelle stesse cattedrali, ci hanno lasciato un’infinità di segni che dobbiamo decifrare, anche se mi sembra molto improbabile, visto che oggi l’uomo guarda le cose con l’occhio della scienza, mentre prima si guardava con l’occhio della fede… Un’interpretazione dei segni lasciati dai Templari è possibile solo con una visione non scientifica, ma religiosa anzi sarebbe meglio dire simbolica.
Le Cattedrali sono libri di pietra nei quali sono nascosti dei segreti di sapienza e conoscenza che gli antichi Templari hanno voluto tramandare ai posteri.
Ma non una conoscenza ermetica, per divenire i padroni del mondo, o per avere tutti per sé i segreti alchemici e di ricchezza, bensì una conoscenza simbolica, soltanto per comprendere ciò che non poteva essere spiegato con un semplice sermone.
Veniamo ora ad un altro argomento sempre molto "gettonato": il tesoro dei Templari.
Cominciamo dall’inizio: dall’origine del supposto fantastico tesoro dei Templari.
Certo, era formato anche da oro, monete, oggetti d’arte e quant’altro, ma c’era anche qualcos’altro, qualcosa di mistico e di antico.
Bisogna partire dall’anno 70 D.C. quando sotto il regno dell'imperatore Tito, i romani assaltarono il Tempio di Salomone e lo saccheggiarono, uccidendo tutti quelli che trovarono al loro interno, e portando via, il tesoro là custodito.
Comunque, la domanda sorge spontanea, "Che fine ha fatto il formidabile tesoro dei Templari?".
Devo premettere che il fantastico tesoro, fu spostato dal Tempio di Gerusalemme in Francia nel 1160, in quanto si riteneva che la TerraSanta non era più sicura. A spostare il tesoro fu il Gran Maestro Bertrand de Blachefort che era originario ed aveva possedimenti vicino a Rennes-le-Chateau, dove si dice che fu spostato tutto il tesoro Templare, ma ipotesi più accreditate lo posizionano a Parigi, nelle stanze segrete dell’imponente fortezza dei Templari, che svettava sulla città con le sue sette torri. Di questa fortezza oggi non rimane quasi niente, solo una stazione del metrò ricorda questa antica costruzione che fu adibita a carcere durante la rivoluzione francese e nei primi anni del 1800 fu completamente distrutta. Comunque la maggior parte del tesoro si trovava a Parigi.

Bene, dopo questa divagazione torniamo alla domanda iniziale, che fine ha fatto il tesoro? Su questo argomento ho trovato 2 ipotesi.
- Filippo il Bello nell’assalto dell’alba del 13 Ottobre 1307 (data in cui il Re di Francia mise sotto arresto in una sola volta tutti i Templari di Francia, con l’accusa di eresia.
Riuscì a prendere solo i Templari, non il loro tesoro, in quanto i Templari sarebbero stati informati in tempo dell’imminente agguato ed avrebbero così messo in salvo il loro tesoro (o almeno la maggior parte), nascondendolo in carri coperti di fieno che poi si sarebbero diretti in tre direzioni: verso Ovest, precisamente verso il porto di La Rochelle, dove era ancorata la maggior parte della flotta Templare.
- Verso l’Italia. I carri fecero tappa in Liguria e poi alle precettorie del Tempio di Firenze, di Orvieto, di Roma e di Anagni. Poi, la colonna di fermò nei dintorni di Sermoneta vicino all'Abbazia Cistercense di Valvisciolo. Una tradizione radicata, recita che una parte del tesoro del Tempio è nascosta nei sotterranei dell'Abbazia di Valvisciolo, ma non se ne è mai avuta prova. La particolarità di questa abbazia è quella che è architettonicamente situata fra il romanico ed il goticoma tali contrafforti sono perfettamente inutili, in quanto non devono sostenere una cosiddetta "controspinta" dall'interno e internamente sono vuoti! Anche la struttura interna dell’Abbazia richiama ai Templari… il pozzo ottagonale, La Sala Capitolare è strutturata esattamente come tutte le sale ove si svolgevano i Capitoli dell'Ordine del Tempio, nodi Templari incisi sulle chiavi delle volte a crociera della sala. Per chiudere in bellezza c’è un bel SATOR, cioè il crittogramma Cristiano colmo di mistero fino all’orlo che decodificato da il Pater Noster e che era spesso usato dai Templari.
- Verso il confine con la Francia, più precisamente a Rennes le Chateau. Bel casino! Su Rennes le Château ci sarebbe veramente da scrivere un libro!!! L’argomento è troppo vasto e distoglierebbe l’attenzione da quello principale, che sono i Templari. Per un approfondimento vi rimando alla sezione sul sito dedicata esclusivamente a questa piccola cittadina, che ha creato un polverone, anzi un tornado a livello mondiale.
Un’ultima teoria parla anche della Foresta d’Oriente, dove potrebbe essere stato nascosto tutto o parte del tesoro Templare. La Foresta d’Oriente è una zona che si trova nella Champagne francese, ed è estesa circa 20.000 ettari. Per la sua conformazione morfologica si presenta poco accogliente e su di essa si raccontano molte leggende su fate e folletti. A est della foresta c’è Payns, città natale del primo Gran Maestro, Hugues de Payns, a sud-ovest c’è Clairvaux, città natale di Bernardo di Chiaravalle, nella foresta vi sono moltissime case Templari e ogni cosa ha un nome che ricorda il Tempio (strada del Tempio, ruscello del Tempio ecc…). In ultima cosa si dice che la Foresta era piena di passaggi segreti, trabocchetti e trappole allestite dai Templari per difendere ….. cosa? A cosa poteva servire una simile concentrazione di precettorie Templari e una simile protezione? Questo desta molti sospetti…
Tutto questo seguendo la prima ipotesi, cioè che il tesoro si sia salvato, ma come ho premesso mi sento obbligato anche a parlare dell’altra ipotesi…
- L’assalto di Filippo il Bello dell’alba del 13 Ottobre 1307 sarebbe andato a buon fine (per lui, per il Re falsario!) e insieme ai Templari sarebbe stato preso anche tutto il loro favoloso tesoro (almeno quello che era in Francia!). A sostenere questa filone di pensiero naturalmente ci sono delle tesi:
A- I Templari non hanno mai saputo dell’assalto, altrimenti non avrebbero messo in salvo solo il tesoro, ma anche il Gran Maestro e i massimi dignitari sarebbero fuggiti in tempo, si sarebbero messi al sicuro, magari in Portogallo oppure a Cipro, insomma, in posti dove il Re di Francia non aveva nessuna autorità e soprattutto nessuna influenza.
Inoltre i Templari sapendo che l’atto contro di loro era ingiusto avrebbero forse anche reagito, non facendosi imprigionare, però sottoponendosi tranquillamente al processo, ma da pari con i loro accusatori, non in manette e torturati! Avevano il massimo rispetto dei popoli europei quindi nessuno avrebbe negato loro il diritto di convenire in giudizio da uomini liberi.
- I lavori per la costruzione di Notre Dame e del Palazzo Reale di Parigi erano fermi da mesi, il Re non aveva più i soldi! Intanto la Fortezza Templare dominava su Parigi con le sue sette Torri.
In più la moneta francese ( talleri e bourgeoises) era stata svalutata due volte in un anno e le stesse monete erano fatte con una lega squallidissima… non a caso Filippo il Bello fu chiamato "Il Re Falsario" dal Papa Bonifacio VIII e si diffuse un detto: Il Re di Francia è falso come le sue monete.
Stranamente già pochi mesi dopo il processo i lavori ripresero alla grande e le vecchie monete furono sostituite con delle nuove, fatte in una lega pregiatissima.

 

 

 

10月10日

La Lupa Capitolina nel Tagikistan

                                                                                                                                     

tratto da "Il Messaggero" di domenica 8 Maggio 2005

LUPA CAPITOLINA NEL TAGIKISTAN

di EMILIO LAGUARDIA

Questa è la storia del dio Marte, amante focoso, e di una principessa Latina troppo disinvolta; è la storia di due gemelli, figli della colpa, abbandonati sul fiume e nutriti da una Lupa; è la storia dei pastori che abitavano il colle sopra il fiume e che adottarono i due bambini. E il colle divenne una città e la città un Impero, un Impero grande dall’Atlantico all’Eufrate. Ma questa è anche la storia di un altro Impero, l’Impero che vedeva per primo il sorgere del sole, l’Impero che credeva nei Draghi, l’Impero che, quando Roma era un pugno di capanne, costruiva strade e città di mattoni, inventava la carta e la polvere da sparo.
Per anni storici e archeologi si sono interrogati sulla possibilità che l’antica Roma e la Cina si conoscessero e dialogassero. Ritrovamenti sporadici - qualche moneta romana e frammenti di terracotta - vennero alla luce in Asia sia lungo la Via della Seta sia sulle coste di Sri Lanka, India e Corea, segno che le rotte commerciali, terrestri e marittime, erano più trafficate di quanto si immagini.
Nel 1955 il sinologo americano Homer Dubs, decifrando gli archivi segreti della Dinastia Han, scoprì che nel 30 a.C., in un territorio corrispondente all’attuale Tagikistan, le truppe imperiali cinesi si scontrarono con un curioso esercito che avanzava in formazione chiusa tenendo gli scudi sovrapposti gli uni con gli altri. E’ una tecnica di combattimento romana, la cosidetta testudo , sconosciuta fino ad allora in Oriente. I Cinesi notarono anche che i loro nemici costruivano accampamenti quadrati circondati da aguzzi pali di legno, anche questa una tipica tecnica militare romana. Dubs ipotizzò allora che si trattava dei soldati romani fatti prigionieri dai Persiani nella battaglia di Carre (53 a.C.) e costretti a combattere lungo i confini orientali del’Impero Partico. I Cinesi trasferirono poi i ”Romani” in una città che chiamarono Li-jan, lo stesso nome utilizzato nei testi del ”Celeste Impero” per indicare i territori dell’Impero Romano. L’ipotesi di Dubs alimentò fantasie e suggestioni, riproposte ancor oggi nell’ultimo romanzo di Valerio M. Manfredi ”L’Impero dei Draghi”, ma gli scavi archeologici condotti nell’antica città di Li-jan dettero risultati contraddittori e mai nessuna certezza della presenza di Romani in Cina.
Ma alla fine degli anni ’60 l’archeologo russo Numon Negmatov scavando a Bundzikat, in Tagikistan, nel sito di una fortezza del VIII-IX secolo d.C. trovò un affresco sorprendente: una lupa che allatta due gemelli identica alla ”Lupa Capitolina”. Continuando a scavare Negmatov portò alla luce una parete lunga sei metri, dove, comparando con la mitologia romana, apparvero le figure di un sovrano in trono (Enea), di un uomo e una fanciulla seminudi (il dio Marte e Rea Silvia, padre e madre dei gemelli), di un fiume (il Tevere) con la cesta dei due bambini, di un gruppo di pastori (Faustolo e Acca Larenzia).
Il castello apparteneva agli Afshins, un gruppo di mercenari turchi che proprio in quei secoli iniziavano la loro inarrestabile marcia dalle steppe dell’Asia Centrale fino al Mediterraneo. Ma che relazione poteva esserci tra una tribù nomade dell’Asia e il mito della Fondazione di Roma? Alla ricerca di paralleli culturali Negmatov scomodò gli antichi miti indoeuropei dell’Avesta, scoprendo la leggenda di Kir, mitico fondatore delle popolazioni iraniche, figlio ripudiato di un re, allevato da una lupa e salvato da un pastore. Il mito, comune a molti popoli dell’Asia, sarebbe stato portato in Occidente dagli Etruschi, congetturò allora Negmatov, e, sulle coste del Lazio, trasformato nella sua variante con i due gemelli.
Ma il mistero rimane, al di là delle possibili comuni radici culturali, tanto che l’Università ”La Sapienza” di Roma e l’Istituto ”Giorgio La Pira” del CNR terranno ad ottobre, proprio in Tagikistan, un seminario sull’interpretazione del dipinto. ”E’ il ritorno della Lupa in Asia” afferma il professor Pierangelo Catalano, organizzatore del seminario ”perchè è l’Asia, e non l’Europa, alla base della tradizione mitologica romana”.
Quello che infatti stupisce nell’affresco di Bundzikat, oltre alla perfetta corrispondenza iconografica con la Lupa Romana, è che il mito della nascita della ”Città Eterna” doveva rappresentare, per i nuovi signori Turchi, un momento di tale venerazione tanto da riproporlo negli affreschi della propria residenza.
Il ritrovamento della ”Lupa” in Tagikistan, negli stessi luoghi che videro lo scontro armato con i Cinesi, attesterebbe, se non la presenza di soldati romani in Oriente, sicuramente il segno della diffusione, lungo la Via della Seta, della cultura di Roma.
E nel mondo è il suo segno più ad Est.

 

“ La Lupa Capitolina ” Statua in bronzo raffigurante la lupa. Di origine etrusca risale al v secolo a.C.; originariamente erano presenti due i gemelli sottostanti. È giunta fino a noi, superando invasioni barbariche e incuria medievale, anche se un fulmine la colpì nel 65 a .c. sbriciolando i due gemelli. Nel Medioevo fu collocata al Laterano, all'esterno della Torre degli Annibaldi, su una base di pietra sostenuta da grappe infisse nel muro. E lì restò fino a quando, nel piano di ristrutturazione della piazza del Campidoglio, Sisto IV ne progettò il trasloco donandola ai Conservatori, con 10 fiorini d'oro che sarebbero dovuti servire per il rifacimento dei due gemelli. Questi vennero infatti fusi da Antonio Pollaiolo nel 1473 e la Lupa fu collocata sotto il portico del Palazzo dei Conservatori fino al 1538, quando venne spostata sopra il colonnato che decora il pianterreno, a metà della facciata. Infine, ne1 1586, fu installata su un piedistallo al centro della stanza che fu appunto detta "della Lupa", dove è rimasta fino ad oggi. Una copia è nell'omonima sala del Palazzo di Montecitorio e un'altra, all'aperto, su una colonna lungo il fianco sinistro del Palazzo Senatorio sul Campidoglio .

Nel chiostro della basilica di San Paolo fuori le mura, nel lato adiacente alla chiesa (realizzato intorno al 1229 da un membro della famiglia dei Vassalletto) sul terzo pennacchio esterno della prima campata destra, è raffigurato l'episodio del “lupo a scuola”. Nella scena si riconosce un lupo vestito da monaco che, mentre apprende l'alfabeto, alla lettera A associa subito l'immagine dell'agnello, con un chiaro riferimento alla distrazione dei religiosi nei confronti dei voti imposti dalla vita monastica.

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" Romolo e Remo " Dipinto ad olio su tela di cm 210 x 212 realizzato tra il 1615 ed il 1616 dal pittore Pieter Paul Rubens.

È conservato alla Pinacoteca Capitolina di Roma.

Sulla sinistra del quadro è raffigurata Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, accanto al fiume Tevere mentre i due bambini succhiano il latte dalla lupa.

Sulla destra avanza il pastore Faustolo, che adotterà i fratelli, attirato dall'inconsueta scena che si mostra ai suoi occhi.

romolo e remo allattati dalla lupa

“Romolo e Remo allattati dalla lupa ”. Opera di Ludovico Carracci (1555 – 1619), da “Storie di Romolo e Remo” (1590/91) - ciclo di affreschi composto da 14 scene.
Conservato presso Palazzo Magnani di Bologna.

 

 

 

 immagine:

“Il Natale di Roma”. Opera di Giuseppe Vasi 1765.


10月4日

Onde Elf

 

                                                                                                                                         

 

 

ONDE ELF

Nikola Tesla Nikola Tesla era nato nel 1856 a Smiljan, in Serbia, nell'allora impero Austro-Ungarico. Nel 1884 era giunto a New York..: in testa, aveva tutti i dettagli del "generatore di corrente alternata polifase", un apparecchio per trasformare la corrente continua in alternata, adottato dal 1895 in tutte le centrali idroelettriche. .. Eppure nel 1943, morì solo e frustrato per non essere riuscito a imporre alcuni suoi progetti nel campo delle onde elettromagnetiche. Antesignano degli esperimenti radiofonici, .. nel 1912 gli fu proposto il Premio Nobel, che rifiutò, offeso per non averlo ricevuto nel 1909 al posto di Guglielmo Marconi.

Clicca per ingrandire. ..Contrariamente al rivale italiano, Tesla non si accontentava di trasmettere minute quantità di energia sotto forma di onde radio, ma intendeva trasmettere via etere grandi quantità di corrente da utilizzare per uso domestico o industriale. Immaginate, insomma, l'elettricità che giunge in casa vostra senza bisogno di fili ma raccolta da una antenna come i segnali radiofonici o televisivi. Pura fantascienza? No: infatti nel 1899, a Colorado Springs, lo scienziato riuscì a trasmettere per mezzo di un generatore di nuovo tipo l'energia necessaria ad accendere 200 lampadine poste a una distanza di 40 chilometri. Il magnate John Pierpoint Morgan si interessò all'invenzione e finanziò un progetto ancor più ambizioso, il cosiddetto "Sistema Mondiale". Tesla intendeva utilizzare le "vibrazioni elettriche" naturali della Terra per ottenere energia praticamente gratuita. Poi le cose cominciarono ad andare male. Morgan ritirò il finanziamento e Tesla fu costretto a far demolire le sue installazioni; caduto in una profonda crisi depressiva, si ritirò dalla scena scientifica

Clicca per ingrandire. ..Come mai l'invenzione più importante di Tesla, lo straordinario sistema per trasmettere elettricità senza fili, non è mai stata realizzata? Qui la storia si tinge di giallo. Parte degli appunti che avrebbero permesso di ricostruire il famoso "Sistema Mondiale" sono scomparsi dopo la sua morte; parte è stata sequestrata dal FBI e nessuno scienziato, a quanto si dice, ha mai potuto esaminarla. ..Per alcuni studiosi l'invenzione umanitaria di Tesla nasconde un immensa potenzialità distruttiva: le Onde ELF (Extra Low Frequency, "Frequenza ultrabassa") generate dal suo apparecchio avrebbero la possibilità di creare black out radiofonici su scala mondiale, di scatenare tempeste, addirittura di influire sul comportamento della mente umana. Durante il periodo della "Guerra fredda", lo scienziato Andrew Mikrowski affermò che "i Russi stanno effettuando esperimenti basati su progetti di Tesla e sono riusciti a cambiare il tempo atmosferico in varie regioni della Terra".

Vedi anche sugli X-files.

 

 

 Per Angelo: Non riesco a commentare il tuo blog....scrivi a

roxana_25@msn.com grz ciaoooo Rox