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5月13日 
Le piramidi d'Egitto, i monumenti più misteriosi della Terra, vennero edificate (almeno secondo la maggior parte degli storici, perché come al solito, esistono teorie contrastanti) in un lasso di tempo relativamente breve, cioè dal 2800 al 2500 a.C. Delle trentacinque piramidi principali disseminate in Egitto la maggioranza si trova ai margini del deserto, a ovest del Nilo. Sorgono generalmente a gruppi; il più famoso è quello di Gizah, non lontano dal Cairo, costituito dalle tre immense costruzioni geometriche osservate dall'altrettanto enigmatica Sfinge. (bladexperience.com)

La loro imponenza e bellezza (ciò è valido soprattutto per quelle della piana egizia di Giza) rendono questi antichi monumenti uno dei luoghi più insoliti di tutto il pianeta. Alcuni dati relativi alla grande piramide di Cheope avvalorano quest'affermazione. Essa era costituita in origine da quasi due milioni e mezzo di blocchi di pietra. Il peso medio di ogni blocco è di circa due tonnellate e mezzo. I suoi lati sono perfettamente allineati in direzione nord-sud e est-ovest (l'errore dell'allineamento è di solo 3' e 6"). Il piano di appoggio è perfettamente orizzontale: l'angolo sud orientale è appena dodici millimetri più alto di quello nord occidentale. Se a questi dati si unisce il fatto che essa fu costruita verso il 2500 a.C. non si può che rimanere pieni di meraviglia. Alcuni studiosi sono stati vittime di questa meraviglia che li ha indotti a formulare fantasiose teorie. Uno di essi, l'astronomo scozzese dell'Ottocento Charles Piazzi Smyth effettuò accurate misure sulla grande piramide e credette di aver trovato incredibili correlazioni numeriche tra le sue dimensioni. Egli arrivò alla conclusione che la piramide racchiudeva in sé una conoscenza superiore dell'universo. Dalle sue misure e dai suoi calcoli, egli dedusse che dall'architettura della piramide si potevano ricavare importanti grandezze astronomiche e addirittura alcune date significative per la storia dell'umanità, quali quella dell'esodo degli ebrei e quella della nascita di Cristo. In realtà il metodo adottato da Smyth consentirebbe di ottenere risultati analoghi anche se applicato a un qualsiasi edificio. In pratica, elaborando opportunamente le misure di un qualsiasi oggetto si può ottenere quel che si vuole. Ciò nonostante molti altri studiosi hanno seguito le orme di Smyth, commettendo errori analoghi. La fantasia di alcuni autori si è anche sbizzarrita per cercare di spiegare in che modo le piramidi furono costruite. Per molti di essi sarebbe assolutamente impossibile che gli egizi abbiano compiuto una simile opera. Alcuni hanno ipotizzato quindi l'esistenza di una civiltà superiore, poi estintasi, identificata talvolta con la leggendaria civiltà di Atlantide. Altri ancora hanno parlato di alieni che sarebbero, a loro dire, i veri costruttori delle piramidi .

LE PIRAMIDI DI GIZA
Le piramidi della piana di Giza sono divenute da tempo il simbolo dell'antico Egitto. Si levano massicce sullo sfondo del deserto inanimato, con la loro struttura apparentemente semplice eppure ambigua, sconcertante, misteriosa.
Osservata in un disegno o in un modello, la piramide appare semplice, ma basta avvicinarsi ad una di esse ed alzare lo sguardo alla sua sommità perchè tutto divenga diverso, basta penetrare all' interno perchè i passaggi stretti e bui diano strane sensazioni. E le piramidi custodiscono i loro segreti. Possiamo solo cercare di immaginare perchè gli Egizi le abbiano innalzate ed imbastire ipotesi sulle tecniche di costruzione di cui si servirono. E' fuor di dubbio che molte piramidi furono costruite come tombe, ma ve ne sono alcune, e fra esse le più importanti, dal nostro punto di vista, in cui non fu rinvenuto alcun sarcofago; pare quindi ovvio ipotizzare che la costruzione di questi enormi monumenti avesse qualche altra motivazione.
Secondo le antiche fonti, infatti , le piramidi erano costruite per custodire e tramandare, impresso nella pietra, in termini di proporzioni e dimensioni, tutto il bagaglio di conoscenze astronomiche, matematiche e geografiche che erano in possesso dell' antico popolo egizio. Scriveva J.P. Laner nella sua opera "Le problème des pyramides d' Egipte): " Dal punto di vista astronomico è indubbia... la grande cura nell' orientamento... Dal punto di vista matematico lo studio delle piramidi, e specialmente della Grande Piramide, mostra proprietà geometriche notevoli oltre a rapporti numerici che meritano attenzione".
Dal punto di vista storico pare che la prima piramide egizia sia stata quella fatta costruire dal faraone Zoser (2780 a.C.), che differisce però completamente dalle grandi piramidi che ci interessano in questa sede per la problematica che sollevano. La piramide di Zoser ha base rettangolare (è l' unica) ed è formata da una sepoltura di base (mastaba) che penetra in parte nel terrreno ed in parte ne fuoriesce, sulla quale furono costruiti in seguito altri piani così da darle infine l 'aspetto di una piramide a gradini. I successori di Zoser abbandonarono, incompiute, altre tre piramidi a gradini, prima di dedicarsi al tentativo di erigerne una a facce lisce, innalzata a Maidum, a circa 45 chilometri dal Cairo. Maidum è oggi una rovina con il nucleo centrale che si eleva per circa 75 metri sopra un ammasso di macerie: era originariamente una piramide a gradini, ma fu rivestita in seguito per renderla appunto a facce lisce. Purtroppo, l' ampia base non poggiava sula roccia ma sulla sabbia, e la piramide crollò, forse ancor prima di essere completata.
L'esperienza insegnò tuttavia qualcosa ai costruttori. Il sovrano successivo, Snefru, primo faraone della Quarta Dinastia (che durò all' incirca dal 2700 al 2500 a.C.), edificò due solide piramidi a Dashur, poco più a sud di Saqqara. Vennero poi le tre grandi piramidi di Giza.
La grande piramide attribuita a Cheope è unica per il fatto che ha corridoi e stanze nella parte superiore della struttura, mentre tutte le altre hanno in pratica solo un passaggio che conduce ad una camera al livello del suolo o nella roccia sottostante. In origine era alta 148 metri (e forse non per caso il Sole dista dalla Terra 149 milioni di chilometri) e la base misurava 320 metri di lato, ma col tempo le pietre lisce che la rivestivano furono asportate per essere utilizzate nelle costruzioni medievali del Cairo: oggi misura in altezza circa 137 metri.
Dopo Giza, i faraoni della Quinta e Sesta Dinastia fecero innalzare piramidi a Saqqara e nella vicina Abu-Sir, ma le loro pietre erano lavorate in maniera rozza e quando le generazioni successive asportarrono a poco a poco il rivestimento di calcare, il nucleo centrale crollò.
Al termine del regno della Sesta Dinastia, intorno all' anno 2180 a.C., l' Egitto era ormai diviso in una moltitudine di province e le grandi costruzioni vennero trascurate. L' undicesima e la Dodicesima dinastia videro l 'Egitto ancora riunito e in un periodo che andò dal 2000 al 1750 a.C., i sovrani fecero innalzare nuove piramidi: erano alte meno della metà della Grande Piramide e spesso costruite senza alcuna precisione. In alcuni casi il nucleo centrale era costituito prevalentemente da mattoni di fango retti da muri di sostegno

Furono le ultime piramidi.
I sovrani successivi eressero grandi templi per dimostrare la loro potenza in vita e tombe nascoste per mantenersi al sicuro nell' aldilà. Questo decadimento dell' uso della piramide dopo una progressiva riduzione delle sue proporzioni potrebbe significare che con il tempo è andata perduta la conoscenza dei simboli che la piramide assommava in sè, nonchè la tecnologia indispensabile alla costruzione degli antichi colossi. (fonte "web.genie.it")
L'orientamento delle Piramidi

Per quanto riguarda l’orientamento delle piramidi ci troviamo davanti ad un’altra inquietante coincidenza o a una perizia dei costruttori che anche oggi è difficile imitare. Le quattro facce della Grande piramide guardano esattamente verso il nord, il sud, l’est e l’ovest del mondo. Secondo recenti calcoli la differenza con il polo nord magnetico è di appena tre minuti di grado, uno scarto davvero insignificante (0,015 %). Come è stato possibile ottenere tanta precisione quando il più riuscito tentativo moderno di orientare un edificio (l’Osservatorio astronomico di Parigi) registra una distanza dal nord magnetico di ben sei minuti? (ndonio.it)

La scoperta che l'allineamento delle tre piramidi di Giza riproduce esattamente quello che presentavano nel cielo d'Egitto le tre stelle della Cintura d'Orione diecimila anni fa, ha rafforzato di recente le idee di quei tanti divulgatori di una "archeologia eretica" i quali da tempo vanno sostenendo una tesi finora rigettata dalla cultura "accademica": quella cioè che, anteriormente alle civiltà storicamente accertate, le cui prime testimonianze risalgono al quarto millennio a.C., sulla Terra vi sia stata una civiltà scomparsa, in grado di realizzare monumenti di grande imponenza e in possesso di una cultura molto evoluta. Questa civiltà si sarebbe estinta in seguito ad eventi che non conosciamo, probabilmente un mutamento climatico, ma alcune sue grandi testimonianze ancora rimangono, e - soprattutto - tracce della sua cultura sono individuabili nel sapere delle società evolutesi nei millenni successivi, quelle su cui non mancano documenti archeologici e storici. (bladexperience.com)

4月22日
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Vi nvito a leggere questo articolo con molta attenzione e con mente aperta,
abbandonando,
almeno per qualche minuto, convinzioni e preconcetti che
vi sono stati inculcati fin dalla nascita e che ora ritenete essere "normalità"
e "verità". Esistono altre verità oltre l'illusione di questa vita che crediamo
essere l'unica vita reale. Viviamo davvero una realtà virtuale
ed esiste un unico messo per fuggire da essa: la consapevolezza.
Soraya.
http://www.oasidelpensiero.it/misteri/index.htm

Tracce di un'altra genesi
Creazione o evoluzione? Entrambe non hanno prove e presumono
l'impotenza dell'uomo.
Educare i bambini ad alternative false è il modo per conservare il potere,
basato sulla divisione tra credenti ed una conoscenza scientifica che ignora ben il 95% del tutto
E così la partita "dio-scimmia" è tornata in parità,
grazie alle decine di migliaia di intellettuali, che hanno firmato
l'appello affinché la teoria dell'evoluzione fosse re-introdotta
come materia di studio nella scuola media.
E' bello vedere una schiera così folta, in genere divisa su tutto,
ma così compatta nel credersi erede delle scimmie..
C'era una volta l'Eden... Dell'età dell’oro
sono impregnate tutte le culture di ogni parte del mondo
e non solo la Bibbia. Miti e leggende dell’antica Grecia e di Roma,
civiltà precolombiane, indiani di America, Maori in Nuova Zelanda
narrano tutti di un stato di benessere e prosperità
in cui l’uomo viveva felice, senza bisogno di lavorare.
La memoria di questa mitica età è stata cancellata
sia dalle religioni che dalle scienze. Le tre religioni monoteiste
si fondano tutte e tre sulla Bibbia, su un "dio" tanto "buono"
che condanna l'uomo a "lavorare con il sudore della fronte"
e la donna a "partorire con dolore". La tesi dell'evoluzione
biologica viene attribuita a C. Darwin, ma l'ipotesi che
gli uomini discendano da un comune progenitore
che comprende anche le scimmie è una derivazione
che non ha mai trovato alcuna prova.
Il famoso "anello mancante" tra primati e umani manca,
malgrado tutti gli sforzi compiuti finora per trovarlo
e le schiere di paleontologi sguinzagliati alla ricerca
di ominidi dalla postura eretta, presunti “progenitori” dell’umanità... scimmiesca.
Porre l'essere umano e, soprattutto, il bambino di fronte
a due alternative, altrettanto assurde ed
in apparente contrasto è il gioco consueto:
quello che di farlo credere "libero"
di votare per l'una o per l'altra tesi,
ma non di esercitare le proprie funzioni intellettive
per comprendere che esistono altre vie, più intelligenti
e, soprattutto, capaci di rispetto per l'essere umano.
I due paradigmi, creazionista ed evoluzionista,
sono entrambi senza prove ed entrambi hanno
un comune denominatore: l'impotenza dell'uomo.
Gli stessi firmatari dell'appello ammettono che
la teoria dell'evoluzione non regge, ma ritengono
utile citarla ai bambini delle scuole medie,
per "mantenere una continuità con il passato".
Dalle loro stesse parole emerge il vero movente:
la convinzione falsa che esista,
un tempo unico, quindi un solo passato ed un solo futuro.
La causa è un atto di fede cieca verso il "dio tempo",
il Saturno impietoso che divora le sue creature
tanto meglio quanto più queste perdono tempo, appunto,
a schierarsi ed a combattersi a vicenda. Ci sono ormai molteplici tracce
he esistono tempi diversi, infiniti universi invisibili, ma reali,
i quali hanno, ciascuno un proprio tempo. L'idea è antica, espressa
da molti saggi tra i quali Giordano Bruno;
rispetto alle due tesi, creazione/evoluzione,
è la terza via che viene sempre e sistematicamente nascosta.
Eppure l'idea che l'Universo sia un Essere Eterno ed Intelligente
che comprende infiniti universi ha oggi molte conferme... (vedi Origini dell'uomo )
La scoperta vincente del 2003 ha dimostrato
in modo definitivo che la scienza può osservare solo il 5% del tutto
e quindi ignora il restante 95%. E' una scoperta riconosciuta all'unanimità,
ma poco diffusa; è troppo travolgente
per chi è abituato a credere, o meglio, a far credere...
Il Ministro ha subito accettato l'appello rivolto da premi Nobel,
illustri scienziati e, tra questi, anche astrofisici.
Questi ultimi dovrebbero conoscere le loro stesse scoperte,
il fatto che il 70% è energia oscura che può essere dovunque,
anche all'interno dei nostri corpi e della stessa terra.
Alla "misteriosa" e massiccia energia oscura può contribuire
una forza che però misteriosa non è affatto,
ma che tutti gli "esperti" ignorano: è la forza "debole"
che opera all'interno di ogni nucleo atomico,
ha quindi effetti su flora, fauna, umanità e tutto il pianeta Terra,
nonché tutto l'universo che di nuclei atomici sono composti.
Biologi, genetisti, neuroscienziati, medici e persino gli astrofisici,
alla ricerca della "misteriosa" energia oscura,
la "ignorano"... E questa sarebbe la "conoscenza" scientifica!
L'Antica Arte della Memoria era nota
anche come arte combinatoria.
Gli antichi scienziati avevano compreso ciò che oggi è evidente ad ogni genetista:
le tante possibili combinazioni delle quattro basi del DNA
generano le diverse sequenze dei geni e
quindi le peculiari caratteristiche di ogni individuo.
Tali sequenze non sono "casuali", ma rivelano una lingua coerente
ed una logica precisa che il costosissimo Progetto Genoma non ha saputo spiegare.
Il Progetto Genoma si è limitato a studiare solo il 3-4% dei geni,
perché gli stessi premi Nobel, oggi firmatari dell'appello,
avevano definito "spazzatura" tutto il resto, cioè ben il 96-97% dei geni...
Ciò malgrado tutti i giornali hanno riportato la "conclusione" del Progetto
e cioè che il 98% dei geni umani sono come quelli dello scimpanzé.
Ho cercato su Internet e ho scoperto che, a tutt'oggi,
non si sa ancora quanti sono i geni umani;
chi dice 30.000 chi 100.000 o anche 120.000.
Rispetto a cosa allora hanno calcolato la percentuale del 98%?
Analoga percentuale di ignoranza
ricorre nelle neuroscienze. Il 95% del cervello umano
opera in modo inconscio e subconscio.
L'inconscio è con tutta probabilità collettivo (vedi K. Jung)
e quindi presume un'umanità capace di armonia. Il subconscio
è invece creato dalla così detta "educazione" nella prima infanzia e nell'adolescenza.
Scuola famiglia e società "educano" il plastico cervello del bambino
a credere, non a cercare la verità...
Viviamo in un gigantesco inganno: una "conoscenza" che non è affatto tale...
L'inganno però è un auto inganno. Qualunque cosa l'uomo crede diventa reale.
Perciò "educare" a credere è il modo per conservare
il potere che si erge sulla divisione tra credenti...
La via di uscita c'è ed è quella di credere in se stessi,
utilizzare le proprie risorse, potenzialità e creatività
per diventare protagonisti di una nuova realtà,
giusta e sana, cioè capace di verifica
e non di alimentare credi senza senso
che avviliscono l'uomo e la società. Possiamo farlo
perché siamo agli albori di un nuovo mondo...
- Articolo di Giuliana Conforto del 30 Aprile 2004 - (tratto da Universo Organico)

| 4月20日

IL MISTERO DEI RE MAGI
Sempre all’interno della chiesa di Sant'Eustorgio, troviamo ripetutamente incisa sulle pareti la stella a otto punte, simbolo con il quale viene identificata la misteriosa stella che guidò i re Magi, sapienti venuti dall’oriente, fino alla capanna di Gesù.
| I vangeli non precisano il numero dei Magi, ma considerando il fatto che portavano tre doni, la tradizione volle che anche loro fossero tre. Sant’Eustorgio è direttamente collegata a questa tradizione e, addirittura, custodirebbe parte dei resti dei tre sapienti. Questi resti sarebbero rimasti per 700 anni a Costantinopoli. Nel 325 Eustorgio, vescovo di Milano, li ricevette in dono dall’imperatore Costantino. Dal IV al XII secolo rimasero nella chiesa di Sant’Eustorgio. Nel 1165, Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, li trafugò e li portò a Colonia. Soltanto nel 1904 i Milanesi ebbero la restituzione di alcuni frammenti ossei. I “tre” re Magi, coi loro “tre” doni sono parte del simbolismo mistico-esoterico che avvolge la città e spesso sono stati identificati come allegoria del Trimundio, cioè i tre regni o mondi aristotelici: fisico, parafisico e metafisico. Ma chi erano in realtà questi Magi sapienti provenienti dall’oriente? Quali conoscenze portavano? Che relazione avevano con il Cristo? Furono loro ad istruire in oriente il giovane Gesù? |

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In effetti nel racconto della vita del Messia
tramandataci dai vangeli, troviamo un vuoto di diversi anni relativo alla sua infanzia. Nessun vangelo ci riporta l’adolescenza di Gesù. Lo ritroviamo già adulto
e preparato nella predicazione. Dove sparì realmente in quest’arco di tempo? Perché questa parte
della sua vita non ci fu tramandata?
Cosa si voleva nascondere ai posteri?
Studi recenti, ci portano a pensare
che i magi fossero una sorta di profeti,
stregoni venuti dall’oriente. Questi,
dediti all’astrologia ed alle scienze
più occulte, dovettero seguire il passaggio
di una cometa, forse quella di Halley,
fino a Betlemme. Lì trovarono una
capanna ed un bambino appena
nato e, probabilmente,
in base a degli scritti profetici,
lo scelsero per divenire il messia.
Ad una certa età lo condussero in Oriente
, si pensa fino in Tibet. Lì, Gesù avrebbe appreso i rudimenti della loro scienza, una nuova arte di curare i mali, l’arte di compiere i cosiddetti miracoli e di praticare la magia. Ciò spiegherebbe molte cose.
CACCIA ALLE STREGHE
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Piazza Sant’Eustorgio. Qui, nel medioevo bruciavano le streghe. Nel 1390 vi arsero vive Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, accusate di aver partecipato a dei sabba, assemblee di streghe e demoni che si tenevano nella zona milanese di Porta Romana.
La tradizione vuole che in via Laghetto, al numero 2, abitasse una fattucchiera che comandava le altre streghe del Verziere.
Lacrime e sangue hanno macchiato piazza Vetra, così come San Lorenzo, altra piazza milanese davanti all’omonima Basilica (a destra), luogo dei delitti dell’inquisizione. Luoghi maledetti dove, si dice, di notte gironzoli il diavolo in persona.
Piazza Vetra: qui normalmente si bruciavano le streghe. Qui, fu arsa sul rogo Caterina de’ Medici, accusata di stregoneria nel 1617. In realtà non era una strega, ma la vittima di un complotto organizzato dal capitano Vaccallo, indispettito contro la donna, che un tempo aveva rifiutato le sue lusinghe.
Questi sono solo alcuni dei molti luoghi di Milano connessi coi misfatti dell'Inquisizione. Milano naturalmente non è l'unico caso. In Italia, per quanto riguarda i processi per stregoneria, è doveroso ricordare Triora (a 30 km da Sanremo), la città delle streghe, e Benevento, dove tra l'altro, ancora nel medioevo, sopravvivevano culti pagani, di derivazione longobarda. |

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Sopra, la Basilica di S.Lorenzo |
FANTASMI E ALIENI DI MILANO
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In certe notti, per chi si aggirasse nei sentieri del parco Sempione, alle spalle del Castello Sforzesco (nella foto), ci sarebbe la possibilità di incontrare un vero e proprio spettro. Si tratta del fantasma della “Dama Bianca”.
Ma, dal 1975, si è mostrata meno frequentemente. Chissà perché! Che sia intimorita dai tipi loschi che ormai frequentano il parco?
Un’altra entità è stata addirittura ripresa dalle telecamere a circuito chiuso della Pinacoteca di Brera. La notte di S. Giovanni di qualche anno fa, qualcosa fece scattare l’allarme del museo. Ma non si trattava di ladri, bensì di un fantasma. Esaminando le videocassette, gli addetti della vigilanza videro chiaramente la figura di una donna senza abiti uscire da un dipinto del XV secolo, attribuito al pittore Bernardino Luini, la “Ninfa dei Boschi”. La figura, avvolta da strani bagliori luminescenti, si voltò per indicare il quadro dal quale era uscita, poi tutto tornò come prima. |
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Sottoposto a restauri, tempo dopo, il dipinto
si scoprì essere stato eseguito sopra un lavoro precedente. Infatti, un tempo le tele erano molto costose,
ed era uso degli artisti riciclarle ridipingendoci sopra.
Esposto a raggi X, si è scoperto che il quadro
più antico risaliva al XII secolo, ma la cosa
che di più sorprese i restauratori fu ben altra:
il soggetto del dipinto. Un oggetto luminoso discoidale,
con forma affusolata, adagiato
in un paesaggio agreste e, al centro di quel paesaggio,
strane creature umanoide
con quattro braccia indaffarate in strane attività. Cosa rappresentava realmente quel dipinto? E perché fu coperto? Quale verità si volle nascondere? Venne forse raffigurato un incontro ravvicinato con alcuni esseri alieni?
Ma il mistero della Pinacoteca di Brera non finisce qui.
Del quadro del Luini, si è persa ogni traccia.
Non è più esposto in galleria e
i responsabili affermano di non saperne più niente.
Dove sia ora il dipinto, nessuno lo sa?
Dove si trova ora il dipinto “La Ninfa dei Boschi”?
Chi l’ha fatto sparire? E, soprattutto, perché?
IL DUOMO E LO ZODIACO
| Costruito a partire dal 1386 sotto Gian Galeazzo Visconti sul luogo dove sorgeva il battistero di San Giovanni, dove Sant’Ambrogio aveva battezzato Sant’Agostino. Si tratta di una tarda espressione dell’arte gotica, una simmetria di ispirazione germanica comune anche alle altre cattedrali europee. Infatti, particolari numeri e figure geometriche come il triangolo e il quadrato fanno parte del segreto dei costruttori di questa grande opera architettonica. Maestoso e imponente, vero rompicapo anche per gli architetti contemporanei, il Duomo ha una lunghezza esterna di 157 m e un’area interna di 11.700 metri quadri. La guglia, con la statua dorata della “Madonnina”, è alta 109 metri.
"Si dice che sotto il Duomo ci sia un laghetto, il quale era adorato dai Celti; infatti, il popolo Celta credeva nella Dea Belisama, che viene ricordata dalla Madonnina sulla punta del Duomo (questa Dea aveva una duplice funzionalita`,quella lunare, che ricordava la femminilita`, la madre col bambino, e quella solare, che ricordava il territorio, un tempo ricco di boschi) la quale era considerata Dea dell'acqua, cioè Dea della vita (infatti l'acqua era sinonimo di ricchezza vitale). Questa Dea, tra l'altro, a Milano veniva raffigurata (e chiamata con un nome specifico) come una scrofa pelosa (la scrofa semi lanuta di via Mercanti). Da qui cominciò tutto, i Celti edificarono un tempio o "cromlech", cioè grandi cerchi formati dai menhir (pietre erette verticalmente) e dai dolmen (camere megalitiche); dopo questi tempi Pagani, arrivarono altri templi costruiti dai Romani e, successivamente, diverse chiese Cristiane che, una sull'altra, diedero vita (dopo molti anni) al duomo di Milano." [Sofia M.] |
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Entriamo all’interno. La luce che penetra dalle vetrate gotiche produce un’atmosfera di mistica solennità. Parallela alla facciata rivolta a Ovest, notiamo sul pavimento una sottile linea d’ottone estesa per tutta la larghezza dell’edificio. A nord, la linea sale lungo la parete, in verticale, e termina con un riquadro nel quale è raffigurato il segno zodiacale del Capricorno. Altri riquadri minori seguono la linea sul pavimento e nell’ultimo, a sud, è raffigurato il segno del Cancro. Ogni giorno, a mezzogiorno, un raggio di luce penetra dal soffitto e va a colpire la linea meridiana, indicando il periodo dell’anno in cui ci si trova. Il maggior risalto dato al segno zodiacale sulla parete a nord è attribuibile alla sua sovrapposizione con il Natale Cristiano. Ma non possiamo dimenticare che il Capricorno è anche l’animale col quale viene raffigurato il diavolo. I costruttori del Duomo volevano comunicarci qualcosa? Quali segreti nasconde questa simbologia? |

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| In ogni cattedrale gotica sono presenti elementi architettonici e simboli d’origine templare ed orientale, ed è risaputo che l’idolo adorato dai templari era il Bafometto, una sorta di demone cornuto. C’è una similitudine tra il Bafometto ed il capricorno del Duomo? Qual è il significato di tale simbolismo? |
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Sulla facciata del secondo portale d'ingresso di sinistra, spicca una formella tra le tante, raffigurante un albero, precisamente una quercia, che i Druidi veneravano essendo tutt'oggi simbolo di forza, coraggio, vigore e rinascita. La quercia incarnava il Dio Celtico Dagda (per i romani impersonava Giove). La quercia è presente anche nel portone principale, infatti in mezzo all'apertura del portone vi è un albero che si dirama dando origine a formelle raffiguranti sull'ala destra del portone la nascita di Gesù e, sull'ala sinistra, la sua morte (con tutta la Passione). Si notano benissimo sul fondo del portone le radici dell'albero, questa presunta quercia allunga i suoi rami fin tutta l'altezza del portone sorreggendo la Madonna, Gesù, la Trinità e tutta una schiera d'angeli. Tale albero potrebbe essere anche la simbologia dell'albero della vita (il famoso albero proibito dal quale mangiarono Adamo ed Eva). |
| All'interno del Duomo, oltretutto, si ha l'impressione di essere di fronte ad un'antica foresta di querce (le colonne gotiche); infatti, i Maestri Comancini che contribuirono alla realizzazione del progetto, ben conoscevano il valore che la tradizione Celtica attribuiva a tali piante. Sempre sulla facciata del Duomo, possiamo notare varie figure di draghi e serpenti, presenti in Italia soltanto su questa cattedrale (queste figure emblematiche rappresentano simbolicamente l'energia che ci trasmette la terra sulla quale viviamo ed il potere di trasformazione). [Sofia M.] |
IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI
Una simbologia simile la ritroviamo nell’opera di Leonardo da Vinci, il “Cenacolo”, custodito nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’opera, dipinta tra il 1496 e il 1498, è famosa in tutto il mondo. È di grandi dimensioni, misura 4,2 per 9,1 metri, e rappresenta il drammatico momento in cui Cristo annuncia agli apostoli che verrà tradito. Il dipinto ruota attorno alla figura di Gesù, nel centro, racchiuso in un immaginario triangolo. L’occhio destro è al centro dell’opera e tutte le linee prospettiche convergono in esso. Particolare significato simbolico rivestono anche gli apostoli, immagine dell’unione tra il divino e l’umano. Dodici, ma divisi in quattro gruppi, come gli elementi, l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco. Cristo è il sole, grande e radioso, mentre ogni apostolo rappresenta un segno zodiacale. Ricorre quindi la simbologia astrologica, come l’abbiamo vista riprodotta all’interno del Duomo. Una curiosità? Taddeo, il penultimo apostolo a destra, è un autoritratto dello stesso Leonardo. A Taddeo corrisponde il segno zodiacale del Toro, lo stesso sotto cui era nato il pittore. Ma l’opera racchiude in sé ancora molti segreti. In essa, ogni linea ed ogni punto concorre a formare l’immagine dell’universo. Forse, quando riusciremo a comprendere completamente il messaggio impresso nella tela, saremo veramente in grado di cogliere il significato della vita e dell’ordine che Dio volle imporre al creato.
IL TESORO DEI TEMPLARI
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Ma ritorniamo in piazza Duomo. Un problema che ha assillato gli archeologi e gli storici per molti anni è stato quello di capire dove i cittadini della Milano medievale abbiano preso i soldi sufficienti per la costruzione di questa imponente opera architettonica. Per un simile progetto, e questo vale per ogni cattedrale europea, ci sarebbe voluto molto più denaro di quanto effettivamente ne possedeva il comune. Eppure, eccolo qui, davanti a noi, con tutte e 135 le sue guglie e le sue 2245 statue. Per niente un opera del caso, ma di una profonda meditazione filosofica e scientifica.
Forse, il segreto delle cattedrali si cela dietro l’immagine di un famoso ordine di cavalieri già ricordato prima, i Templari.
Costituiti nel 1118 per difendere il santo sepolcro, la “Militia Christi”, ovvero i cavalieri di Cristo, potrebbero aver appreso, nell’Oriente delle crociate, segreti, nozioni tecniche/architettoniche e formule alchemiche, prima sconosciute agli occidentali. |
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Non dobbiamo infatti dimenticare che l’Oriente dell’epoca delle crociate era molto più evoluto dell’Occidente.
Già da secoli, ad esempio, in Cina si conosceva la polvere da sparo e, in Arabia, la matematica e le scienze filosofiche e fisiche avevano già compiuto passi da gigante. Ma c’è di più. I Templari potrebbero aver trovato molto più di quanto andavano cercando. Cosa scoprirono nei sotterranei della moschea di Omar, a Gerusalemme? Con che cosa arricchirono il patrimonio di San Pietro al loro ritorno in Italia? E per cosa Filippo il Bello, re di Francia, li processò, li privò dei loro averi e li condannò tutti a morte, dal primo all’ultimo? E ancora, quale fu la vera causa di questo eccidio? Le cattedrali furono erette grazie al mitico tesoro dei templari? E perché furono erette? |
LA MISTERIOSA GRATA DI PALAZZO CASTANI
Forse proprio con le tecniche importate da questo ordine cavalleresco fu possibile realizzare anche la misteriosa grata del Palazzo Castani, per una strana coincidenza, in piazza del Santo Sepolcro, dove sorge l’omonima chiesa. Il Palazzo, situato proprio di fronte al santuario, fu costruito nel Quattordicesimo secolo sui resti di un edificio pagano. Attualmente è sede del comando della Polizia di Stato. A destra del portale, di stile Bramantesco, notiamo una vecchia grata. Essa è un vero mistero:
non presenta traccia di saldature ed è simile a una impenetrabile maglia di ferro. Come venne ideata?
Milano, probabilmente, ci riserva ancora molte sorprese. Tanti misteri rimangono irrisolti, e con l’avvento dell’epoca moderna molto si è perso di tutte le antiche conoscenze, oscurate anche da chi, per interesse o per paura, ha preferito nasconderle, riducendole a semplici leggende.
OSSARIO DI S.BERNARDINO
| La chiesa di San Bernardino ha una storia centenaria, e sul sito ci sono informazioni più dettagliate sulla storia di questa Chiesa ossario, la chiesa è interamente Ricoperta!! di ossa e teschi umani, creando motivi anche piuttosto complessi come croci alle pareti e lettere "M" (che simboleggiano il nome di Maria, chiesa alla quale è dedicata). Lo spettacolo e piuttosto macabro e ancor più misteriosa è la leggenda che si narra sull'altare della chiesa, anche l'altare come il resto è decorato con ossa umane appartenenti ai malati di peste. Una leggenda narra che sulla sinistra dell'altare, dove ci sono altre ossa, ci sia lo scheletro di una bambina, e che durante la notte della commemorazione dei defunti la fanciulla esca dalla sua tomba e porti con sé tutti gli altri scheletri della chiesa che si sono ricomposti. Così, insieme iniziano una danza in mezzo alla cappella. Si dice che il suono delle ossa degli scheletri danzanti siano udibili anche al fuori dalla cappella. |
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A destra: L'ingresso.
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A sinistra: Una croce fatta con teschi umani. Ai lati, sulle semicolonne, altre decorazioni eseguite con ossa umane. |
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Link utili: http://www.corriere.it/vivimilano/arte_e_cultura/articoli/2003/01_Gennaio/23/ossario.shtml
3月7日
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Silbury Hill
La Silbury Hill è senza dubbio il monumento preistorico più enigmatico del territorio britannico. Da sempre per la sua imponenza e particolarità ha suscitato l'interesse di archeologi e appassionati. Si erge tra Devizes e Marlborough a circa un miglio a Sud di Avebury, nella storica contea del Wiltshire e i suoi 39.5 metri di altezza ne fanno la più grande costruzione preistorica dell'Europa. Realizzata in quattro diverse fasi costruttive, presenta una forma tronco conica e una pendenza nei punti più scoscesi del 50%, corrispondente ad un'inclinazione di 30°, valore che ne ha garantito la stabilità per circa 4500 anni.
Le quattro diverse fasi costruttive furono conseguenti tra loro e si susseguirono in un'età compresa tra il 2725+/-110 A.C. e il 2145 +/-95 A.C.. Sfruttando come basamento iniziale la struttura di uno sperone naturale di calcare, l'opera, al termine delle prime due fasi, raggiunge le dimensioni di 17 metri in altezza e 110 metri di larghezza alla base, in tutto un volume di 28.325 metri cubi. Dall'analisi effettuata sulla tipologia degli insetti sepolti negli strati più antichi della costruzione si è potuto dedurre che questa fu iniziata tra la seconda metà del mese di Luglio e la prima metà di Agosto.
La terza fase costruttiva fu la più importante e significativa in seguito alla quale la Silbury Hill assunse la forma di un cono a gradini ancora oggi parzialmente osservabili.
I progettisti della terza fase avevano sicuramente ottime cognizioni della statica e della meccanica delle terre in quanto riuscirono a dare una grande stabilità alla costruzione mediante la realizzazione di una serie di muri interni in blocchi di pietra a secco le cui intercapedini vennero riempite con pietrame di diversa natura.
Nella quarta e ultima fase, il fossato principale fu esteso verso Ovest e il materiale di scavo venne probabilmente usato per il livellamento dei gradini.
Attualmente la Silbury Hill raggiunge un'altezza di 39.5 metri ,una larghezza alla base di circa 150 metri e ricopre una superficie pari a circa 2.2 ettari: la sua costruzione comportò l'utilizzo di 350.000 metri cubi di calcare grossolanamente lavorato e di 250.000 metri cubi di terra, pietrame, ossa, legno, rifiuti e altro materiale di riempimento; la mole di lavoro necessaria per compiere tale costruzione, calcolata considerando gli strumenti dell'epoca, è stata valutata pari a 18 milioni di ore lavorative.
A questo punto va precisato che la Silbury Hill non è un tumulo, infatti al suo interno non è stata ritrovata alcuna sepoltura, ma una costruzione artificiale i cui scopi principali sono ancora ignoti, mancano anche gli allineamenti di carattere astronomico che caratterizzano i monumenti preistorici neolitici eneolitici e dell'età del bronzo posti nelle immediate vicinanze tra cui: West Kennet, Est Kennet, Windmillhill, Horslip.
Alcune esplorazioni minerarie effettuate durante la metà del diciottesimo secolo hanno compromesso in parte la stabilità della Silbury Hill, infatti nel Maggio del 2000 a causa di un cedimento strutturale si è aperta una voragine sulla sommità e il sito archeologico è stato chiuso al pubblico.
Nell'Agosto 2001 sono iniziati i lavori di restauro da parte dell'English Heritage. | 2月17日
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IL DIAMANTE MALEDETTO BLUE HOPE |
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Il diamante e' sicuramente una pietra di per se piena di fascino a cui vengono attribuiti svariati significati, legati anche alla sua durezza, famose le espressioni punta di diamante, nozze di diamante, ecc... E' costituito da carbonio purissimo cristallizzato e si forma a grandi profondita'. Ha una grande capacita' di riflettere la luce, dote questa che lo rende straordinariamente luminoso. Gli antichi indicavano i diamanti come le lacrime degli dei o i frammenti di stelle cadute sulla terra, frasi appropriate per descriverne a pieno il fascino, la purezza e la lucentezza e il fascino. I primi diamanti furono estratti piu' di 4.000 anni in India ed e' proprio qui, in questa terra anch'essa meravigliosa e allo stesso tempo misteriosa, culla anche della magia, che inizia la storia del diamante blu Hope, famoso perche' ritenuto tanto bello quanto portatore di sventura a chi ebbe modo di possederlo. |
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Si racconta che in origine il diamante, di grandi dimensioni, forse 112 carati (un carato corrisponde a 200 milligrammi) come riportano alcune cronache, fosse incastonato in un idolo indiano e qui venne estratto e trafugato per iniziare il suo viaggio alla volta della Francia dove venne acquistato da Luigi XIV che lo fece tagliare a forma di cuore riducendolo a 67,5 carati. Il diamante fu portato in varie occasioni da Luigi XIV e da Luigi XV sino a che non fu montato assieme ad altre pietre preziose e divenne proprieta' di Maria Antonietta. Non staremo qui a raccontare i fatti che caratterizzarono la storia di questi personaggi famosi, basti pensare che l'ultima, Maria Antoniette, non ebbe una vita felice e mori' altrettanto tristemente per mano del boia, ghigliottinata. Il suo corpo fu gettato a riposare nella fossa comune del cimitero della Madeleine sino a che i suoi resti non furono recuperati e deposti nella sua ultima e attuale dimora, piu' consona ad una figura regale, buona o cattiva che fosse, amata o meno che fosse dai suoi sudditi, nella cripta dell'abazia di Saint Denis dove e' possibile visitare la tomba dedicata a lei e a Luigi XVI. Ma torniamo al diamante Hope. Questo ed altri gioielli della corona, vennero rubati e per qualche motivo esso approdo' in terra di Londra dove fu di nuovo tagliato. Molto probabilmente, il diamante che comparve in un'asta londinese, era proprio il diamante di Maria Antonietta ed ora appariva nella sua ultima stupenda forma di 44.5 carati. E' a quell'asta che il banchiere Hope, a cui si deve il nome del diamante, ne venne in possesso pagandolo una ingente somma di danaro. Il diamante, prima di quel momento, era gia' passato di mano in mano, venduto e trafugato, tagliato e mutato nell'aspetto, senza pero' cessare di emanare i suoi influssi nefasti a coloro che lo avevano posseduto. Nel 1830, riportano le cronache, il gioiello fu rubato e, il giopielliere che lo aveva tagliato, mori' di crepacuore quando seppe che era stato suo figlio l'artefice del furto. Lo stesso figlio si tolse poi la vita alla notizia della morte del padre per causa sua. Chi trovo' il diamante tra gli averi del giovane fu colpito egli stesso da una morte improvvisa. Dopo questi luttuosi fatti il diamante ricomparve al collo di una ballerina delle Folie Bergere, che fu uccisa proprio la prima sera che lo indossava. Il diamante godeva quindi gia' di una reputazione negativa ma gli Hope lo tennero sino a che non fu venduto al gioielliere Pier Cartier che a sua volta lo vendette al magnate americano della stampa Mc Lean, proprietario del Washington Post, che lo regalò alla moglie la Signora Evelyn Walsh. La signora lo sfoggiava con grande orgoglio e sembrava che su di lei la maledizione non avesse alcun effetto. Fu la sua famiglia e le persone che vivevano attorno a lei a subire gravi disgrazie. Per primo mori' il fratello della signora, poi il figlio, ancora in giovane eta' e la figlia. L'attivita' del marito subi' un tracollo improvviso e furono costretti a vendere il Washington Post. Caddero in disgrazia e gli anni di sfarzosa ricchezza e prosperita' sembravano essere finiti. Anche la salute di Mc Lean sembrava essere minata.
Nel 1949 il diamante blu maledetto fu venduto al gioielliere Hanry Winston per risollevare le finanze e questi, dopo alcuni anni, se ne disfece donandolo alla Smithsonian Institution di Washington, che lo possiede ancora oggi. |
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| 2月7日
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L'INCREDIBILE GNOMO DEL WYOMING

Numerose tribù indiane, negli stati Uniti e nel Canada occidentali, narrano storie di piccoli uomini che si recherebbero in particolari laghi e fiumi per procurarsi l'acqua. Gli irlandesi ci hanno sempre parlato di nanetti con abiti aderenti, verdi o marroni, che frequentano laghi e fiumi in prossimità di determinati luoghi. Al di là delle credenze su gnomi, folletti e fate, esiste un numero impressionante di libri e raccolte di documenti che riferiscono sulle molteplici apparizioni di questi minuscoli ed inafferrabili esseri che, secondo le leggende, vivrebbero sottoterra. Potrebbe trattarsi di una "Seconda Razza" di umani che in tempi remoti, mentre noi ci sviluppavamo e progredivamo in superficie, si ritirarono nell'isolamento delle cavità terrestri naturali, per poi divenire, con le loro apparizioni, oggetto di miti e leggende? La storia ci ricorda che alcuni individui preistorici di piccole dimensioni hanno abitato l'Europa prima dell'arrivo dal nord dei Celti. Si trattava di una razza mongoloide dedita alla lavorazione della selce che conobbe un periodo fiorente durante l'età della pietra levigata. Questi popoli, Turanidi, Picti e Mediterranei, furono distrutti o ridotti in schiavitù dai Celti all'inizio dell'età del Bronzo. Stessa sorte toccò poi ai Celti per mano delle tribù teutoniche. E fin da allora iniziano a circolare racconti secondo cui non tutte le piccole creature erano state sterminate. Alcune si sarebbero nascoste nelle caverne dalle quali sarebbero uscite soltanto di notte per rubare viveri e compiere rappresaglie contro i loro aguzzini, impadronendosi dei loro piccoli animali e persino dei loro bambini immersi nel sonno. Sono solo racconti oppure possiamo accettare l'idea che lo sterminio di questi "nanetti" ad opera dei Celti non fu totale? Una delle scoperte più affascinanti sui piccoli esseri avvenne nel 1932, nello stato del Wyoming (USA.
Mentre due cercatori d'oro stavano lavorando in un burrone, alla base delle montagne Pedro, credendo di aver individuato una vena d'oro su di una parete, la fecero saltare con la dinamite. Ben presto si accorsero di aver messo allo scoperto una caverna alta e larga 1,2 mt e profonda 4,5 mt. Scrutando all'interno i due cercatori rimasero stupefatti nello scorgere su una sporgenza, una minuscola figura mummificata di un uomo seduto, con le braccia e le gambe incrociate. La mummia era di colore bronzo scuro, molto raggrinzita e non più alta (stima da viva) di 35 cm. Gli scienziati che la esaminarono rimasero increduli, sottoponendola ai raggi X stabilirono che la creatura in vita pesava circa 5,5 Kg, che era di sesso maschile, che aveva una dentatura completa e che al momento della morte la sua età doveva essere di circa 65 anni.

Il peso della mummia era di soli 350 gr, la sua fronte bassissima, il naso schiacciato con narici ampie e dilatate, la bocca larghissima e munita di labbra sottili. La scienza ufficiale aggiunse che "il piccolo cadavere era appartenuto ad un'epoca estremamente remota e la sua statura, tipo e origine, ci erano del tutto sconosciute". La mummia, infatti, era molto più piccola di ogni tipo umano finora conosciuto.
Alcuni abitanti del posto suggerirono agli studiosi che l'uomo era soltanto un membro di una razza di piccoli esseri che un tempo aveva popolato la regione.
Superate le prime perplessità iniziarono altre ricerche e furono consultati antichi documenti. Gli indiani Arapaho e Shoshoni nelle loro leggende asseriscono che quando giunsero in quei luoghi vi trovarono dei piccoli esseri che vivevano in canyon nascosti e che guerreggiarono contro di loro. Sulle pareti del Dinwoody Canyon sono stati rinvenuti dei petroglifi (disegni incisi) che non risultano appartenere alla tradizione indiana e apparentemente non trovano giustificazione.
Allora migliaia e migliaia di anni fa, e forse anche in epoche più recenti, non esistevano solo dei giganti sulla Terra, ma anche dei pigmei, non appartenenti al genere che già conosciamo.
Abitarono, come sembra, l'intero pianeta? Esistono tutt'oggi? Sono domande che non hanno ancora risposta.

Oltre alla mummia, anche la caverna del ritrovamento fu oggetto di accurate indagini, ma gli scienziati non vi trovarono nè prove di residenza umana, nè strumenti lavorati, graffiti o altra traccia di scrittura, null'altro all'infuori della piccola sporgenza rocciosa su cui la piccola creatura era rimasta seduta per millenni.
Un solo altro gnomo mummificato giunse a nostra conoscenza dagli Stati Uniti, all'incirca nel 1925. Si tratta di un'altra piccola creatura, dai capelli rossi, trovata anch'essa su di una sporgenza rocciosa all'interno della Mammouth Cave, nello stato del Kentucky.
In questo caso l'omino era alto da vivo 99 cm e, alle indagini condotte dagli scienziati, risultò essere morto non più di sei o sette secoli prima. Come fecero i due "nanetti" ad entrare nelle loro tombe rimane un mistero.
Come un mistero rimane la mummia rinvenuta nel 1921 dall'inglese Mike Mitchell-Edges, nell'isola di San Blas a largo di Panama.

La mummietta era gelosamente custodita dagli indigeni Chucumaque come feticcio a cui attribuivano poteri sovrannaturali.
La scienza disse che il piccolo cadavere macrocefalo era di un feto rimosso dall'utero materno a 5 o 6 mesi di gravidanza.
Il suo stato di conservazione è ottimo, con la pelle ancora intatta.
Questo feto presenta una forma cranica del tutto sconosciuta e non è stato sottoposto ad alcun trattamento di fumigazione, con alcool o di essiccamento al sole.

La conservazione di quest'embrione dimostra una conoscenza scientifica di alto livello in netto contrasto con le condizioni di vita dei primitivi Chucumaque.
Alcuni ricercatori hanno avanzato l'ipotesi che in tutti e tre i casi citati si possa far riferimento a creature provenienti da altri mondi.
Al momento l'unica certezza è che non appartengono nè alla specie Homo Sapiens, nè ad altre forme umane conosciute.

| 1月17日
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FONTE DELLA GIOVINEZZA
Seconda opportunità. C'era qualcosa,
nel REGNO DI PRETE GIANNI,
che valeva più di tutte le sue
ricchezze messe insieme:
la Fonte della Giovinezza,
le cui acque ridonavano gioventù e vigore.
La fonte era a disposizione di tutti,
e lo stesso Prete Gianni vi si sarebbe immerso più volte raggiungendo la rispettabile
età di cinquecentosessantadue anni.
Sir John Maundeville, autore nel XIV secolo
di un popolare resoconto
dei suoi incredibili viaggi (mai compiuti),
la “scoprì” in Asia e vi si tuffò entusiasticamente.
In effetti la leggendaria sorgente
è citata anche in numerose leggende cinesi.
Dovrebbe trovarsi in Cina,
presso le montagne K'un Lun
nella misteriosa isola di Ying Chou,
oppure da qualche parte in Corea:
in una fiaba popolare di quel paese
essa viene scoperta causualmente
da due poveri contadini,
che bevono un sorso della sua
acqua e ritornano imme
diatamente giovani.
Venuto a conoscenza dell'accaduto,
un prepotente signorotto
costringe i due a rivelare l'ubicazione della fonte;
ma è tale la sua avidità che esagera
nel bere e ritorna bambino.
Il finale è indicativo della filosofia
di molte religioni orientali,
che non precludono una "seconda opportunità":
il piccolo viene adottato dai contadini,
cresce insieme a loro,
e - questa volta - diventa un uomo saggio e stimato.
Il sogno di un Leone.
Il primo esploratore che si occupò
della fonte nella realtà fu Don Juan Ponce De Leon,
il quale però non andò a cercarla
in Asia, bensì nel Nuovo Mondo
appena scoperto. Ponce De Leon e
ra stato accanto a Cristoforo
Colombo nel 1493,
e aveva raggiunto con lui
l'isola di Hispaniola, l'attuale Haiti.
Qui era venuto a sapere
dagli indiani che in un'isola
chiamata Bimini (nelle attuali Bahamas)
si trovava una fontana miracolosa
in grado di ridonare la gio
ventù. A dir la verità la sua collocazione
non era troppo sicura:
a seconda della tribù si trovava
a Bimini, ad Haiti, a Cuba,
sulla costa settentrionale del Sud America,
in Florida; comunque Ponce De Leon
partì fiducioso alla sua ricerca.
Tra il 1512 e 1513 si spostò
da Portorico alla costa est
della Florida, la circumnavigò
quasi completamente, si spinse a sud
e raggiunse Cuba, quindi a est
verso le Bahamas per poi tornare,
sconfitto ma non domo, a Portorico. Ci ritentò nel 1521, ma, sulla costa
della Florida, venne ferito
da una tribù di indiani ostili.
Quel colpo di freccia gli costò la vita:
Ponce De Leon morì d'infezione
a Cuba poche settimane dopo.
Molti cronisti dell'epoca (tra cui Oviedo e Fontaneda) presentarono Ponce De Leon
con il sarcasmo riservato agli ingenui.
In realtà questo coraggioso esploratore,
anche se non trovò la Fonte della Giovinezza,
scoprì il Canale di Bahama
(passaggio obbbligato tra Cuba e la Spagna per i futuri navigatori) e diede un notevole contributo
alla conoscenza delle tribù indigene.
Sulla sua tomba a Portorico c'è scritto : “ Qui giacciono le ossa di un leone
(“Leon”) le cui gesta furono
più grandi del suo nome".
| 1月10日
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GOLEM
..Golem ("Materia informe"), [robot] .. fabbricato con il fango da un altro uomo, e come tale privo dal soffio divino. Dall’XI secolo.. alcuni Rabbini particolarmente esperti nelle difficili arti della Qabbalah sarebbero stati in grado di fabbricare Golem: le rozze statue di fango sarebbero state animate tracciando sulla loro fronte i caratteri alif, mem e thaw, cabalisticamente analoghi a quelli che compongono il nome "Adamo". I Golem avrebbero svolto umili mansioni di servitori .. fino a quando non diventavano troppo grossi, e, di conseguenza, ingovernabili: una peculiarità di alcuni di essi era infatti quella di crescere a dismisura giorno dopo giorno. In tal caso il Rabbino doveva indurre con un trucco il Golem a inginocchiarsi, per potergli cancellare la alif dalla fronte: le lettere restanti, infatti, si leggono meth, "Morte", e una volta che esse rimanevano sole, il Golem si abbatteva rovinosamente al suolo, travolgendo a volte il suo stesso creatore. .. possono avere un aspetto umano, possedere intuito, intelligenza e compassione .. e alcuni possono essere simili in tutto e per tutto a uomini morti o viventi. Questi ultimi - spesso in grado di mutare il loro aspetto a piacimento - vengono fabbricati quando occorre possedere il perfetto duplicato di una persona.
Il Golem di Praga
..il 20 Adar del 5340 dell'Era Ebraica (Marzo 1580 dell'era cristiana), Jehuda Liva Ben Becalem.. ("Maestro Loew") si incontrò .. con i suoi due più fedeli discepoli. Ognuno degli intervenuti rappresentava un elemento: il Marahal era il simbolo dell’aria; suo cognato, il Rabbino Yitzchak Hacohen, rappresentava il fuoco; il Rabbino Sosson rappresentava l’acqua. Il quarto elemento, la terra, era già pronto sull’impiantito della Sinagoga. .. il Marahal cominciò a plasmare il mucchio di fango, e i suoi assistenti lo aiutarono a dargli un aspetto umano. Quando la figura fu completa, il Rabbino Loew cominciò a recitare il primo capitolo della Genesi, insieme ad alcuni brani del Talmud; poi accese una torcia, la porse al Rabbino Sasson, e, con un bastone, tracciò un cerchio sul pavimento. Quindi il Marahal diede ai suoi discepoli precise istruzioni: Yitzchak avrebbe dovuto camminare intorno al cerchio per sette volte, pronunciando i nomi cabalistici della divinità; poi sarebbe stata la volta di Sasson, quindi quella dello stesso Loew. Quando il rito fu compiuto, la torcia si spense. "Respira" - disse il Marahal, e la creatura respirò. "Apri gli occhi", e l’uomo d’argilla aprì gli occhi. "Il tuo nome sarà Yossel" - continuò il Marahal - "e la tua missione sulla Terra sarà quella di proteggere il popolo di Israele dai suoi nemici. Nessuno sarà più forte di te, vincerai il fuoco e la morte, sarai indistruttibile e immortale". .. Il Golem eseguì fedelmente ciò che gli era stata ordinato, e, dieci anni dopo, il trentatreesimo giorno dell’Omer del 5350 (1590), tornò in polvere. Fu lo stesso Marahal a eseguire, malinconicamente, il rito finale: "Hai compiuto il tuo destino. Che il tuo sonno sia dolce, Yossel, nessuno ti disturberà". |
http://www.the1phoenix.net/x-files/mystere.htm#invenzioni
| 11月17日
AKAKOR Un Mondo Sotterraneo in Amazzonia
 foto tratte dal libro di Karl Brugger, "La cronaca di Akakor –mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia"– Edizioni Mediterranee, 1996
Sotto la foresta amazzonica esisterebbe una fitta rete di gallerie inesplorate e di difficile accesso. Questa è la conclusione alla quale giunse il giornalista Karl Brugger, autore del libro “La cronaca di Akakor – mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia”. La sua è una storia fantastica, inverosimile, ma reale.
AKAKOR, IL MONDO SOTTERRANEO (di Giorgio Pastore)
Fu un grande appassionato della cultura e delle antiche tradizioni degli Indios che, come quelle di tanti altri popoli, si sarebbero rivelate ricche di dettagli interessanti. Anche gli Indios narrano di antiche leggende di dei venuti dalle stelle che un giorno ritorneranno. Troviamo storie simili più a nord, nel Centro America, ad esempio. I Maya ci parlano di Kukulcan, un uomo dalla pelle bianca, con barba e capelli rossi, alto di statura che, in un passato remoto, giunse in quelle terre su una barca priva di remi, proveniente dall’Oceano Atlantico. Tale figura diverrà il “Serpente Piumato”, il Quetzalcoatl (Quetzal = è una particolare varietà di uccello dotato di un manto dai colori verdi brillanti, adottato per simboleggiare “l’aria”, il “divino”; e Coatl = è il serpente, simbolo della “terra”, del “materiale”), unione tra la terra ed il cielo, anche presso gli Aztechi. Una figura simile, la ritroviamo anche presso gli Incas del Perù, che lo nominarono Viracocha, anch’egli proveniente dal mare. Kukulcan/Quetzalcoatl/Viracocha insegnò a questi popoli del Mesoamerica l’astronomia, la matematica, l’agricoltura ed altre scienze. Poi, improvvisamente, se ne andò ma promettendo che, un giorno, sarebbe ritornato. Infatti, agli inizi del XVI secolo, giunsero dal mare i Conquistatores spagnoli Cortèz e Pizarro che, inevitabilmente, vennero scambiati per queste antiche divinità, ma questa è un’altra storia.
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Il giornalista Karl Brugger conobbe, in uno dei suoi viaggi in Amazzonia, nel 1972, l’Indios Tatunca Nara, uno degli ultimi capi della tribù degli “alleati eletti” e custode di un importante tradizione, conservatasi nei secoli per mezzo di alcuni libri Sacri, scritti in una lingua sconosciuta ai più ma leggibile solo per alcuni, appunto, “eletti”. Questi sono i libri del Giaguaro, della Formica, dell’Aquila e dell’Acqua. Tatunca Nara ne è il custode e permette a Brugger di vederli e fotografarli. In questi libri sono conservate le vicende epiche degli dei che fondarono Akakor. <O:P></O:P>
Si narra che 13.000 anni fa, giunsero dal cielo delle navi dorate con a bordo degli stranieri dalla pelle bianca. Qui, inevitabilmente, viene spontaneo pensare a Kukulcan/Quetzalcoatl/Viracocha. Questi dei avrebbero anche avuto sei dita alle mani ed ai piedi. Un dettaglio curioso che ci riporta con la memoria a Pacal, sovrano di Palenque. Si dice che uno dei suoi figli avesse avuto sei dita alle mani. Una coincidenza? Presso i Maya, fin dai tempi di Teotihuacan, i sovrani erano soliti unirsi con le loro sorelle, che divenivano principesse, così come avveniva in Egitto, dove il faraone e la sua regina e sorella erano le immagini di Osiride e Iside, anch’essa sua moglie e sorella. Poi, questa pratica venne gradualmente abbandonata. Si pensa che i primi Ahauob, sovrani Maya, fossero stati semidei, figli di dei e umani. Se ciò fosse vero, avrebbero potuto conservare nel loro DNA tratti genetici “alieni”, come questa particolarità delle sei dita che poi, col tempo, avrebbero perso. |
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Gli dei di Tatunca Nara scesero sulla Terra e istruirono quegli Indios primitivi, spiegando loro di provenire dalle stelle, dalla costellazione di Schwerta, e si unirono ai terrestri, generando semidei. In effetti, abbiamo alcune testimonianze autorevoli di incontri, nella foresta Amazzonica, tra il Brasile ed il Perù, di Indios dalla pelle bianca. Ad esempio, il professor Marcel Homet, archeologo, paleontologo, antropologo ed etnologo francese, incontrò due Indios dalla pelle bianca che la sua guida definì della tribù di Waika. Si tratterebbe di pericolosi guerrieri con l’abitudine di rapire donne dalla pelle chiara per preservare il colore della loro pelle. Ma per quale ragione? Forse, in onore al colore dei loro dei? Anche il cercatore d’oro Francisco Raposo si imbattè nel 1743 in una tribù di Indios dalla pelle chiara. E anche vero che, comunque molti secoli dopo, le Americhe vennero raggiunte anche da altri popoli euro-asiatici, come i Vichinghi e forse i Cartaginesi di Tartesso. Ma rimangono molti dubbi. Molte spedizioni partirono alla ricerca sia di queste tribù, sia di altri luoghi mitici, come il favoloso Eldorado, ma nessuna ebbe successo. Molte spedizioni non fecero mai più ritorno, di altre, ritornarono a casa solo pochi uomini. Anche Hitler mandò delle spedizioni in Amazzonia, interessato a scoprire la mitica Akakor ma nessuna ebbe successo.
I sacri libri custoditi da Tatunca Nara narrano di come questi dei provenienti dalle stelle realizzarono un grande regno sotterraneo scavando lunghe gallerie sotto la foresta Amazzonica, collegando tra loro numerose città, di cui Akakor era la capitale. Inevitabilmente, non può non venirci alla mente un’altra leggenda analoga, quella di Agharti. Anch’esso un mitico sistema di gallerie sotterranee che avrebbero come centro la grandiosa Shamballah, situata in un luogo sconosciuto sotto il deserto del Gobi, in Asia.
Questi dei crearono Akakor ad immagine e somiglianza della costellazione dalla quale erano giunti, Schwerta. Non è di certo la prima volta che ritroviamo un fatto del genere. Più a nord, Teotihuacan è stata costruita tenendo conto delle dimensioni del Sole, della Luna, della Terra e dello stesso Sistema Solare. La piramide del Sole ha una base di 230 metri circa, similmente a quella di Cheope in Egitto. La circonferenza della Cittadella, dove sorge il tempio di Quetzalcoatl, è in rapporto alla circonferenza terrestre in scala 100.000:1. Il viale dei Morti, lungo il quale troviamo la piramide della Luna, del Sole e la Cittadella, è inclinato rispetto all’asse nord-sud di 14 gradi ad est. Ciò significa che, lungo la perpendicolare all’orizzonte, è possibile veder sorgere le Pleiadi, due volte all’anno, in maniera assolutamente precisa. I Maya erano grandi astronomi. Questi, sono solo alcuni pochi esempi. Ma da chi appresero tali conoscenze?
Gli dei di Akakor, possedevano una tecnologia molto progredita e misteriosa per gli Indios. Erano capaci di vedere attraverso “pietre” in ogni parte del mondo, eseguire delicatissime operazioni chirurgiche senza porre mano sui pazienti, lanciare fulmini e tagliare la pietra con un raggio luminoso che ora potremmo sospettare fosse una sorta di laser. Potremmo ritrovare un’analogia tra questi dei e gli strani esseri “tecnologici” raffigurati sulle misteriose pietre di Ica, ritrovate nel deserto di Ocucaje, vicino all’omonima città nel 1960 e, secondo gli studiosi, risalenti al Mesozoico. Su alcune di esse, vi sono immortalati uomini mentre scrutano il cielo con anacronistici cannocchiali e mentre operano a cuore aperto. Sempre secondo questi libri sacri, gli stessi dei avrebbero creato molti importanti centri in Bolivia, in Venezuela ed in Perù, come Tiahuanaco. La rete di gallerie di Akakor potrebbe in realtà essere collegata a quella di Agharti. In tal senso, gli stessi dei degli Incas, potrebbero essere stati gli stessi dei per gli Orientali dell’Asia antica. Un’analogia interessante la ritroviamo in Cambogia, dove ritroviamo il regno di Angkor (nome simile a quello di Akakor). Qui, sorgono ancora grandiosi templi ormai avvolti da una fitta vegetazione ma che, un tempo, si specchiavano nelle acque di immense risaie e ospitavano migliaia di persone. Anche in questo caso, Angkor venne creata dagli dei. O meglio, da Pisnovka, figlio di una “danzatrice celeste” e di un essere umano, il quale ebbe il privilegio di vedere “i templi degli dei” e di crearne di simili anche sulla Terra. Su di una stele ritrovata nel palazzo reale è incisa una frase enigmatica e molto interessante: "La terra di Kambu (Cambogia) è simile al cielo"<O:P> </O:P>
In effetti, i monumenti, le piramidi, i palazzi disposti su quest’area di 300 km quadrati sulle quali sono disposte Angkor Wat ed Angkor Thom, rappresentano anch’essi una costellazione; quella del drago, il serpente del cielo. Che sia la stessa costellazione degli dei extraterrestri di Akakor, Schwerta? Un’altra curiosità in più: la costellazione così rappresentata però corrisponde alla posizione che le stelle avevano intorno al 10.500 a.C.! A quanto pare, lo stesso periodo in cui fu creata la Sfinge in Egitto, se teniamo conto degli studi di Robert Bouval. Possiamo affermare quasi con certezza assoluta che tutti i templi, le piramidi, i palazzi costruiti nell’antichità della Terra, siano stati creati e disposti tenendo conto del moto degli astri nel cielo e della loro posizione. Creati per poter osservare il moto del Sole durante i Solstizi, gli Equinozi, della Luna, delle stelle, delle costellazioni, prevedere le eclissi e perfino il moto di Venere.
Difficile pensare che questi popoli antichi potessero avere tali conoscenze. Che siano stati davvero istruiti dai loro dei, provenienti dalle stelle?
Così come in Amazzonia, anche in Egitto ci sono storie che narrano di lunghissimi tunnel inesplorati, ramificati sotto le sabbie del deserto. Un ingresso a questa rete sotterranea si troverebbe proprio sotto la Sfinge, custode immortale di questo segreto.
Vi sono alcune testimonianze di esploratori, ricercatori, archeologi, i quali si avventurarono alla ricerca di queste gallerie. In certi casi, si raggiunsero dei successi parziali. Sono stati descritti misteriosi lunghi tunnel, spesso trovati “crollati” ad un certo tratto della discesa, o troppo lunghi per essere esplorati. Alcuni hanno raccontato di essere giunti fino ad un certo punto, ove si incominciava a vedere una strana luce verdastra. Questi, per paura, ritornarono subito indietro e, successivamente, non riuscirono più a ritrovare l’ingresso del cunicolo.
Alcuni tunnel sono tutt’ora visitabili, come quello sotto la piramide mixteca di Cholula, lungo circa 8 Km (solo 1 Km però è visitabile, il resto è stato precluso dalle autorità misteriosamente). Esiste un breve tratto di tunnel anche sotto la piramide del Sole a Teotihuacan. Molti altri tunnel, in Europa, vennero riutilizzati dai Romani e durante il Medioevo, fino ai giorni nostri.
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Probabilmente, fu proprio in alcuni di questi tunnel che gli Incas nascosero i loro immensi tesori per non darli in mano agli spagnoli di Pizarro. Da qui, le varie leggende che narrano dell’Eldorado, una città fatta interamente d’oro. Cercata invano per secoli e mai ritrovata.
Gli dei di Akakor regnarono sulla Terra per circa 3000 anni. Poi, se ne andarono, ritornando alle stelle, dalle quali erano giunti, forse coscienti del cataclisma che stava per abbattersi sul globo, forse lo stesso che distrusse Atlantide e Lemuria. Successivamente vi fu anche un grande diluvio. Incredibile il fatto che, sia questi Indios, sia i Sumeri, sia gli Ebrei ci parlano di un gigantesco diluvio che interessò tutto il pianeta. Una strana coincidenza. I libri Sacri narrano anche di come un sovrano di Akakor, dopo questi cataclismi, partì per creare una colonia in Egitto, proprio nello stesso periodo in cui, secondo gli archeologi, venne creata una prima dinastia, intorno al 3150 a.C. |
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Sopra: Tatunca Nara scrive nella "scrittura degli dei". |
Periodo, guardacaso, in cui i Maya fanno cominciare la loro quarta età, la quale dovrà finire nel 2012 d.C. Sembra proprio che esistano dei collegamenti culturali tra diversi popoli dell’antichità sparsi per tutto il mondo. George Hunt Williamson rinvenne nel 1957 sulle Ande una roccia con geroglifici molto simili a quelli egizi. Ciò potrebbe avvalorare le leggende dei libri Sacri custoditi da Tatunca Nara. Questi, raccontò a Karl Brugger di aver visto coi suoi occhi alcuni oggetti e luoghi appartenuti a questi dei, sottoterra. Affermò anche di aver visto quattro di questi esseri divini, con sei dita alle mani e ai piedi, in animazione sospesa, all’interno di misteriose vasche di cristallo piene di uno strano liquido, in una di queste caverne. All’interno del Tempio del Sole di Akakor, sorvegliato da guardie armate, sarebbero custodite molte meraviglie appartenenti a questi dei, come armi fantastiche, mappe stellari etc. Il ricercatore Antonio Filangeri, negli anni ’50 del XX secolo, partì per l’Amazzonia e verificò di persona molte delle informazioni avute da Brugger.
Nel 1984 Karl Brugger venne ucciso misteriosamente da un colpo di pistola. Tutta la sua documentazione inerente Akakor, trafugata, scomparsa nel nulla.
Tatunca Nara, per mettere in salvo i suoi libri Sacri, li affidò al vescovo M. Grotti, il quale li spedì al Vaticano, poco tempo prima di morire in un incidente aereo. Da allora, di Akakor non si seppe più nulla.
Giorgio Pastore
Bibliografia: - Brugger, Karl La cronaca di Akakor – mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia – Edizioni Mediterranee, 1996
http://www.croponline.org/agharti.htm 10月24日
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Il mistero della crudeltà
ecco come nascono....
le pellicce
clicca
Una volta in questa pagina...clicca subito sopra al video con il tasto destro del mouse per entrare nelle proprietà e scegliete la risoluzione a tutto schermo..." grz a FataAmbrosia | | 10月15日
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LA LEGGENDARIA TORRE DI BABELE
La splendida città degli antichi Babilonesi era famosa per il tempio che si innalzava proprio al centro. Cos'era la Torre di Babele? Chi la costruì? Qual'era la funzione delle ziqqurat, le torri-tempio? E quale fu la fine di Babilonia?
"Allora tutta la Terra aveva un linguaggio e usava le stesse parole. Ora, avvenne che, emigrando dall'Oriente, trovarono una pianura nella regione del Sennar e vi abitarono... E dissero: Orsù, edifichiamoci una città e una torre con la cima che guarda verso il cielo...". Così comincia, nel libro della Genesi, la storia della Torre di Babele, costruita dai discendenti di Noè.
"Ma il Signore scese a vedere la città e la torre..." e comprendendo che, finchè avessero parlato tutti lo stesso linguaggio, nulla avrebbe impedito loro di condurre a termine qualsiasi impresa si fossero prefissi, li afflisse con la confusione delle lingue affinché non si intendessero più gli uni con gli altri, e li disperse sulla faccia di tutta la Terra.
Questa curiosa leggenda fonde due miti del tutto separati. Uno narra che il genere umano eresse una torre per raggiungere il cielo e fu punito per la sua presunzione, mentre l'altro spiega la molteplicità delle lingue.
Il secondo fu riallacciato al primo forse solo per la somiglianza tra il nome Babele, dal babilonese Bab-ili, che significava 'la porta di Dio', e balal, un termine ebraico equivalente a 'confusione'. Ma perché, tra tutte le ziqqurat della Mesopotamia che avrebbero potuto ispirare la storia della torre, fu scelta proprio quella di Babilonia? Indubbiamente perché il libro della Genesi prese forma durante la cattività babilonese degli ebrei, che ebbe inizio nel 597 a.C.
Babilonia, sita nei pressi della moderna Hilla, a sud di Baghdad, all'altezza dei tratti navigabili del fiume Eufrate, era già molto antica quando gli ebrei sedevano vicino all'acqua e ricordavano Sion.
Fu il sesto re di questa nuova dinastia semitica, Hammurabi (1792-1750 a.C.) ad erigere la prima ziqqurat di Babilonia. Egli estese il suo potere a tutta la Mesopotamia e sotto di lui la città visse un periodo di grande fiodritura culturale.
A Susa, dove fu trasportata verso il 1600 a. C. dai conquisttori elamiti, venne rinvenuta una stele di diorite. Attualmente conservata al Louvre, su di essa è iscritto il Codice di Hammurabi, da lui promulgato agli inizi del suo regno.
Una spedizione tedesca condotta dall'architetto Robert Koldewey compì degli scavi a Babilonia tra il 1899 e il 1917. Per orientarsi fra i cumuli di terra che ne coprivano le rovine, la squadra disponeva delle iscrizioni della leggendaria città lasciate da alcuni autori classici, in particolare quelle dello storico greco Erodoto, che visitò Babilonia verso il 460 a.C.
"Essa supera in splendore qualsiasi città del mondo conosciuto", scrisse Erodoto, mentre per gli autori biblici Babilonia era la quintessenza del lusso e dello scadimento morale. Ma la Babilonia di Erodoto, le cui rovine sono ancora oggi visibili, non era quella di Hammurabi; dopo la morte di questi, avvenuta nel 1750 ca. a.C., la città infatti decadde e languì per un migliaio di anni sotto la morsa di avrie grandi potenze, e in particolare degli Ittiti e degli Assiri.
Poi, nel 604 a.C., fu fondato un nuovo Impero Babilonese, e il suo secondo re, Nabucodonosor, fece di Babilonia la più bella città della terra.
La Babilonia di Nabucodonosor era immensa, secondo i criteri antichi. Sua meraviglia principale, secondo Erodoto, erano le mura, larghe abbastanze per consentire il passaggio a due carri trainati da quattro cavalli. E Koldewey riportò effettivamente alla luce delle mura che corrispondevano a questa descrizione.
L'archeologo disseppellì anche un ampio viale, la Via delle Processioni, largo 19 m e pavimentato con lastre di calcare bianco e breccia rossa. Su ciascun lato della strada vi era un muro ricoperto con ceramiche azzurre e adorno di 60 rilievi di leoni.
La Via delle Processioni passava attraverso la Porta di Ishtar e raggiungeva il tempio ricostruito da Nabucodonosor e dedicato a Marduk, il dio più importante della città, contenente all'interno una vasta sala interamente rivestita d'oro. Al di là del tempio si innalzava la colossale ziqqurat, rifatta dal re con otto o nove piani - per un'altezza di un centinaio di metri. Erodoto riferì che in cima alla torre vi era un tempio completamente vuoto a eccezione di un grande divano affiancato da un tavolo d'oro.
In alcune versioni della leggenda della Torre di Babele è citata una figura piuttosto singolare. Si narra infatti che Nimrod, un famoso cacciatore al servizio di Dio, dopo aver sconfitto in battaglia gli eserciti dei figli di Jafet e di Sem (ovvero i discendenti di due dei figli di Noé) decidesse di costruire, nella pianura mesopotamica una città che chiamò Sennaar.
Nimrod divenne un sovrano ambizioso e arrogante, cominciò ad adorare idoli di pietra e di legno e si mise in testa di sfidare Dio stesso per vendicare la morte dei suoi avi annegati da Jahvé durante il Diluvio Universale. Decise quindi di costruire la Torre di Babele, una costruzione altissima, superiore in altezza al monte Ararat, da cui condurre un esercito contro Dio. Una volta distrutto Dio, Nimrod si sarebbe curato di mettere al suo posto i suoi nuovi idoli.
Presto la torre divenne altissima. Vi erano sette scale dalla parte orientale, lungo le quali i portatori potevano raggiungere la cima, e sette dal lato occidentale, dalle quali potevano discendere. La costruzione della Torre di Babele si svolse così alacremente da far diventare gli stessi operai cinici e arroganti.
La costruzione non era ancora finita che già l’esercito di Nimrod ebbe l’ordine di scagliare le proprie frecce dalla sommità della torre contro il cielo; gli angeli di Dio raccolsero i dardi uno a uno e per ingannare gli uomini lasciarono cadere delle gocce di sangue. Gli arcieri esultarono all’unisono convinti di aver ucciso tutti gli abitanti del cielo.
Dio allora parlò ai settanta angeli che lo circondavano intorno al suo trono e disse: "Scendiamo tra loro e confondiamo il loro linguaggio, in modo che invece di una sola lingua ne parlino settanta". Così fecero e i costruttori cessarono di capirsi. Gli ordini impartiti non venivano più interpretati correttamente. Vennero così commessi molti omicidi per colpa della confusione che regnava fino a che il lavoro rallentò e si fermò del tutto.
La Torre di Babele fu in seguito inghiottita per un terzo dalla terra, per un altro terzo da un fuoco scagliato dal cielo. La parte restante cadde in rovina lentamente, erosa dal tempo.
Dopo la morte di Nabucodonosor la potenza di Babilonia venne rapidamente meno. Il suo ultimo re, Nabonide (556-539 a.C.), visse nel deserto mentre suo figlio Baldassarre governava come reggente. Nel 539 a.C. Ciro il grande conquistò la città e Babilonia entrò a far parte dell'Impero Persiano. Ciro e is suoi immediati successori si preoccuparono di mantenere in buono stato gli edifici religiosi, ma i re seguenti si sottrassero al compito. Più ancora che dalla distruzione parziale nel 482 a.C., attuata da Serse quale rappresaglia, la città fu danneggiata da decenni di incuria.
All'epoca in cui Alessandro Magno concepì il progetto di fare di Babilonia la sua capitale, la gigantesca ziqquarta non poté più essere ricostruita, nonostante la volontà del sovrano. E allorché Settimio Severo, imperatore di Roma dal 193 al 211 d.C., si recò a visitare quella che era stata una città leggendaria, trovò Babilonia ormai deserta.
se avete difficoltà a leggere l'articolo basta evidenziare le parole........
| 10月10日
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tratto da "Il Messaggero" di domenica 8 Maggio 2005
LUPA CAPITOLINA NEL TAGIKISTAN
di EMILIO LAGUARDIA
Questa è la storia del dio Marte, amante focoso, e di una principessa Latina troppo disinvolta; è la storia di due gemelli, figli della colpa, abbandonati sul fiume e nutriti da una Lupa; è la storia dei pastori che abitavano il colle sopra il fiume e che adottarono i due bambini. E il colle divenne una città e la città un Impero, un Impero grande dall’Atlantico all’Eufrate. Ma questa è anche la storia di un altro Impero, l’Impero che vedeva per primo il sorgere del sole, l’Impero che credeva nei Draghi, l’Impero che, quando Roma era un pugno di capanne, costruiva strade e città di mattoni, inventava la carta e la polvere da sparo. Per anni storici e archeologi si sono interrogati sulla possibilità che l’antica Roma e la Cina si conoscessero e dialogassero. Ritrovamenti sporadici - qualche moneta romana e frammenti di terracotta - vennero alla luce in Asia sia lungo la Via della Seta sia sulle coste di Sri Lanka, India e Corea, segno che le rotte commerciali, terrestri e marittime, erano più trafficate di quanto si immagini. Nel 1955 il sinologo americano Homer Dubs, decifrando gli archivi segreti della Dinastia Han, scoprì che nel 30 a.C., in un territorio corrispondente all’attuale Tagikistan, le truppe imperiali cinesi si scontrarono con un curioso esercito che avanzava in formazione chiusa tenendo gli scudi sovrapposti gli uni con gli altri. E’ una tecnica di combattimento romana, la cosidetta testudo , sconosciuta fino ad allora in Oriente. I Cinesi notarono anche che i loro nemici costruivano accampamenti quadrati circondati da aguzzi pali di legno, anche questa una tipica tecnica militare romana. Dubs ipotizzò allora che si trattava dei soldati romani fatti prigionieri dai Persiani nella battaglia di Carre (53 a.C.) e costretti a combattere lungo i confini orientali del’Impero Partico. I Cinesi trasferirono poi i ”Romani” in una città che chiamarono Li-jan, lo stesso nome utilizzato nei testi del ”Celeste Impero” per indicare i territori dell’Impero Romano. L’ipotesi di Dubs alimentò fantasie e suggestioni, riproposte ancor oggi nell’ultimo romanzo di Valerio M. Manfredi ”L’Impero dei Draghi”, ma gli scavi archeologici condotti nell’antica città di Li-jan dettero risultati contraddittori e mai nessuna certezza della presenza di Romani in Cina. Ma alla fine degli anni ’60 l’archeologo russo Numon Negmatov scavando a Bundzikat, in Tagikistan, nel sito di una fortezza del VIII-IX secolo d.C. trovò un affresco sorprendente: una lupa che allatta due gemelli identica alla ”Lupa Capitolina”. Continuando a scavare Negmatov portò alla luce una parete lunga sei metri, dove, comparando con la mitologia romana, apparvero le figure di un sovrano in trono (Enea), di un uomo e una fanciulla seminudi (il dio Marte e Rea Silvia, padre e madre dei gemelli), di un fiume (il Tevere) con la cesta dei due bambini, di un gruppo di pastori (Faustolo e Acca Larenzia). Il castello apparteneva agli Afshins, un gruppo di mercenari turchi che proprio in quei secoli iniziavano la loro inarrestabile marcia dalle steppe dell’Asia Centrale fino al Mediterraneo. Ma che relazione poteva esserci tra una tribù nomade dell’Asia e il mito della Fondazione di Roma? Alla ricerca di paralleli culturali Negmatov scomodò gli antichi miti indoeuropei dell’Avesta, scoprendo la leggenda di Kir, mitico fondatore delle popolazioni iraniche, figlio ripudiato di un re, allevato da una lupa e salvato da un pastore. Il mito, comune a molti popoli dell’Asia, sarebbe stato portato in Occidente dagli Etruschi, congetturò allora Negmatov, e, sulle coste del Lazio, trasformato nella sua variante con i due gemelli. Ma il mistero rimane, al di là delle possibili comuni radici culturali, tanto che l’Università ”La Sapienza” di Roma e l’Istituto ”Giorgio La Pira” del CNR terranno ad ottobre, proprio in Tagikistan, un seminario sull’interpretazione del dipinto. ”E’ il ritorno della Lupa in Asia” afferma il professor Pierangelo Catalano, organizzatore del seminario ”perchè è l’Asia, e non l’Europa, alla base della tradizione mitologica romana”. Quello che infatti stupisce nell’affresco di Bundzikat, oltre alla perfetta corrispondenza iconografica con la Lupa Romana, è che il mito della nascita della ”Città Eterna” doveva rappresentare, per i nuovi signori Turchi, un momento di tale venerazione tanto da riproporlo negli affreschi della propria residenza. Il ritrovamento della ”Lupa” in Tagikistan, negli stessi luoghi che videro lo scontro armato con i Cinesi, attesterebbe, se non la presenza di soldati romani in Oriente, sicuramente il segno della diffusione, lungo la Via della Seta, della cultura di Roma. E nel mondo è il suo segno più ad Est.

“ La Lupa Capitolina ” Statua in bronzo raffigurante la lupa. Di origine etrusca risale al v secolo a.C.; originariamente erano presenti due i gemelli sottostanti. È giunta fino a noi, superando invasioni barbariche e incuria medievale, anche se un fulmine la colpì nel 65 a .c. sbriciolando i due gemelli. Nel Medioevo fu collocata al Laterano, all'esterno della Torre degli Annibaldi, su una base di pietra sostenuta da grappe infisse nel muro. E lì restò fino a quando, nel piano di ristrutturazione della piazza del Campidoglio, Sisto IV ne progettò il trasloco donandola ai Conservatori, con 10 fiorini d'oro che sarebbero dovuti servire per il rifacimento dei due gemelli. Questi vennero infatti fusi da Antonio Pollaiolo nel 1473 e la Lupa fu collocata sotto il portico del Palazzo dei Conservatori fino al 1538, quando venne spostata sopra il colonnato che decora il pianterreno, a metà della facciata. Infine, ne1 1586, fu installata su un piedistallo al centro della stanza che fu appunto detta "della Lupa", dove è rimasta fino ad oggi. Una copia è nell'omonima sala del Palazzo di Montecitorio e un'altra, all'aperto, su una colonna lungo il fianco sinistro del Palazzo Senatorio sul Campidoglio .
Nel chiostro della basilica di San Paolo fuori le mura, nel lato adiacente alla chiesa (realizzato intorno al 1229 da un membro della famiglia dei Vassalletto) sul terzo pennacchio esterno della prima campata destra, è raffigurato l'episodio del “lupo a scuola”. Nella scena si riconosce un lupo vestito da monaco che, mentre apprende l'alfabeto, alla lettera A associa subito l'immagine dell'agnello, con un chiaro riferimento alla distrazione dei religiosi nei confronti dei voti imposti dalla vita monastica.

" Romolo e Remo " Dipinto ad olio su tela di cm 210 x 212 realizzato tra il 1615 ed il 1616 dal pittore Pieter Paul Rubens.
È conservato alla Pinacoteca Capitolina di Roma.
Sulla sinistra del quadro è raffigurata Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, accanto al fiume Tevere mentre i due bambini succhiano il latte dalla lupa.
Sulla destra avanza il pastore Faustolo, che adotterà i fratelli, attirato dall'inconsueta scena che si mostra ai suoi occhi.

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“Romolo e Remo allattati dalla lupa ”. Opera di Ludovico Carracci (1555 – 1619), da “Storie di Romolo e Remo” (1590/91) - ciclo di affreschi composto da 14 scene. Conservato presso Palazzo Magnani di Bologna.
immagine:
“Il Natale di Roma”. Opera di Giuseppe Vasi 1765. |
10月4日
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ONDE ELF
Nikola Tesla era nato nel 1856 a Smiljan, in Serbia, nell'allora impero Austro-Ungarico. Nel 1884 era giunto a New York..: in testa, aveva tutti i dettagli del "generatore di corrente alternata polifase", un apparecchio per trasformare la corrente continua in alternata, adottato dal 1895 in tutte le centrali idroelettriche. .. Eppure nel 1943, morì solo e frustrato per non essere riuscito a imporre alcuni suoi progetti nel campo delle onde elettromagnetiche. Antesignano degli esperimenti radiofonici, .. nel 1912 gli fu proposto il Premio Nobel, che rifiutò, offeso per non averlo ricevuto nel 1909 al posto di Guglielmo Marconi.
..Contrariamente al rivale italiano, Tesla non si accontentava di trasmettere minute quantità di energia sotto forma di onde radio, ma intendeva trasmettere via etere grandi quantità di corrente da utilizzare per uso domestico o industriale. Immaginate, insomma, l'elettricità che giunge in casa vostra senza bisogno di fili ma raccolta da una antenna come i segnali radiofonici o televisivi. Pura fantascienza? No: infatti nel 1899, a Colorado Springs, lo scienziato riuscì a trasmettere per mezzo di un generatore di nuovo tipo l'energia necessaria ad accendere 200 lampadine poste a una distanza di 40 chilometri. Il magnate John Pierpoint Morgan si interessò all'invenzione e finanziò un progetto ancor più ambizioso, il cosiddetto "Sistema Mondiale". Tesla intendeva utilizzare le "vibrazioni elettriche" naturali della Terra per ottenere energia praticamente gratuita. Poi le cose cominciarono ad andare male. Morgan ritirò il finanziamento e Tesla fu costretto a far demolire le sue installazioni; caduto in una profonda crisi depressiva, si ritirò dalla scena scientifica
..Come mai l'invenzione più importante di Tesla, lo straordinario sistema per trasmettere elettricità senza fili, non è mai stata realizzata? Qui la storia si tinge di giallo. Parte degli appunti che avrebbero permesso di ricostruire il famoso "Sistema Mondiale" sono scomparsi dopo la sua morte; parte è stata sequestrata dal FBI e nessuno scienziato, a quanto si dice, ha mai potuto esaminarla. ..Per alcuni studiosi l'invenzione umanitaria di Tesla nasconde un immensa potenzialità distruttiva: le Onde ELF (Extra Low Frequency, "Frequenza ultrabassa") generate dal suo apparecchio avrebbero la possibilità di creare black out radiofonici su scala mondiale, di scatenare tempeste, addirittura di influire sul comportamento della mente umana. Durante il periodo della "Guerra fredda", lo scienziato Andrew Mikrowski affermò che "i Russi stanno effettuando esperimenti basati su progetti di Tesla e sono riusciti a cambiare il tempo atmosferico in varie regioni della Terra".
Vedi anche sugli X-files.
Per Angelo: Non riesco a commentare il tuo blog....scrivi a
roxana_25@msn.com grz ciaoooo Rox
| 9月29日
Le terre alternative: |
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Altri mondi. Per noi è tutto scontato: la Terra è sferica,
composta da materia inerte, gira attorno al Sole
e noi abitiamo alla sua superficie. Ma c’è chi, nel XX secolo,
non la pensa così: qui di seguito troverete alcuni
sorprendenti esempi di Terre alternative.
La terra cava
All' interno del nostro pianeta
esiste un' immensa cavità,
sulle cui pareti concave
si é sviluppata
una civiltà simile alla nostra,
illuminata da un sole interno. Il passaggio per raggiungere
il mondo interno si trova
al polo sud, ed è stato battezzato
"Buco di Symmes"
in onore del suo scopritore (?),
il Capitano John Cleves Symmes,
che lo descrisse per la prima volta
nel 1818.
Incredibile ma vero, Symmes ha trovato numerosi seguaci,
ancor oggi riuniti in un'associazione chiamata Hollow Earth Society
("Società della Terra Cava"). In tempi recenti aerei e satelliti hanno fotografato il polo;
gli iscritti della “Società della Terra Cava” non hanno mancato di riscontrare -
interpretando a modo loro le consuete macchioline delle pellicole - l
a presenza del famoso passaggio.
Per Richard Shaver,
attuale portavoce della teoria,
all'interno della Terra dimorano entità malvage, i “Deron”,
che si impadroniscono mentalmente degli umani.
Se volete prevenire la minaccia, non vi resta
che abbonarvia Shavertron, la rivista ufficiale dei seguaci di Shaver (PO Box 24

La terra concava
Una notte del 1869 Cyrus Carol Teed,
medico di Ustica, New York,
ebbe un'illuminazione. La Terra è concava! La superficie che abitiamo
è l'interno di un guscio
spesso cento miglia
e composto da diciassette strati
di differenti minerali. Il Sole, la Luna e le stelle
si trovano al centro; al di fuori non esiste nulla; la rotazione del Sole
-luminoso da una parte, scuro dall'altra - genera l'alternarsi del giorno e della notte;
la convessità della Terra è un'illusione ottica.
La teoria di Teed - propugnata per oltre sessant’anni
dal periodico The Flaming Sword - è alla base della Hohlweltlenhre,
"Dottrina della terra concava" diffusa in Germania da Peter Bender durante il nazismo e,
successivamente, da Karl E. Neuport, autore del trattato Geokosmos.
Nel 1942 una spedizione voluta da Adolf HITLER
e comandata dal dottor Heinz Fischer installò un guppo di radar sperimentali
sull'isola Rutgen, nel Baltico, al
lo scopo di rilevar e "l'altra parete".
| 8, Vallejo, CA 94590 USA). |
La terra al centro dell'Universo
"Non è la Terra che gira, ma il cielo che gira" è il motto della Bible Science Association,
secondo la quale la Terra si trova
al centro dell'Universo
e Galileo ben si è meritato
il famoso processo.
Il volumetto Geocentricity
prova "scientificamente"
l'asserzione;
inoltre la Bible Science Association
(2911 E. 42th. Street, Minneapolis, MN 55406, USA) dispone di un ricco catalogo di libri,
audio e video cassette con foto della TORRE DI BABELE e dell'ARCA DELLA ALLEANZA,
e le prove che la terra si è formata soltanto seimila anni fa.
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La terra viva
La Terra è un gigantesco organismo mosso
- come ogni altro oggetto del creato -
da due forze opposte: aspirazione e compressione. Si muove in un oceano di sostanza rarefatta,
l'"Etere", e contiene
una sostanza ancor più rarefatta,
il "Lesetere", che crea un risucchio
grazie al quale la Terra aspira, attraverso una "bocca" al Polo Nord,
le sostanze spaziali che le servono per vivere e che sono distribuite
al suo interno da una serie di tubi.
Secondo Alfred William Lawson (Lawsonomy, 1953),
la Terra possiede anche uno sfintere al Polo Sud,
attraverso il quale scarica i rifiuti che non è riuscita a digerire.
Più recente è “la stupefacente e controversa teoria dello scienziato Lovelock,
secondo cui la Terra è un organismo vivente capace di adattarsi e regolarsi da sè”:
la frase è tratta dall’occhiello” in copertina al volume Gaia, di Lawrence T. Lovelock, un testo ecologista uscito nel 1991. “Gaia”, come illustra il volume Gaia, l’intelligenza che abita la Terra di Gianfranco Mancardi e Silvio Palombo, è una sorta di entità pensante che dimora nel nostro pianeta, e con cui è possibile entrare direttamente in contatto. |
La terra piatta
Le stelle sono molto
più piccole della Terra
e le ruotano intorno;
la Luna brilla di luce propria;
il sole
ha un diametro
di 50.000 metri
e dista dal nostro pianeta
4.800 chilometri
(“Dio l'ha creato per illuminarci.
Che senso avrebbe metterlo
a milioni di miglia di distanza?”),
la Terra è un disco che soltanto qualche ingenuo
ha l'illusione di circumnavigare
(in realtà levigate barriere di ghiaccio impediscono agli incauti di cadere sotto).
Quelle che avete letto non sono teorie antiche
nè credenze di qualche tribù primitiva:
sono “verità” proclamate, al giorno d'oggi,
dagli iscritti di ben due società che promulgano lo stesso credo:
la Flat Earth Research Society,
fondata nell'anno di grazia 1900
da un certo Wilbur Glen Voliva di Zion, Illinois,
e la International Flat Earth Society,
fondata nel 1888 da Alexander Dowie
e ancora attiva a Lancaster, California (Box 2533, Lancaster, CA 93539-2533, USA)
Per questi signori i voli spaziali
sono tutti trucchi nello stile del film Capricorn One:
nessuna astronave si è mai realmente levata dal suolo
, e, di conseguenza, le foto che mostrano
la superficie della Terra a migliaia di chilometri di altezza
sono solo abili contraffazioni realizzate
dalle grandi potenze in accordo tra loro.
Perchè le grandi potenze avrebbero montato questa colossale messa in scena?
Mistero!
| | 9月26日
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LE VITE PARALLELE di Giuseppe Cosco, dalla rivista "Oltre la conoscenza"
(febbraio 1998), su obe3
Sono state rilevate analogie incredibili tra vicende umane
totalmente estranee tra loro. .. Coincidenze troppo precise
per essere casuali.
.. J. Goodavage .. racconta, ad esempio, di numerosi aspetti
in comune tra la vita e la morte di due individui:
Donald Chapman e Donald Brazill, entrambi
nati il 5 settembre del 1933, il primo, nella cittadina di Eureka e,
il secondo, a Ferndale in California.
Una domenica mattina del 10 settembre 1956, ..
i due giovani guidavano la propria auto sulla statale 101
a sud di Eureka e ritornavano alle proprie abitazioni. Avevano riaccompagnato le proprie fidanzate, ciascuna delle quali
risiedeva nella città dell'altra, quando, improvvisamente,
si scontrarono frontalmente con le proprie auto
morendo sul colpo.
[E il caso di] due donne nate nello stesso giorno
e aventi lo stesso nome ma senza alcun rapporto di parentela:
Edna Hanna e Edna Osborne. .. Le due donne avevano
i capelli castani e gli occhi azzurri,
la stessa altezza e lo stesso peso. ..
Nel 1939, nell'ospedale di Hackensack nel New Jersey,
tutte e due partorirono, nello stesso istante,
due bambine, a cui diedero lo stesso nome: Patricia Edna. ..
I loro mariti svolgevano lo stesso lavoro ed erano proprietari di un'automobile della stessa marca e di identico colore.
Entrambe le coppie si erano sposate esattamente
tre anni e mezzo prima, nello stesso giorno.
I due uomini erano nati nello stesso anno, mese e giorno. ..
Entrambe le coppie avevano comprato
nello stesso giorno un cane a cui avevano dato il nome di Spot.
[E, ancora:] l' 8 novembre del 1981 "Il Giornale d'Italia"
riportò [che] due fratelli, Ada e Guido P.,
cessarono di vivere alla stessa ora, in circostanze analoghe
e per cause identiche, [ma] l'uno distante dall'altro
circa 300 chilometri. Il professore Guido P. ..,
causa un probabile malore, perde il controllo dell'auto
e va a schiantarsi contro un albero. Soccorso,
muore prima di arrivare in ospedale, sono le tredici.
Alla stessa ora, a Milano, sua sorella Ida, pure insegnante,
mentre guida la sua auto veniva colta da un malore
e andava a sbattere violentemente contro un albero, morendo.
Non meno sconcertante è il caso narrato
dal professor T. Bouchard dell'Università del Minnesota
sul "Corriere del Medico" del 12 giugno del 1980.
I gemelli Jim Springer e Jim Lewis erano stati adottati
da due famiglie dell'Ohio e nessuno dei due sapeva
dell'esistenza dell'altro. Entrambi si laurearono in legge
e iniziarono a lavorare part-time come aiuto sceriffo.
Tutti e due scelgono la Florida per trascorrere le ferie.
Acquistano un cane che chiamano Toy.
Le loro mogli si chiamano, entrambe, Linda.
Divorziati, sposano due ragazze di nome Betty.
I figli si chiamano James Allan.
Fumano le stesse sigarette e si intendono tutti e due
di falegnameria. ..
ABRAMO LINCOLN E JOHN FITZGERALD KENNEDY
Misteri analoghi a quelli finora raccontati costellarono persino la vita e la morte dei presidenti americani Abraham Lincoln (1809-1865) e John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) ..:
- Lincoln venne eletto per il congresso nel 1846. Kennedy, esattamente 100 anni dopo,
nel 1960.
- Lincoln venne eletto presidente nel 1860. Kennedy,
- esattamente 100 anni dopo, nel 1960.
- Lincoln fu ucciso di venerdì, alla presenza della moglie. Anche Kennedy venne assassinato mentre era al fianco di sua moglie, e di venerdì.
- Ad entrambi i presidenti spararono,
- e tutti e due furono colpiti da dietro e alla nuca. Subito dopo l'attentato, ricevettero i primi soccorsi dalla propria moglie.
- Lincoln e Kennedy morirono senza riprendere conoscenza.
- .. La moglie del presidente Lincoln perse un figlio,
- mentre risiedeva alla Casa Bianca.
- La stessa cosa accadde alla moglie di Kennedy.
- Sia Lincoln che Kennedy avevano avuto 4 figli e,
- al momento della loro uccisione, solo 2 di questi erano vivi.
- Il vice di Lincoln si chiamava Johnson ed era nato nel 1808.
- Il vice di Kennedy si chiamava, pure, Johnson ed
- era nato nel 1908, a distanza di 100 anni esatti dall'altro.
- L'assassino di Lincoln si chiamava
- John Wilkes Booth ed era nato nel 1839.
- L'assassino di Kennedy, Lee Harvey Oswald,
- era nato nel 1939, 100 anni dopo l'altro.
- [Entrambi con nomi di 15 lettere,] entrambi sudisti -
- [quando] tutti e due i presidenti avevano condotto
- aspre battaglie per i diritti civili dei neri:
- Lincoln con il Proclama di Emancipazione
- e Kennedy con la legge sui Diritti Civili.
- Una settimana prima di venire ucciso,
- Lincoln era in ferie a Monroe, Maryland.
- Una settimana prima di venire ucciso,
- Kennedy era in ferie con Marilyn Monroe.
- Al momento dell'attentato Lincoln e Kennedy
- si trovavano assieme, oltre alle proprie mogli,
- ad una coppia di amici.
- Per quanto riguarda le coppie di amici,
- le donne rimasero illese,
- gli uomini furono feriti dagli attentatori
- (il maggiore Rathbone nel 1865
- e il governatore Connally nel 1973).
- Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy
- e cercò di dissuadere il presidente dall'andare a teatro
- quella sera. La segretaria di Kennedy si chiamava
- Lincoln e, anche lei, tentò di convincere il presidente
- a non andare a Dallas. Un altro fatto abbastanza singolare
- è che il marito della donna si chiamava Abraham,
- come Lincoln.
- Booth assassinò Lincoln in un teatro
- e si rifugiò in un magazzino. Oswald sparò a Kennedy da un magazzino e si rifugiò in un teatro.
- Il teatro in cui morì Lincoln si chiamava Kennedy.
- L'auto in cui morì Kennedy era una Lincoln.
- Entrambi i killer morirono prima del processo.
- Booth spirò [alla stessa ora di] Abramo Lincoln, ..
- alle 7,20 del mattino. Oswald morì
- [alla stessa ora di] Kennedy, .. le 13.
- A Lincoln successe Andrew Johnson
- e a Kennedy Lindon Johnson: entrambi sudisti,
- stesso cognome, e nome di 7 lettere
- (come "Lincoln" e "Kennedy").
- Durante il loro ultimo anno di presidenza,
- sia Andrew sia Lindon Johnson
- furono travolti da uno scandalo politico,
- che impedì loro di candidarsi per un nuovo mandato.
PS: si racconta inoltre che Lincoln appaia sempre
alla vigilia della morte di un altro presidente
e pare, infatti, che sia apparso anche a John Kennedy
il giorno prima di partire per Dallas, sua ultima fatale visita.
[Per non parlare] dei pontefici Sisto V e Clemente XIV,
[che] entrarono dell'ordine dei frati francescani
[e] furono entrambi innalzati alla soglia pontificia,
eletti all'unanimità, allo scoccare del 64esimo anno.
Furono papi per l'identico periodo di tempo:
5 anni, 4 mesi e 3 giorni. Morirono entrambi a 69 anni.
"L' ignorante afferma, il saggio dubita, il sapiente riflette"
(Aristotele )
| 8月3日 Le montagne degli Angeli

In ogni epoca, le cime delle montagne sono state venerate dagli esseri umani come sede della divinità. Nel suo sguardo verso il cielo, l'uomo vedeva nei luoghi più elevati la presenza del divino. Più il luogo è alto ed inaccessibile, più grande è la divinità che vi risiede. Volgendo lo sguardo a trecentosessanta gradi dunque, su ogni rilievo c'è una testimonianza sacra. La stessa cosa si ripete in tutte le vallate italiane. Inoltre, non è soltanto un appannaggio cattolico, poiché in tutte le valli, in tutti i luoghi del mondo popolato, la situazione è la stessa, qualunque sia la religione dominante. Il luogo elevato porta per similitudine, il nostro pensiero verso l'alto, verso una divinità che, da quel punto, non pare poi così lontana... Ancora una volta, la sensibilità innata dell'uomo, lo ha portato a percepire una grande verità.

Gli Angeli dei territori, scelgono come propria "sede" il luogo più elevato. Se custodisce una vallata, cercherà il punto in cui, con un solo colpo d'occhio potrà spaziare su tutto il suo territorio, quindi la collina più alta o uno sperone roccioso o la cima di una montagna. In tutte le epoche, ci sono stati fra gli uomini, individui dotati della cosiddetta "seconda vista", cioè la veggenza. Costoro, possedendo la visione intcriore, potevano percepire cose che erano negate agli altri, come ad esempio la presenza di creature angeliche in determinati luoghi piuttosto che in altri. Ecco perché sono nate tante leggende, ma anche tanti santuari e cappelle votive sulle montagne... Il "colpo d'occhio" dell'Angelo, e' la stessa cosa di quando si dice ad esempio, "le mani di Dio".

Dio non ha "mani" come gli uomini, le sue mani sono l'immensità stessa che ci circonda. Dio non ha corpo, Dio "E"'.
Così è per l'Angelo. Non ha "occhi" se non quelli della visione metafisica. Il suo "colpo d'occhio " sul territorio, abbraccia contemporaneamente e senza sforzo tutto il paesaggio sotto al suo dominio, con tutti gli uomini, le loro case e le loro cose. Ma con il medesimo colpo d'occhio, percepisce la vibrazione di ogni singola cellula dei minerali che dormono nel cuore della terra, il palpito di vita di tutti i pesci nei fiumi, il fremito delle foglie di tutti gli alberi della valle, i pensieri di tutti gli umani e di tutti gli animali, dalla formica al grande cervo...
All'Angelo che custodisce una vallata, fanno capo i milioni di angeli che custodiscono i singoli esseri che la popolano. Fra questi Esseri, lo scambio di informazioni è istantaneo, poiché sono vibrazioni che passano in una dimensione infinitamente più sottile di quella del pensiero umano, così rozzo e pesante al confronto...
Anticamente dunque, l'uomo percepiva la presenza dei suoi Dei sulle cime delle montagne. Con la cristianizzazione, continuò pur sempre a percepirli, ma i loro nomi cambiarono. La scelta si era molto ristretta.... Dopo lunghi ripensamenti, su miriadi di creature cui la Chiesa accetta l'esistenza, soltanto tre hanno un nome... Quindi, ogni volta che qualcosa di angelico, soave, luminoso si manifesta agli occhi degli uomini, non c'è molto da scegliere in base ai limiti imposti dall'uomo...
Se l'angelo reca una notizia o un messaggio è Gabriele. Se ci porta il dono della protezione contro le forze oscure è sicuramente Michele. Raffaele il guaritore si manifesta molto poco, però gli umani, molto interessati al dono della salute di cui è portatore, gli dedicano volentieri ospedali. Raramente gli umani sanno essere del tutto disinteressati.
Esistono sul nostro pianeta alcuni punti particolarissimi in cui l'angelicita si è manifestata agli umani, esprimendo in alcuni casi una sua precisa volontà o intervenendo sugli eventi. Si tratta di luoghi destinati al culto già dalle epoche preistoriche, proprio perché gli umani hanno sempre percepito la presenza di un qualcosa di trascendente. Luoghi tuttora fortemente caricati di una forza magnetica che pare emanare dalla terra stessa.

Quasi sempre questi luoghi, si trovano sulla cima di montagne o bastioni rocciosi di quarzo o granito. Probabilmente la vibrazione stessa di questi minerali, la loro struttura molecolare è in grado di amplificare ed emettere nell'ambiente circostante la carica magnetica che è irradiata dalla presenza angelica.
Esiste tra Europa e Medio Oriente, una linea misteriosa, che unisce i luoghi di rilevanza esoterica e magnetica. Sono aree di altezza elevata, nelle quali si è manifestata nei secoli, la presenza di una Potenza Arcangelica, documentata sia da atti storici che antropologici e scientifici, alla quale l'uomo svincolato da qualsiasi cultura mistica ha dato un nome:
Mikael o San Michele Arcangelo.
La porta del Cielo: La grotta di Monte Sant'Angelo

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NON - EST - VOBIS - OPUS - HANC - QUAM AEDIFICAVI - BASILICAM - DEDICARE IPSE - ENIM - QUI - CONDIDI ETIAM - CONSECRAVI ~ Non è necessario che voi dedichiate questa Basilica che ho edificato, poiché io stesso che ne ho posto le fondamenta, l'ho anche consacrata
(Mikael Arcangelo)
7月23日
Scambio di poli
Molte antiche leggende sembrano accennare a ripetuti mutamenti di direzione dell'asse terrestre. Un evento che, secondo certe predizioni, potrebbe ripetersi in futuro.
I geologi che studiano il passato della Terra hanno riscontrato che i mutamenti del clima hanno quasi sempre coinciso con cambiamenti nel campo magnetico del nostro pianeta. Che rapporto ci sia fra i due fenomeni non è chiaro; ma c'é chi avanza l'ipotesi che l'estinzione improvvisa di intere specie viventi verificatesi più volte nel passato, sia da far coincidere con le brusche alterazioni del campo magnetico. Che queste alterazioni si siano verificate, è ormai provato.
Non si tratta di eventi avvenuti in remote ere geologiche. Secondo alcuni ricercatori, in tempi relativamente recenti (migliaia d'anni) la posizione dei poli era molto diversa dall'attuale. C'è anche chi parla di uno scambio di posizione fra Polo Nord e Polo Sud.
Un nuovo rovesciamento improvviso provocherebbe forti terremoti lungo le faglie della crosta terrestre, e gigantesche ondate di marea, generate da movimenti dei fondali oceanici. Si delineerebbe uno scenario di isole inghiottite dai flutti, coste spazzate dalle onde, porzioni di continenti sommerse, mentre parte dei fondali potrebbe invece emergere alla luce. Una prospettiva da diluvio universale.
Se l'asse della Terra dovesse ribaltarsi completamente, tutto il pianeta sarebbe squassato da uragani e onde di marea. Ci sono indizi che conforterebbero questa teoria. I grandi depositi di carbone in Inghilterra indicano che un tempo quelle regioni dovevano avere clima tropicale, con grandi foreste e paludi. Anche vaste aree del Nord America erano analogamente ricoperte da foreste pluviali. Per contrasto, l'Australia occidentale e l'Africa meridionale erano sepolte sotto una coltre di ghiaccio.
Una possibile spiegazione a queste anomalie venne offerta negli anni '20 da Alfred Wegener con la teoria della "deriva dei continenti", che tuttavia presuppone che enormi masse continentali siano col tempo spostate di migliaia di chilometri dalle loro posizioni originali. Secondo alcuni, l'ipotesi di un ribaltamento dell'asse terrestre costituisce una spiegazione più semplice. Sarebbe risolto anche il problema del ritrovamento dei mammut nella gelida Siberia, in un ambiente non certo in grado di supportare l'abbondante vegetazione necessaria per il sostentamento degli enormi mammiferi. Prima che i poli si spostassero, la Siberia aveva un clima tropicale,e i mammut vi prosperavano. La coltre di gelo cadde così rapidamente da intrappolare nel ghiaccio mammut interi, la cui carne si è conservata intatta per decine di migliaia di anni. Un esemplare venne ritrovato con nello stomaco fiori non ancora digeriti.
Se si dà una botta sufficientemente forte all'asse di uno giroscopio, l'apparecchio può ribaltarsi completamente, continuando a girare nella nuova posizione di equilibrio. La Terra può essere vista come un enorme giroscopio, al quale l'avvicinarsi di qualche corpo celeste, o l'influsso combinato di diversi campi gravitazionali, può aver fornito in passato una "botta" abbastanza forte da ribaltarsi. L'ingegnere elettrico americano Hugh Brown ha ipotizzato nel 1967 che l'asse terrestre abbia subito un'oscillazione di 90 gradi, non più tardi di settemila anni fa. Secondo Brown queste oscillazioni avrebbero carattere periodico; questo sembra del tutto improbabile: ma non implausibile è che spostamenti occasionali si siano effettivamente verificati nel passato.
Un geofisico, Peter Warlow, ha analizzato le narrazioni mitiche in cerca di prove per la sua teoria. Secondo lui, gli antichi Egizi hanno registrato quattro diversi ribaltamenti, in seguito ai quali i sole è apparso mutare la direzione del suo corso nei cieli. I più recenti si sarebbero verificati nel 700 a.C., e prima ancora nel 1500 a.C.
Quest'ultimo evento corrisponderebbe alla data dell'estinzione della civiltà minoica a Creta, secondo Immanuel Velikovsky.
LE PROVE SCIENTIFICHE
Le prove delle inversioni totali di polarità derivano dall'esame di rocce fuse, raffreddatesi in deiversi periodi geologici. Ogni volta che una roccia fusa si solidifica, conserva un debolissimo campo magnetico, indotto dal campo gravitazionale terrestre. La lava eruttata dai vulcani attivi, ed anche oggetti fabbricati dall'uomo, presentano lo stesso fenomeno. Persino i focolari, sottoposti ripetutamente a riscaldamento e raffreddamento, rivelano il campo magnetico, appena misurabile. Sono state condotte ricerche su antichi focolari degli aborigeni australiani e su focolari dell'Inghilterra pre-romana, per verificare la polarità di questi campi magnetici. I geologi hanno inoltre rinvenuto nei fondali oceanici strati di rocce laviche solidificatesi in epoche differenti.
"Leggendo" tutti questi campi magnetici, si è scoperto che il campo magnetico terrestre ha subito in passato non meno di 20 inversioni di polarità. L'ultima in ordine di tempo è durata almeno 2000 anni.
Peraltro, anche in brevi periodi della storia recente, i poli magnetici hanno mostrato una certa tendenza a "peregrinare". All'inizio del XVII secolo, l'ago della bussola puntava a circa 11 gradi a est del polo nord geografico. Nel 1643 la deviazione era di quattro gradi a est, e nel 1650 per un breve periodo i poli magnetici e geografici coincisero.
(tratto da I Misteri, periodico.) 7月16日
Questo è un tramonto nelle acque del Nord Atlantico dove il Titanic affondò. Situato approsimativamnete a 300 miglia a sud-est delle Newfoundland, non si può vedere terra ferma in nessuna direzione e i tramonti sono tutti suggestivi come questo
Leggende e voci
Dopo la tremenda sciagura del Titanic vi fu la nascita di numerose leggende e voci alimentate dai racconti strazianti a in disaccordo dei superstiti: qui ne troverete alcune.
Si diceva che Joughin, il panettiere di bordo, si fosse arrampicato fino al cassero di poppa riuscendo a mantenersi aggrappato alla ringhiera mentre il troncone di poppa si innalzava verticalmente per poi sprofondare negli abissi, e nel momento in cui venne recuperato pare avesse i capelli ancora asciutti.
Questa foto della ringhiera di prua è una di quelle maggiormente riconoscibile.
Walter Lord, racconta che dopo la pubblicazione del suo libro "A Night To Rimember" ricevette numerose lettere provenienti dall'Irlanda che spiegavano perché il Titanic affondò. Sembra che il numero assegnato allo scafo nei cantieri di Belfast avesse un significato recondito. Se si traccia il numero 390904 a mano, con il 4 dalle linee spigolose ed esagerate, si aggiunge uno spazio dopo il secondo "9" e si legge il numero riflesso in uno specchio, ne emerge la scritta "no pope" cioè "no papa".
Questo sarebbe stato fatto dai protestanti dell'Ulster irlandese e avrebbe dovuto scatenare il castigo divino. Ma in contrapposizione di queste dichiarazione c'è il fatto che sul Titanic ci furono moltissimi metalmeccanici di Belfast che ovviamente perirono. Una leggendaria reliquia scampata al disastro fu il violino di un membro dell'orchestra, che suonava per tranquillizzare i passeggeri, che girò anni ed anni per le case d'asta ma la sua provenienza rimase dubbia dato che nessun orchestrale scampò al naufragio.
Un punto su cui i superstiti furono nettamente in contrasto per anni fu la fine del Titanic. Secondo alcuni la nave si sarebbe spezzata in due mentre altri affermano di no. Il diciassettenne Jack Thayer asseriva che la nave si era spezzata in due tronconi ma molti illustri scrittori e studiosi, sapendo che il giovane era finito sott'acqua proprio nei momenti cruciali dell'inabissamento del transatlantico affermavano che si era confuso con la caduta di uno dei fumaioli.
Per molti anni si pensò che il giovane avesse una grande confusione in testa. Solo nel 1985 con il ritrovamento del relitto diviso in due tronconi lontani più 500 m ci si adeguò senza più problemi a ciò che il giovane Thayer aveva visto con i propri occhi.
La fine delle scialuppe di salvataggio resta un mistero minore. Le scialuppe furono radunate dal Carpathia e rimorchiate fino a New York dove rimasero alcuni giorni ormeggiate sul molo della White Star Line ma poi se ne persero le tracce. Molto probabilmente la compagnia navale ne fece cancellare il nome e le impiegò su altre navi, visto che da quel giorno ci fu una richiesta molto superiore delle scialuppe. L'unica scialuppa non ricondotta a terra fu la pieghevole "A". La zattera, dopo che i naufraghi si furono trasferiti su un imbarcazione più solida, fu abbandonata e ritrovata un mese più tardi: conteneva tre cadaveri e un vasto assortimento di gioielli ed effetti personali sparsi sul fondo.
Nel 1898, 14 anni prima della tragedia del Titanic, lo scrittore americano Morgan Robertson scrisse un libro intitolato "The Wreck On The Titan". Il libro racconta la storia di una grandissima nave passeggeri lunga più di 250 m estremamente lussuosa, chiamata Titan e definita "inaffondabile". Durante il suo viaggio inaugurale, partenza in Inghilterra arrivo a New York, ospitava passeggeri importanti, famosi e estremamente ricchi. Arrivati a nord dell'oceano Atlantico urta un iceberg che la ferisce mortalmente in una fredda notte d'aprile. Morirono circa 2000 persone perché le scialuppe di salvataggio non erano sufficienti a mettere in salvo tutti i passeggeri.
Alcuni dicono che si tratta di coincidenza in quanto due anni prima dell'uscita di questo libro la White Star Line aveva annunciato l'imminente costruzione di tre piroscafi grandiosi e ne aveva dato anche le misure approssimative. Inoltre il problema della poche scialuppe a bordo delle navi era un problema già sentito.
Comunque lascio trarre a voi le giuste conclusione insistendo nel dire che nella storia del Titanic c'è qualcosa di MAGICO.
IL RELITTO
Il relitto del Titanic venne localizzato nel 1985 da alcuni oceanografi francesi ed americani a circa 3800 m di profondità. L'esplorazione che seguì consentì uno studio approfondito dello scafo: le sostanze organiche come i cibi e i corpi furono eliminate dagli organismi marini, mentre le ossa furono dissolte dal lungo tempo in permanenza nell'acqua salata. Un'altra spedizione più commerciale che scientifica, consentì di riportare in superficie diversi pezzi tra cui porcellane, attrezzature della nave e gli effetti personali dei passeggeri come i loro capi di abbigliamento o altro, rimasto intatto per più di 80 anni sul fondale marino. Questi reperti sono custoditi al Museo Marittimo Nazionale di Greenwich dove all'uscita della mostra si possono acquistare oggetti banali con la sagoma del transatlantico. Molti non sono d'accordo sull'usare ai fini commerciali una sciagura di tali proporzioni. Questi furono gli stessi dubbi che Robert Ballard, uno degli oceanografi ebbe; infatti appena riemerso in superficie aveva detto: "Il Titanic era stato trovato e visitato con rispetto. Avevamo finalmente messo "a riposo" la famosa nave, o semplicemente aperto una nuova era di speculazioni sul suo destino e di tentativi di saccheggio della sua profondissima tomba?". Infatti li sotto non c'è solo l'idea di poter controllare la natura ma soprattutto la tomba delle 1500 e più vittime del naufragio.
Le foto dell'articolo le inserirò al più presto nell'album...Rox 7月15日
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L'oro degli Olmechi di Dino Vitagliano
Colossi di pietra, mitologia centro–americana e studi scientifici d’avanguardia svelano un segreto affascinante dell’umanità.

Mesoamerica, terra di misteri. Molti e inquietanti gli interrogativi,
ancora oggi senza risposta, nella sua storia remota.
Le giungle profonde e le vestigia millenarie narrano le gesta di popoli, nostri predecessori, vissuti ai primordi e scomparsi dalla Terra.
L'enigma più sconcertante sono gli Olmechi.
Di etnia indefinita, di provenienza sconosciuta compaiono intorno al 1.500 a.C., con una civiltà all'apice della fioritura. Utilizzavano prima dei Maya il complesso calendario con la numerazione di barre e punti e la sua data di inizio del 3114 a.C. Valenti ingegneri ed abili architetti, conoscevano perfettamente il principio della ruota, in aperto contrasto con l’archeologia ortodossa, che ancora insiste ad affermare il contrario. La prova evidente sono antichi giocattoli tra gli scavi di Tres Zapotes, nello stato di Veracruz, sito olmeco sviluppatosi tra il 500 a.C. e il 100 d.C. Niente lascia intendere un processo graduale di sviluppo, nemmeno un reperto archeologico. Nulla che possa illuminarci sul loro passato. Materializzatisi come per incanto dalle nebbie del tempo. Citando una frase del giornalista austriaco Kurt Benesch "sono dovunque ma non li si trova mai". La loro presenza permane in Perù come in Ohio, nel Nord America.
L'unico indizio, peraltro insufficiente, che possediamo è il nome Olmechi, vocabolo coniato dagli Atzechi, nel XIV sec.d.C., per designare la zona ricca di caucciù sulla costa del Golfo del Messico, territorio di loro influenza. La patria olmeca è proprio qui, a La Venta, vicino al fiume Coatzacoalco.
 Grande testa umana scolpita in pietra
Razze sconosciute immortalate nella pietra
La Venta è oggi un parco archeologico, che conserva enormi teste di basalto rappresentanti individui di razza non amerinda dagli occhi mongoli. Pesano più di trenta tonnellate l'una, e i monoliti per loro fabbricazione provengono dalle montagne di Tuxtla, ad oltre 90 km di lontananza. Quali furono i modelli che ispirarono gli artisti del tempo? Da dove provenivano?
 Testa olmeca
Sempre nel parco riposano "altari" di pietra che hanno sulle pareti uomini importanti che stringono a sè dei bambini impauriti, di fronte a una minaccia incombente. Una statua di Las Limas, al Museo di Antropologia dell’Università di Stato di Veracruz, riproduce un essere asiatico che fissa inerme e sconsolato il vuoto, mentre tiene teneramente fra le sue braccia il figlio afflosciato, privo di vita.
Un motivo allarmante che ritorna con prepotenza tra i bellicosi Malla. Il professor Giuseppe Tucci, infatti, durante la sesta spedizione archeologica nelle sperdute regioni del Nepal nel 1952, fotografò un bassorilievo di pietra della dea Hariti con il capo circondato da raggi, e due fanciulli vicino. Elemento ulteriore per rimarcare la possibilità di contatti tra il Mesoamerica e l’Asia.
Il sito di La Venta contiene, poi, una strana piramide di forma conica, piramidi più piccole, alture e piattaforme, centrate tutte su un misterioso asse 8° nord-ovest. L'intero complesso probabilmente è un "centro di culto". Altra scoperta importante, di non poca stranezza, sono delle colonne che l'archeologo statunitense Matthew Stirling rinvenne, negli anni Quaranta, accanto alla piramide principale. Alte tre metri, e più di seicento, così vicine le une alle altre da costituire una recinzione invalicabile.
Un masso affiorante dal terreno si nascondeva al loro interno. Era una stele di quattro metri e venti in altezza, con una scena incredibile. Due figure imponenti, dalle ampie vesti e con scarpe di foggia orientale, si fronteggiano. Una, dai tratti europoidi, ha una lunga barba fluente.
Altre lastre di pietra sono dedicate a uomini dal volto anglosassone, con gambali di cuoio, barbe a punta e un berretto cadente. Perchè si trovano nelle giungle americane a migliaia di chilometri di distanza dalla patria d'origine?
Un rompicapo temporale
Anche nel centro zapoteco di Monte Albàn, a sud–ovest di La Venta, che domina sopra una collina la città di Oaxaca, ulteriori stele, definite dagli archeologi dei "danzatori", ritraggono gli stessi individui, stavolta, però, in un'atroce agonia, con i corpi contorti e un ghigno feroce, sconvolti da qualcosa più potente di loro, cui è impossibile opporre resistenza. La zona ospita anche un osservatorio a forma di freccia, con diverse gallerie sotterranee e irte scalinate, che puntano importanti astri celesti tra i quali Sirio.
Nel 400 a.C., cessa all’improvviso ogni attività, tutti gli edifici a La Venta vengono distrutti con riti religiosi, e i volti di basalto sepolti in tombe vicine. Quasi volutamente le tombe vengono decorate con miriadi di piastrelle azzurre unite a strati di argilla multicolore. Una fossa profonda conserva al suo interno massi di serpentino. Infine tre pavimenti di mosaico scompaiono sotto l'argilla e l'adobe. Analoga sorte tocca a San Lorenzo, sulla costa messicana. Gli archeologi dissotterrarono cinque "teste olmeche", anch'esse sepolte ad allineamenti specifici, e più di sessanta manufatti, tra cui strumenti di giada e statuine, sfregiate intenzionalmente. Non c'è una spiegazione plausibile, ogni risposta sembra cadere di fronte alle ragioni invisibili che portarono gli Olmechi a compiere una simile stranezza. Sembra quasi che nell'imminenza di una catastrofe o di un evento di portata sconvolgente, da lungo previsto, si fossero preparati ad abbandonare tutto per sparire nel nulla.
Come del resto fa il ricercatore britannico Graham Hancock, viene spontaneo chiedersi: gli Olmechi sono i costruttori dei tumuli oppure gli uomini delle teste di basalto? Reputiamo valida la prima ipotesi, perchè il Centro America conserva leggende di millenni prima relativi a dèi alti e barbuti...
Gli iniziati di Mu
Mu, Oceano Pacifico, oltre 50.000 anni fa. Una flotta di navi leggere parte dalla Madreterra dell'Uomo. A bordo i rappresentanti della primeva civiltà, saggi maestri della razza bianca, gialla e bronzea, in sintonia con la natura e le forze ancestrali. Dopo una lunga traversata approdano sulla costa messicana. Gli indigeni del posto, ingenui e primitivi, guardano stupiti quegli esseri benevoli e luminosi, dalle lunghe barbe, che incedono lenti con ampie vesti.
Insegnano con amore ai nativi la civiltà, introducono la scrittura, svelano i segreti del cielo, spettacolo magnifico nella giungla lussureggiante, e donano loro il calendario, che regolerà la vita in quelle lontane regioni, sullo scandire di antichissimi cicli cosmici. Possiedono un tecnologia avanzatissima, con la quale, tramandano antichi racconti, "non dovevano far altro che fischiare e pesanti rocce si mettevano a posto da sè". Il loro avamposto è un'isola nelle paludi a est del fiume Tonala, che gli Olmechi erediteranno e continueranno ad abitare. Simile processo si riscontra con le popolazioni incaiche, che veneravano una progenie bianca e barbuta di un'isola nel Lago Titicaca.
Tracce di quest’antichissima colonizzazione sono state trovate dal geologo britannico William Niven nelle località messicane di Texcoco e Haluepantla, 2.100 m sopra il livello del mare e risalenti a 50.000 anni or sono. Egli trovò i segni di tre città edificate l’una sull’altra in vari periodi. La prima giaceva a 9 metri di profondità, dove il terreno sopra una sepoltura sembrava sconvolto da un’immane diluvio.
All’interno, rividero la luce del sole centoventicinque idoletti tra cui un uomo con tratti marcatamente asiatici, assiso alla maniera orientale. Lo stupore di Niven si accrebbe oltremodo quando notò un cumulo di 60–90 centimetri di ceneri vulcaniche che copriva i reperti. Un fiume ormai prosciugato, pochi chilometri più in là, conservava numerosi "omettini" di terracotta ed argilla, che svelavano nei lineamenti ogni razza dell’Asia meridonale.
Valerio Zecchini riporta in sintesi le affermazioni del colonnello britannico James Churchward, che nel secolo scorso si dedicò allo studio approfondito dei reperti archeologici di Mu: "l'umanità che eresse la civiltà posta a 9 metri di profondità era già civile prima che gli uomini di Neanderthal prendessero possesso delle loro caverne".
Gli studiosi ortodossi sono concordi nell'affermare che lo stretto di Bering servì da ponte durante le migrazioni dell'ultima Era Glaciale, 17.000 anni or sono, dall'Asia all'America. Obbiettiamo prima di tutto la datazione immensamente più vetusta dei siti messicani, e in secondo luogo l'attendibilità delle leggende mesoamericane le quali, senza ombra di dubbio, narrano che gli dèi bianchi giunsero dal mare, non via terra. Questi maestri lontanissimi hanno lasciato imponenti edifici di culto che perpetueranno il ricordo delle visite costanti per il bene della stirpe umana. Come mai, di colpo, l'immensa e preziosa eredità di cui siamo debitori sembra cessare e l' "Età dell'Oro" che avevano instaurato svanisce nel nulla, per lasciare il posto a un periodo di decadenza e di barbarie?
Il Sole, fonte di vita e di rinnovamento
Maurice Cotterell, ingegnere e scienziato britannico, partendo dall'analisi delle credenze cosmogoniche proto–maya, giunge a conclusioni sorprendenti, supportate da valide prove scientifiche. Nel libro Astrogenetics - The New Theory (Brooks Hill Robinson & Co., 1988), l'autore postula un'interazione tra il Sole e l'individuo, scoprendo che l'astro influisce sullo sviluppo del feto al momento del concepimento.
La sua tesi trova conferma negli studi successivi sul Sole, quando si accorge che l’astro è anche responsabile dei principali mutamenti ormonali nel corpo umano, connessi alla ghiandola pitutitaria, tali da generare un aumento o un calo di fertilità. Nei periodi di scarsa attività delle macchie solari, il campo magnetico solare inverte la sua direzione, investendo la Terra con una scarica di pericolose radiazioni nocive che provocano mutazioni genetiche e un elevata mortalità infantile.
I popoli mesoamericani veneravano nel Sole il dio della fertilità, motore della creazione, ed ogni attività umana era connessa con l'astro solare (v. HERA n°3, Il cuore della creazione).
Nelle loro tradizioni erano esistite quattro ère o Soli, distrutte da terribili cataclismi, sino a giungere alla Quinta, quella attuale, iniziata nel 3114 a.C., con le Pleiadi che annunciavano la "nascita di Venere" prima del Sole, e destinata a concludersi, pare, nel 2012 d.C.
Il pianeta brillante rivestiva un'importanza fondamentale nella vita dei nativi americani, per le implicazioni di carattere genetico e metafisico che veniva a ingenerare. Difatti, erano a conoscenza da tempi immemori di una strettissima correlazione tra quest'ultimo e il Sole, e monitorando i passaggi di Venere nel cielo, su cui avevano modellato un calendario rituale, riuscivano a individuare il momento in cui il Sole sferrava le sue tempeste magnetiche.
Il 400 a.C., stranamente, coincide con un momento di assenza di macchie solari e il mistero delle sculture olmeche finalmente trova una sua spiegazione logica alla luce di quanto riportato. I bambini atterriti in braccio ai genitori sulle stele di La Venta incarnano la paura degli adulti per la fine della specie all'entrata del Quinto Sole, mentre i "danzatori" di Monte Albàn raffigurano individui colpiti da terribili malformazioni genetiche.
L’Eden, regno siderale
Una civiltà stava per tramontare per dare il posto alla razza ventura. La gente di Mu scolpì nella pietra questo tremendo avvertimento, a beneficio dell'umanità, affinchè si trovasse pronta ad affrontare la stessa minaccia al compimento dell'ultimo ciclo cosmico. Le enormi teste, ricordo del passato splendore delle civiltà antidiluviane, svelano un segreto di capitale importanza che spetta agli esseri umani comprendere e attuare. I sapienti costruttori sapevano che un giorno il Mesoamerica, carico di energia vibratoria positiva, avrebbe avuto un ruolo nel futuro del pianeta.
I muti volti fissano lontano l'orizzonte, nella speranza di ricongiungersi al luogo d'origine. Avevano compiuto il loro ciclo terrestre, compreso se stessi e si apprestavano a entrare nell'Omeyocàn, il paradiso celeste, dal quale provenivano. Sapevano di appartenere alle stelle e alle stelle sarebbero ritornati. |
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